Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Un affare di famiglia


I soprannomi sono un argomento delicato. Vengono mediamente affibbiati fra medie e liceo e rimangono scolpiti nel DNA per i secoli futuri.
Se al liceo eri soprappeso eri, sei e sari per sempre “il ciccio” non importa se in età adulta per sbarcare il lunario fai il fachiro per le strade di Deli e ti nutri solo di vetri.
Spesso in età adulta diventano zavorre imbarazzanti e cartine tornasole di una gioventù vivace. Complicato dare una risposta convincente al proprio figlio che ti chiede: “Papà, perché i tuoi amici ti chiamano “du’ scudi” se tu fai il notaio?” (NDA per i non romani. Lo scudo erano le 5mila lire e i du’ scudi erano l’unità minima di acquisto del fumo per farsi una canna).
A me ha detto molto culo. Per motivi di mole e di simpatica irruenza calcisticamente vengo chiamato “el Camiòn”, per tutto il resto “Il Mago” grazie a un intuito molto pronunciato che misto a fortuna mi conferisce doti di preveggenza come raccontato in parecchi precedenti post.
Ho sempre avuto un approccio entusiasta a questo potere ma senza approfondire le sue origini. Mi sentivo un “primo della specie” tipo Hermione di Harry Potter, figlia di babbani mentre ieri sera ho scoperto di essere degno figlio di una maga dai poteri straordinari.
Da circa 50 giorni progettavo una vacanza sulle Ande coi fiocchi.. trecking a 4000 metri inseguendo civiltà perdute, mica male.
Un po’ per scaramanzia, un po’ per superficialità non avevo informato la mia famiglia e solo  10 giorni addietro ho comunicato a mia madre l’incombente partenza.
Ora dovete sapere che (mamma è un gesto d’amore non scuotere il capo offesa) anche quando vado a Milano per lavoro mia madre affronta la trasferta come se fossi Indiana Jones alla ricerca del gral sul cammino del penitente.
Indifferentemente che si tratti di 2 ore di treno o di una sanguinosa trasferta calcistica mamma si preoccupa e mi guarda come se le avessi detto di voler sfidare Oler Togni cercando di domare 2 tigri bengalesi con i rutti.
Stavolta devo aver passato il segno perché mia madre mi ha imposto le mani sul capo invocando la benedizione di padri di Israele. Nemmeno 1 giorno e nella cassetta della posta ho misteriosamente trovato copia di un giornale che parlava di turisti terrorizzati a Macchiu Picciu con racconti orrendi di privazioni e sofferenze.
Leggermente indisposto e con molta insensibilità ho inviato all’angustiata genitrice un messaggio del tipo “la smettiamo di menare gramo, grazie?”.
Ieri sera andandoli a trovare mamma mi ha commosso dicendo che la preoccupazione di una madre non ha nulla a che fare con il menare gramo e che in soldoni ero un puzzone ingrato.
Costernato mi sono scusato con un bacio dicendole che capivo e che le ero grato.. sono passati 10 minuti, non uno di più, e l’organizzazione mi ha chiamato per annunciarmi dispiaciuta l’annullamento del viaggio perché i partecipanti, magari convinti dalle loro madri preoccupate dal meteo, si erano ritirati causando lo spostamento  a tempo indeterminato!
Ma quale mago e mago.. rispetto a mamma non so’ nessuno! Sabato prossimo la porto a Benevento per un colloquio di lavoro con satana sotto il noce. Il giorno dopo debuttiamo con il Sabba.

febbraio 4, 2010 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 8 commenti

Peccato Natale sia passato

Esistono poche cose che riescano a mettermi effettivamente a disagio. Una di queste è l’affanno per i regali di Natale. Soffro moltissimo l’esigenza di fare qualcosa, l’ansia della scadenza, il presente di per se non è un problema. A me piace fare regali, prendere un pensiero per una persona cara ti da il benessere occidentale della spesa senza il senso di colpa di “mamma mia che puttanata mi sono comprato”, una versione sentimentale della Coca cola light: bollicine e rutti ma senza le calorie.
Maestra delle ricorrenze è mia madre che da sempre accumula regali di entità variabile in un cassetto profondo come il pozzo di San Patrizio per non essere mai presa alla sprovvista da una ricorrenza che sia il matrimonio di sua nipote o la circoncisione del figlio del portiere.
Quando ero piccolo guardavo questo covo di Alì Babà con immensa cupidigia, decine di piccoli pacchettini accuratamente archiviati per categoria merceologica, tutti da scartare e poco importava se in gran misura fossero ventagli spagnoli o barometri in plastica colorata.
Quest’ultimo natale mi sono trovato in difficoltà più marcate del solito. Troppe trasferte all’estero avevano cancellato anche le più esigue speranze di trovare dei regali degni di questo nome e temo di aver fatto davvero una figura miserrima arrabbattandomi e confidando nell’indulgenza dei miei cari.
L’anno prossimo sarà diverso, niente più sorrisi imbarazzati e frasi di circostanza come “uuuuuuuuuu è proprio quello che volevo” anche se il regalo è un’incudine in ghisa.
Ho trovato il regalo universale che acquisterò copiosamente per trionfare nelle prossime festività.
Non credo serva alcun tipo di commento ulteriore per l’oggetto  qui di seguito.. unica nota: “funziona BENE con tutti i tipi di pile”. Miracolo! Ma come sarebbe potuto essere altrimenti?

Rosario Elettronico TOP

Abbiamo testato personalmente il prodotto e lo abbiamo scelto perchè migliore e più completo dei precenti, oltre a proporlo ad un prezzo più conveniente. Rispetto agli altri modelli ha in più:
- vivavoce e cuffie in un solo apparecchio (molto comodo)
- funziona bene con tutti i tipi di pile
- regolazione del volume più comoda perchè con rotellina
- più accessori inclusi come l’astuccio in stoffa per riporlo
- sim card per le lingue
COME TUTTI I ROSARI ELETTRONICI ATTUALMENTE IN COMMERCIO, NON HA LE LITANIE.
Il Rosario Elettronico, è un innovativo apparecchio di dimensioni ridotte, comodo e portatile. Il santo rosario è recitato da una voce e da un coro di persone che risponde.
Semplicissimo da utilizzare, il rosario elettronico può essere ascoltato come riflessione oppure si può rispondere alle Ave Maria come di consueto. Il rosario digitale è utile per chi viaggia, per chi vuole pregare in movimento (auto, treno,aereo, ecc.) ed è consigliato per anziani o ammalati.
Funziona a batteria è dotato di Memory Card intercambiabile per la recita guidata dei Misteri del Rosario Mariano in più lingue. L’inserimento degli auricolari disattiva automaticamente la riproduzione attraverso l’altoparlante. La regolazione del volume si effettua attraverso una rotella posta sul lato destro del riproduttore.

per i mafidati

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febbraio 3, 2010 Pubblicato da zemariani | Editoriali, Er cuppolone | | 3 commenti

Lettiere dallo spazio (non lettere ma lettiere)

Nel quartiere dove sono nato e vissuto esisteva un cinemaccio di terza visione chiamato “Sala Ariel”.
Era un posto meraviglioso, con il tetto che si apriva l’estate per placare la calura, le sedie di legno duro che ti formavano la schiena più di due anni di ginnastica posturale e la cui programmazione si limitava a film scollacciati, l’opera omnia di Bud Spencer e Terence Hill e lungometraggi di animazione giapponese come “jeeg robot contro gli uomini roccia” di cui conservo gelosamente una copia digitale.
Alla sala Ariel c’era un atmosfera casalinga, entravi in qualsiasi momento dello spettacolo passeggiando sulla mondezza accumulata in precedenza e rimanevi fino allo stesso punto di quello successivo e durante l’intervallo potevi avere i popcorn della Pai, simili ai fiocchi da imballaggio di polistirolo e il mitico succo d’arancia Billy servito in una busta da flebo argento che dovevi infiocinare con la perizia di un baleniere per evitare di impiastrarti come un maiale.
Ho cominciato allora ad amare il gusto della sala cinematografica. Lo spettacolo era mediamente poco importante, quello che contava era la meraviglia del cinema: uno schermo enorme per un bambino, il rumore del proiettore, silenzio e via per 90 minuti e più senza distrazioni. Un periodo straordinario, il cinema era in crisi e la sala era tutta per me, nessun disturbo delle scimmie di mare che oggigiorno popolano le sale per riempire le loro serate vuote.
La fortuna mi ha portato ad incontrare amici che condividono questo approccio generoso e con cui almeno una volta a settimana mi reco a vedere qualsiasi cosa.
Con qualsiasi intendo ogni singola pellicola sul mercato, dal film turco intimista sulla dura vita dei ciabattini mancini del Bosforo a “Super Mario bros, the movie” visto con il fratello gepi al Giulio Cesare non so più quanti lustri fa.
Ogni cinefilo che si rispetti ha i suoi registi ed attori preferiti e una nutrita lista di personaggi che ispirano fiducia. James Cameron è di sicuro uno di questi ed in tanti anni s’è guadagnato a colpi di botti, morti decapitati e miliardi di dollari si è guadagnato il mio rispetto con pellicole di prestigio. Ho dunque accolto con gioia la notizia dell’imminente arrivo della sua ultima fatica, Avatar, per cui aveva utilizzato una quantità di tempo e di denaro da far sembrare il canale di Suez un puzzle Clementoni da 8 pezzi per minori di 3 anni.
Il battage pubblicitario è stato imponente, il film che tutti dovevano vedere, il passo avanti risolutivo verso un nuovo modo di fare e concepire cinema secondo forse solo all’introduzione del sonoro.. ammazza che gancio!!
L’ing. Fiordoliva, già protagonista di altre gesta narrate in racconti precedenti, aveva preso in mano da giorni la situazione, prima proponendomi di andare a vedere l’opera a Terni per fruire dello schermo più grande del centro Italia, poi ripiegando su una gita sempre fuoriporta ma che ci avrebbe riportato a casa per mezzanotte invece che alle 2.. rotta verso Guidonia dove le sue maniglie ci avrebbero consentito una fila tutta per noi a centro sala, hot dogs e birra, tutto a gratis. Se tenete presente che io gratis mi sono visto anche “piccolo grande amore” con Raul Bova e Barbara Schellemburg potrete tranquillamente immaginare che con un esca del genere avessi abboccato come un luccio.
Non c’è un modo delicato per descrivere il film.. ma ci provo facendo appello a tutto il mio vocabolario. Avatar è una meravigliosa, fantasmagorica, spettacolare, irripetibile, incommensurabile…. Spaccatura di palle.
La trama si riassume sorprendentemente in 4 parole: Pochaontas coi gatti blu. Volendo metterci un corollario, gatti blu con la coda di cavallo USB (chi vedrà il film capirà).
Centosessanta minuti di felini turchini che si penzolano dai rami e che combattono a bastoni e sputi contro i marines corazzati e, sorpresa delle sorprese, la sfangano. Se avete un luogo comune di un qualsiasi film provate a dirlo e ce lo troverete sicuro. Il cattivone che finisce malissimo? C’è ed anche la cosa migliore! Gli arcinemici che poi diventano culo e camicia? C’è pure fra animali, figuratevi. La tresca “pussa via sei un cojone anzi no mi sono accorta che sei un possente guerriero facciamolo nelle fratte”? Praticamente il film si basa solo su questo. C’è addirittura quello che non viene filato da nessuno ma che quando si presenta con l’uccello più grosso (metà fast and furious, metà rocco a Praga) diventa idolo del popolaccio con tutti i doppi sensi pecorecci possibili. Tutto in un’ambientazione fantastica per carità ma il senso di essere stati fregati è netto. Il sospetto che senza l’ausilio delle tre dimensioni questo film possa essere un’immonda cazzata è più che concreto. E’ fuori di dubbio che il film stilisticamente rappresenti un capolavoro per innovazione dei metodi di ripresa e montaggio ma vorrei pure vedere visto che Cameron con quei soldi ci poteva conquistare il Messico.
Uscito dalla sala mi sono dovuto scontrare con il 95% del pubblico, inclusi i miei amici, che con gli occhi a forma di cuore come Spank gridavano al capolavoro e come al solito ho fatto la figura del bastian contrario rompipalle che deve fare lo spocchioso.
Per carità è sicuramente vero ma forse uno straccio di trama vale ancora di più di 18 minuti di carrellata 3d all’inseguimento di due gatti da 3 metri che cercano la sabbietta.
Voto 6— per lo stile, in formato standard 4 pieno.

gennaio 16, 2010 Pubblicato da zemariani | Mariani Consiglia | | 22 commenti

Numero 1

Era l’estate del 1996. La faraonica campagna acquisti della Roma aveva portato in una città semideserta e disillusa due pezzi da novanta del calcio internazionale, Roberto Trotta e Martin Dahlin.
Rapito ed entusiasta mi ero svegliato col pensiero fisso di recarmi al centro sportivo di Trigoria per salutare gli ambasciatori del calcio champagne del mister Carlitos Bianchi.
Per i non romani il centro sportivo Fulvio Bernardini è sito a 20 km dalla città, su una via larga come una mulattiera, senza marciapiedi, piena di zoccole e assolutamente non servita da alcun mezzo pubblico (almeno nel 1996).
La voglia irrefrenabile aveva avuto la meglio sul buonsenso che mi consigliava di attendere che la mia vetusta Austin Metro carta da zucchero tornasse dal tagliando per cui armato di una minerale da un litro e mezzo e tanto amore mi feci bei 5 km a piedi dal capolinea del bus più vicino al campo di allenamento per due delle più grosse pippe che si siano onorate di giocare con noi. Dimenticavo, facevano 42° e a metà tragitto ho intravisto il popolo di Israele in fuga dell’Egitto che vagava fra le dune accanto a me.
Parecchi anni dopo, per onorare un voto sacrificale propiziatorio al rinnovo del giocatore che più ho amato in vita mia ossia Aldair Nascimento do Santos, mi sono buttato di sotto dalla balconata dei Fedayn all’olimpico.
Questo per chiarire che aldilà di una patina assolutamente incredibile di seriosità cha la mia famiglia mi attribuisce (non ridete, ho scoperto che mia nipote non mi chiedeva di fare ripetizioni perché intimorita dal serissimo zio Emilio) esiste un rapporto insano che mi lega al giallo e rosso e che mi fa venire le farfalle nello stomaco tutte le volte che varco i cancelli dell’olimpico.
Sono lietissimo di apprendere che oltralpe, all’ombra della foresta nera c’è uno parecchio più scemo di me.. questo il video e le parole della meravigliosa dedicata al bomber Luca Toni, neo acquisto giallorosso.
Daje bomber! Daje la Roma!!

Fritti, Scampi, et Chianti, calamari
Luca sei per me – NUMERO UNO
Cannelloni, Luca Toni, Pepperoni
Luca sei per me – NUMERO UNO
Bella Donna, Mama Mia, Alimente
Ciao Ciao, Roma Roma, Ribery, Amore Mio
Mozzarella, Mortadella, Mit Nutella
Luca sei per me – NUMERO UNO
Prego, Foul an Luca Toni
Simulazioni, Stehe wieder auf (hey)
Prego, Luca Tore mache, Und bei Jubel lache, Campioni LUCA TONI
Zabaione, Minestrone, Oben Ohne
Luca sei per me – NUMERO UNO
Italiani, trifft Germani, große Klappe
Luca sei per me – NUMERO UNO
Bella Donna, Mama Mia, Alimente
Ciao Ciao, Roma Roma, Ribery, Amore Mio
Amaretto, Rigoletto, Benedetto
Luca sei per me – NUMERO UNO
Prego, Aqua minerale ,Grappa speziale
Cozze vongole
Prego, Foto di panini, Schicker Lamborghini, Luca Toni kriegt Millioni
Tortellini, Cappuccini, Con Martini
Luca sei per me – NUMERO UNO
Luca Toni, Telefoni, Berlusconi
Chiama qui per te – NUMERO UNO
Bella Donna, Mama Mia, Alimente
Ciao Ciao, Roma Roma, Ribery, Amore Mio
Schwarze Haare, Viel palare, Calcio di mondiale ma per me – NUMERO UNO
Welcome to the news of the world:
Colero ma-kio mio millo piascolo piccolo, no, Monaco di bavaria, Campioni del Mondo, no, EM ausgeschieden, no que bello, no, alora que bello
Gool de Luca Toni!!
Tortellini, Cappuccini, Con Martini
Luca sei per me – NUMERO UNO
Luca Toni, Telefoni, Berlusconi
Chiama qui per te – NUMERO UNO
Bella Donna, Mama Mia, Alimente
Ciao Ciao, Roma Roma, Ribery, Amore Mio
Schwarze Haare, Viel palare, Calcio di mondiale ma per me – NUMERO UNO

gennaio 5, 2010 Pubblicato da zemariani | I Veri Geni | | 7 commenti

Puntini sulle i

Sul fatto che io sia polemico oltre il ragionevole non v’è mai stato dubbio alcuno. Vivo per il contenzioso e se i miei genitori avessero anche solo sospettatato l’indole del loro frugoletto mi avrebbero posto come nome di battesimo Giuda, come il santo patrono delle cause perse.
Aldilà del fatto che mi piace litigare per qualsiasi cosa questo amore per il contraddittorio nasce anche da un obsoleto e visionario senso della giustizia che mi spinge in gineprai di qualsiasi tipo per assistere gli sventurati e sostenere bandiere che anche un missionario comboniano bollerebbe come una perdita di tempo.
Ritengo quindi doveroso scendere in piazza per protestare contro il più manifesto caso di plagio e violazione del marchi dai tempi in cui in classe mia alle medie un bambino si presentò con la felpa della “marinara yachting”.
Come tutti sapete qualche giorno fa un cittadino lievemente alterato ha ferito in maniera considerevole il presidente del consiglio tirandogli addosso da distanza ravvicinata una riproduzione del duomo di Milano (nemmeno una settimana dopo una donna ha scavalcato le transenne per rovinare su sua santità durante la messa di Natale. Riflettiamo sull’ironia di un mondo alla rovescia in cui sarebbero state più sensate una chiesa in testa al papa e una donna che zompa addosso a Berlusconi). L’episodio sarebbe potuto essere una magnifica occasione per vietare per legge la vendita di quella serie infinita di porcherie che affollano le bancarelle quali posacenere a forma di colosseo, David di Michelangelo-accendini e statue (!!!!!) della primavera del Botticelli mentre l’effetto più tangibile di questo gesto è stata una esplosione d’amore universale che non si verificava dai tempi di Woodstock.
Come evoluzione spontanea il partito delle libertà, con la breve parentesi del partito dell’amore libero assolutamente in linea con i processi evolutivi, si è tramutato nel partito dell’amore.
Con grande gioia il presidente Berlusconi ha fatto suo questo movimento ispirato al più nobile dei sentimenti commettendo però una grande ingiustizia non riconoscendo nulla a chi 18 anni prima di lui era stato antesignano del movimento.
Era il luglio 1991 e come tutti i sani liceali della mia età mi aggiravo per via del corso inebriandomi di belle fanciulle in abiti succinti. Arrivato all’altezza di piazza del popolo una folla considerevole mi aveva incuriosito attirandomi verso un comizio elettorale dove due delle più serie esponenti della politica italiana stavano calorosamente lanciando la candidatura europea di una collega.
Sono sempre stato molto sensibile alle tematiche del femminismo militante e quindi mi ero fatto strada nella calca per approfondire il programma elettorale e partecipare al dibattito certo di trovarmi di fronte alla nascita di un partito che avrebbe cambiato la storia delle istituzioni.
Mi trovavo di fronte al congresso di fondazione dell’unico e solo Partito dell’Amore.
Ho vissuto un sogno, altro che Martin Luther King, io c’avevo Moana e Cucciolina con Ramba Malù che con un coraggioso gesto 68ino a zinne de fuori predicava l’amore libero e per tutti!!
Già vi vedo a ridere sardonici.. vergogna! I roghi di reggipetto degli anni 70 si e Ramba no? Razzisti! Solo perché partecipava ad “acchiappa la chiappa” sull’isola di Schicchi non vuol dire che il programma non fosse valido, anche perché la Staller aveva promesso un voto di scambio con sesso orale ad ogni elettore! Mai in vita mia ho rimpianto tanto di non poter partecipare alla vita politica del paese.
Con donchisciottesco ardore oggi mi scaglio contro l’irriconoscenza della maggioranza.
Che il presidente faccia ammenda del suo abuso e reintegri nei quadri dirigenti almeno Riccardo Schicchi, statista illustre, con una carica di prestigio come quella di ministro per le attività culturali.
Alla fine Berlusconi m’ha promesso un posto di lavoro e quello lo posso pure trova’ da solo, Ilona era stata di manica ben più larga.

dicembre 29, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali, Er cuppolone | | Ancora nessun commento.

Onore al merito


Le persone che mi sono vicine sono da sempre molto interessate dal taglio “naif” che do al mio lavoro. Gli amici più stretti non chiedono più nulla quando mi presento ad un appuntamento a metà pomeriggio di un martedì lavorativo liquidando l’episodio con un laconico mantra: “l’ing. Mariani fa il cazzo che gli pare”.
La verità è che la mia insofferenza per le istituzioni gerarchiche mi rende molto sfuggente ad orari ed uffici facendomi interpretare in maniera “c-ottimale” il canonico 9-17 su cui si basa tutto il mondo del terziario ossia “si lavora quando c’è bisogno, s’esce tardi quando si sta carichi ma quando non c’è un cacchio da fare ci sono poltrone più comode di quella del mio ufficio”.
Soffro molto la barbara pratica della strisciata del tesserino magnetico ed essendo portato alla misantropia estrema ho anche meditato sugli sbocchi professionali di una carriera da anacoreta ma pare che la remunerazione media annua non vada oltre a un cespuglio di bacche e qualche lichene da leccare sulle rocce di una grotta.
Premettendo ciò è ovvio che i miei arci nemici siano i consulenti che per contratto escono per ultimi dallo stabile dopo aver dato anche una botta di cera ai pavimenti solo per poter dimostrare che loro lavorano anche se il carico giornaliero medio si esaurisce nel contare le gomme da masticare sotto il tavolo delle riunioni.
Per un breve lasso di tempo ho provato anche io questa gloriosa carriera ma quando alla mia ingenua domanda “gli straordinari sono pagati?” ho ricevuto una elaborata risposta sulla maggior gloria della mio impiego che non doveva essere intaccato da vili questioni di danaro ho badgiato alle 16 e 45 smettendo di ridere solo arrivato al parcheggio.
Il mio capo di allora non credo prese benissimo il dileggio ostentato verso questo credo di presenzialismo esasperato e mi punì con il peggiore dei castighi possibili per uno come me che è sotto sotto convinto di essere destinato alla conquista della galassia e guarda gran parte degli altri come suoi futuri servi della gleba: convention e gruppi per il team building!!!!!
Interminabili sessioni di giochi di ruolo con pinguini paludati da matrimonio che pontificano su i loro successi folgoranti legati ammettendo che il loro più grande difetto fosse “la troppa disponibilità”. In genere in quei casi venivo salvato dalla pressione arteriosa che superava di slancio la velocità media del catino di Indianapolis (297.6) causandomi scompensi che mi gettavano in stato di morte apparente.
Nutro quindi per esperienza personale fortissimi dubbi su chi non lavori in una miniera di zolfo dello Zambia e denunci turni girnalieri di 12-13 ore,  li ho sempre considerati o dei cazzari o dei perdigiorno perché nessuno può produrre con un minimo di qualità per più di 8-9 ore quotidiane senza dover raschiare il suo cervello dalle pareti dell’ufficio.
Proprio mentre riflettevo ieri su quando il luogo di lavoro possa influire sull’umore e sul comportamento e viceversa mi è arrivata una mail dal capo con la seguente agenda per la chiusura delle attività dell’anno 2009

ORDINE DEL GIORNO

1) Crisi del Frosinone Calcio
2) Crisi della Juventus
3) Riforme Istituzionali
4) LITURGIA DELLA PAROLA. Discussione su aforismi di saggezza (seguono):
5) “Io con le donne sono sempre stato un disastro, fin da bambino. Quando si giocava al dottore, a me facevano sempre guidare l’ambulanza” (Makaresko)
6) “Quando ero piccolo tutti mi chiedevano cosa volevo fare da grande. Gli altri rispondevano il dottore, il tramviere, l’astronauta… Io dicevo: la testa di cazzo. Sono l’unico che ce l’ha fatta.” (Paolo Rossi)
7) “E Dio disse “Pkunzip Universo”.(Anonimo)
8) OFFERTORIO (al Capo, di beni in natura)
8) CREDO (nel Capo)
9) OMELIA (del Capo), sul tema: “Rivolta dei bancarellari romani: ma per quale accidente di ragione non si possono lanciare souvenir di San Pietro? Forse la punta della Cupola è meno efficace delle guglie del Duomo?”
10) ELEVAZIONE (del Capo al rango di AD = Aspirante Diòscuro)
11) COMUNIONE (solamente spirituale, ancora nun se magna)
12) BENEDIZIONE (del Capo)
13) ITE MISSA EST
14) ASCOLTO (O VISIONE FILMATI) DI CONCERTI DI MUSICA DODECAFONICA (fino alle ore 23.55), senza il Capo, ma chiusi a chiave dentro la B2
15) BRINDISI con il Capo (frugale, e con i beni offerti al punto 7)

Mi raccomando, preparatevi bene

Ma dove altro avrei potuto lavorare nel mondo mi chiedo!?
Genio, grande capo ti voglio bene.

dicembre 24, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 2 commenti

Imprinting


Sono nato saccente e morirò saccente. Beh almeno sarò stato coerente.
Con queste premesse è ovvio che stare a sentire il prossimo per me sia un attività di scarsissimo valore aggiunto ma non tanto perché non apprezzi le persone che mi stanno intorno ed i loro suggerimenti ma tanto se ho ragione io che le ascolto a fare? E’ pragmatismo, non superbia.
I miei genitori ad esempio mi hanno sempre dato dei consigli eccellenti. Gli ho mai dato retta? Non mi pare. Se dovessi avere la benedizione di un figlio non sono certo che avrò la faccia tosta di dargli dei consigli visto che il suo vecchio non ne ha quasi mai seguito uno, gli chiederò solo di annotarseli e fossanche trent’anni dopo dirmi “avevi ragione tu” cosa che è inevitabile visto che riciclerò quelli dei miei che si sono rivelati tutti esatti.
In assoluto il migliore che mi è stato dato e che ho ovviamente disatteso mi fu dato il primo giorno di scuola (argomento forse già trattato) in cui papà mi spiegò l’importanza della prima impressione e di come l’idea che una persona di fa di te all’inizio in genere è un credito o un debito perenne.
Quel giorno sono tornato a casa con una nota del preside e con la mia prima pagina di aste fatta in fondo quaderno anziché al principio.. serve aggiungere altro?
Una persona che invece ha dato ascolto al suo vecchio e su questo ha costruito una carriera è Pedro Almodovar, versione spagnola dell’omino Michelin che invece di recensire ristoranti ha deciso di dirigere film. Ossequioso della dritta paterna ha profuso nei suoi primi lavori tutto il suo entusiasmo e la sua ironia, carpendo la fiducia della critica con belle opere per poi assestarsi su pellicole in cui mediamente i copioni li scrive un gatto che passeggia sulla tastiera e le inquadrature sono affidate a un manichino dell’Oviesse che nonostante tutto vengono celebrati come capolavori impedibili della settima arte.
Venerdì scorso, per l’unico motivo per cui un uomo eterosessuale accetta di pagare 7 euro e cinquanta per vedere un film di un regista non americano (non fate quella faccia, l’avete fatto tutti!!), mi sono recato a vedere “gli abbracci spezzati” rassegnato ma con una speranzella che covava visto che alla fin fine qualche film degli albori m’era pure piaciuto.
Per nulla maldisposto sono stato stuzzicato da un inizio davvero vivace e uno stile narrativo molto Hitchockiano che lasciava presagire chissà quali loschi sviluppi.
Uno sceneggiatore cieco rimorchia una gnocca sontuosa che lo ha aiutato ad attraversare e la sbatacchia come i tappeti alle pulizie di primavera.
Leggermente forzato ma mica male, penso fra me e me riflettendo che forse potrei provare a mettere dei vistosi occhiali scuri mentre passeggio, e mi lascio trasportate in una storia fatta di palleggi serrati fra passato e presente marchiati da tradimenti, delitti e lussuria.. tutto per i primi 25 minuti dopo di che il film naufraga nel letame come un bastimento dal timone rotto.
Dopo un terzo di film semplicemente la storia finisce e restano stanchi sessanta minuti di faccette e situazioni surreali con Penelope Cruz che mostra le tette con generosità ed allevia la noia morbosa fino al punto in cui il film finisce credo perché la produzione avesse terminato i fondi.
All’uscita un cartellone mi informava dell’uscita di un film sull’amicizia di Richard Gere e un cane.. almeno non sono andato a vedere il peggio su piazza.

dicembre 2, 2009 Pubblicato da zemariani | Mariani Consiglia | | 8 commenti

Lavori Dimenticati

Esiste una lista ben precisa degli argomenti di conversazione che è possibile ascoltare sui mezzi pubblici della provincia di Roma. Sono possibili piccole variazioni sul tema (una volta gli immigrati erano molisani o calabresi, adesso sono di poco più meridionali) ma sul tram numero 8 , già linea 3 e 13, una delle prime posizioni è da sempre occupata dall’annoso problema dei mestieri scomparsi.
Tappezzieri, falegnami, stagnari, ciabattini, sarti e spazzacamini, tutti spariti, tutti sostituiti da oggetti usa e getta che non si riparano ma si sostituiscono e il commento generale rimane: “una volta le cose erano fatte per durare, adesso è tutta robaccia di plastica”.
Eppure c’è un mestiere che le massaie in pedalini sformati e ciavatte di ciniglia dimenticano, forse perché sono abituate a fruire solo del prodotto finito senza curarsi della fatica necessaria a confezionarlo.. il mestiere del minatore nelle miniere di sale.
Purtroppo da anni i giovani si sono disamorati e non vogliono più imparare questo nobile ed antico lavoro, spinti dalle lusinghe di facili guadagni senza fare un cacchio di buono della loro vita sono finiti tutti a fare i critici cinematografici.
E’ giunto il momento in cui lo stato si assuma la responsabilità di preservare il patrimonio di conoscenza dei nostri artigiani e mediante un convincente lavoro di ricollocazione geografica (la parola deportazione è virata di connotazioni ingiustamente negative) si attivi per restituire queste pecorelle smarrite alla professione che la genetica ha assegnato loro. 15 ore al giorno in una grotta di salgemma con una torcia in testa ed un piccone in mano.
Se poi esistesse la necessità di stilare una lista di nomi il primo in assoluto sarebbe quello che per il corriere della sera ha recensito come “imperdibile, 4 stelle su 5” il nuovo film di Michael Mann “nemico pubblico”.
Mann nella mia scala dei registi è l’equivalente per gli attori di Nicholas Cage, un dispensatore di sòle senza euguali che per qualche motivo riesce sempre a trascinarmi in sala.
E’ difficile rimanere calmi di fronte a una bufala del genere ma proverò ad esprimere il concetto senza parolacce: colui che ha realizzato il trailer del film dovrebbe essere arrestato per truffa! Da quei 30 secondi il messaggio che emerge prepotente è di un gangster movie frizzante e senza pause mentre come al solito il film di questo scarso arruffapellicola è un sostituto naturale dei barbiturici. A mischiare Mann e whiskey si rischia di fare la fine della povera Marilyn.
Devo confessare di essere rimasto sorpreso dal taglio avventuroso e scandito che la nuova opera sembrava avere memore di non essere MAI riuscito a finire un film di Mann senza schiacciare almeno in pisolino ma stavolta l’impresa sembrava a portata di mano.. e invece no! Certo andare a vedere questo film al secondo spettacolo è saggio come girare per il ghetto di Jhoannesburg sventolando 100 dollari però un film con una valutazione degna del Padrino sembrava valere il rischio.
Quanta amarezza, quanta disillusione e soprattutto che grandissima rottura di coglioni. Per carità, bella la fotografia, belle le luci, belli i costumi.. però se devo fissare Johnny Depp espressivo come una teira che fa la boccuccia a culo di gallina senza muovere un muscolo del viso mi compro un bel poster e me lo metto in camera tanto mia madre ha perso da tempo le speranze di avere un nipotino.
Velo pietoso su Christian Bale che ha sicuramente un gemello visto che in qualche film sembra saper recitare ma in questo sicuramente no. Credo possa dipendere dall’alcool ma una cosa è sicura, se lo prende lui lo prendo anche io prima di entrare in sala almeno mi addormento allegro.
Nella categoria “Sepotevafameglio” inserisco “l’uomo che fissava le capre” che a dispetto del titolo non è proprio una commedia e in cui il buon Clooney fa sempre la stessa parte (Gorge NON sei ne Jimmy Stewart ne Cary Grant, stacce) mentre promuovo giocosamente “2012” se non altro per i 7 miliardi di morti fra cui il presidente del consiglio italiano schiacciato dal balcone del Papa.. una chicca per intenditori.

novembre 18, 2009 Pubblicato da zemariani | Mariani Consiglia | | Ancora nessun commento.

Le insidie della gioventù

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Circa un mese addietro sono andato a visitare una coppia di amici da poco fieri genitori di un bel bimbo.
E’ sicuramente vero che sono totalmente estraneo al mondo dell’infanzia ed a tutti i suoi annessi e connessi però entrato nella stanza del putto paffuto ho avuto la sensazione di essere di fronte ad una tecnologia più progredita di quella segregata nell’area 51. Oggetti che scintillavano, gracchiavano, roteavano, sensori di posizione e del respiro, umidificatori dell’aria, mancava solo un analizzatore in tempo reale delle puzzette.
Come tutti i cavernicoli tendo a guardare con sospetto le novità ed a provare a distruggere ciò che non comprendo. Questa volta però, sulla via di casa sono stato colpito da un pensiero differente indice di consapevolezza: ma io come sono sopravvissuto all’infanzia?
Facendo un’attenta analisi dei miei primi 10 anni ho realizzato che da qui a breve la mia carriera dovrà avere per forza una brusca accelerazione portandomi rapidamente a nuovo guru planetario o leader genocida altrimenti non si spiega davvero come il fato abbia permesso che io uscissi dall’infanzia senza menomazioni gravissime.
Cominciamo dal fatto che entrambi i miei genitori erano fumatori piuttosto attivi, non sono certo quindi che mia madre abbia smesso di fumare durante la gravidanza e se lo ha fatto non sono convinto di dover esserle grato perché mi ha precluso l’unica possibilità della mia vita di essere sottopeso.
Se passiamo all’alimentazione, i bambini di oggi mangiano pappe, creme, pastine e biscottini che sono l’antipasto per una vita insipida. Nemmeno nel romanzo di fantascienza più scadente si sarebbe potuto immaginare di alimentare un essere umano con cose di minor gusto che, però provengono da oasi giardino dove le mele crescono sorridendo e i vitelli si suicidano per senso di responsabilità nei confronti della catena alimentare.
Io invece, figlio di mamma lavoratrice, sono stato cresciuto nelle cucine dei miei nonni e dalla signora Anna, che chiamavo amorevolmente tata, che riteneva che le patatine fritte ed il baccalà fossero parte necessaria ed integrale dell’alimentazione prescolastica.
Piccola nota di cronaca, all’età di due anni e mezzo, mentre i miei erano in viaggio di lavoro ed ero stato affidato ai nonni pare che mi sia arrampicato sui fornelli (spenti) e mi sia fatto fuori una padella di ossobuco col risotto per poi precipitare in una sorta di coma gastrico per sette giorni. Come si suol dire.. chi ben comincia…..
Sul tema dello sviluppo intelletivo è prassi consolidata che per stimolare l’istinto ad apprendere dei bambini oggi vengano realizzati tutta una serie di giochi interattivi di dimensioni rigorosamente enormi per evitare di ingoiarli. Questi mostruosi aggeggi che consumano in pile quanto un circo a tre piste hanno mediamente il costo di una Lamborghini Gallardo e per quanto il genitore amorevole li possa sventolare di fronte al fantolino questi cercherà sempre in ingozzarsi con la plastica della confezione.
Dei miei giocattoli invece ricordo prerogative molto più affascinati quali:
1) Erano tutti rigorosamente di metallo con rari inserti in plastica che però avevano un sapore buonissimo (ho personalmente masticato le teste di tutti i miei soldatini Atlantic)
2) Erano formati da parti piccolissime, ideali per essere infilati in prese di corrente o cavità nasali
3) Venivano lasciati in terra o al più in ceste polverose per permettermi di sviluppare sani anticorpi

Quando si arriva al momento della socializzazione i bambini di oggi sono sottoposti a percorsi che una volta erano riservati solo a chi fosse rimasto 4 anni in mano all’anonima sarda. Lunghe sedute con i genitori per ridurre l’ansia da distacco, giochi selezionati ed ambienti disegnati da architetti giapponesi il tutto per una rata mensile pari alla spesa pubblica per le forze armate.
Io ricordo molto bene il mio asilo, sono ragionevolmente certo che mia madre l’avesse scelto perché aveva l’ingresso in forte pendenza sul quale poteva farmi scivolare senza correre il rischio che potessi tornare su.
Mi ricordo però che adoravo la signora Rossana, la proprietaria, e che passavo tutto il giorno a grufolare nella ghiaia come un maiale felice. Ho personalmente battezzato col sangue ogni singolo spigolo di quel giardino e lo scivolo in legno che lì troneggiava mi ha affettuosamente riempito le chiappe di schegge senza che nessuno ne avesse a ridire (a parte me).
Sul lato, bambini ed auto, posso solo ammirare i seggiolini disegnati dal reparto F1 della Williams sui cui adesso ogni bimbo è obbligato ad essere incatenato fino al compimento della maggiore età. Mi ricordo invece che il privilegio di viaggiare nel bagagliaio della station wagon di papà fosse tema di lotte al coltello con mia sorella. L’arrivo di una strada sconnessa che ci permettesse di schizzare come palline da flipper fra la lamiera e i sedili era salutato con lo stesso entusiasmo dello scioglimento del sangue di san Gennaro a Napoli.
Glisserò sui contenuti delle trasmissioni televisive delle prime tele libere ma è inconfutabile che l’attaccamento che provo verso i miei genitori sia originato dal fatto che se eri un protagonista di cartoni animati che guardavo ed avevi avuto un solo genitore orribilmente ucciso ti aveva detto un gran culo.
Per quello che riguarda i luoghi di divertimento devo ammettere che la puericultura ha fatto passi da giganti. Si sono diffusi ovunque punti di aggregazione che insegnano ai bambini ad interagire con altri bimbi, a modellare la creta, a fare arte, a suonare uno strumento musicale ad interagire con gli animali… ecco gli animali.. io ho passato tutta l’infanzia allo zoo a dare il sale alle capre e le noccioline alle scimmie che tiravano le feci ma il mio battesimo con la vita selvaggia l’ho avuto al cinodromo!
All’età di 7 anni assieme al mio miglior amico Matteo venivamo portati da suo papà Stefano alle corse dei cani. Visto che eravamo piccoli l’ingresso era gratuito, badate bene non vietato ma gratis!!!!!! Non voglio suggerire ai miei amici padri di fare lo stesso anche perché quel luogo di magia è chiuso da tempo però vi dico che non c’è nulla che stimoli in un bambino l’amore per la matematica e le tabelline che calcolare le quote di una tris, alla fine io mi sono laureato in ingegneria a 20 metri da li. Ci sarà pure un motivo no?

novembre 16, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 4 commenti

Primo classificato per distacco

Sapete bene che raramente ricorro a collaborazioni asettiche senza elaborarle ma in questo caso è doveroso non aggiungere nemmeno una parola.
E’ indubbiamente volgare.. esticazzi, ho le lacrime agli occhi da due giorni.
Dopo questo per me internet può pure chiudere.
Il cameo di Scott Baio impreziosisce un gioiello già splendente!

novembre 9, 2009 Pubblicato da zemariani | I Veri Geni | | 2 commenti