Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Lavori Dimenticati

Esiste una lista ben precisa degli argomenti di conversazione che è possibile ascoltare sui mezzi pubblici della provincia di Roma. Sono possibili piccole variazioni sul tema (una volta gli immigrati erano molisani o calabresi, adesso sono di poco più meridionali) ma sul tram numero 8 , già linea 3 e 13, una delle prime posizioni è da sempre occupata dall’annoso problema dei mestieri scomparsi.
Tappezzieri, falegnami, stagnari, ciabattini, sarti e spazzacamini, tutti spariti, tutti sostituiti da oggetti usa e getta che non si riparano ma si sostituiscono e il commento generale rimane: “una volta le cose erano fatte per durare, adesso è tutta robaccia di plastica”.
Eppure c’è un mestiere che le massaie in pedalini sformati e ciavatte di ciniglia dimenticano, forse perché sono abituate a fruire solo del prodotto finito senza curarsi della fatica necessaria a confezionarlo.. il mestiere del minatore nelle miniere di sale.
Purtroppo da anni i giovani si sono disamorati e non vogliono più imparare questo nobile ed antico lavoro, spinti dalle lusinghe di facili guadagni senza fare un cacchio di buono della loro vita sono finiti tutti a fare i critici cinematografici.
E’ giunto il momento in cui lo stato si assuma la responsabilità di preservare il patrimonio di conoscenza dei nostri artigiani e mediante un convincente lavoro di ricollocazione geografica (la parola deportazione è virata di connotazioni ingiustamente negative) si attivi per restituire queste pecorelle smarrite alla professione che la genetica ha assegnato loro. 15 ore al giorno in una grotta di salgemma con una torcia in testa ed un piccone in mano.
Se poi esistesse la necessità di stilare una lista di nomi il primo in assoluto sarebbe quello che per il corriere della sera ha recensito come “imperdibile, 4 stelle su 5” il nuovo film di Michael Mann “nemico pubblico”.
Mann nella mia scala dei registi è l’equivalente per gli attori di Nicholas Cage, un dispensatore di sòle senza euguali che per qualche motivo riesce sempre a trascinarmi in sala.
E’ difficile rimanere calmi di fronte a una bufala del genere ma proverò ad esprimere il concetto senza parolacce: colui che ha realizzato il trailer del film dovrebbe essere arrestato per truffa! Da quei 30 secondi il messaggio che emerge prepotente è di un gangster movie frizzante e senza pause mentre come al solito il film di questo scarso arruffapellicola è un sostituto naturale dei barbiturici. A mischiare Mann e whiskey si rischia di fare la fine della povera Marilyn.
Devo confessare di essere rimasto sorpreso dal taglio avventuroso e scandito che la nuova opera sembrava avere memore di non essere MAI riuscito a finire un film di Mann senza schiacciare almeno in pisolino ma stavolta l’impresa sembrava a portata di mano.. e invece no! Certo andare a vedere questo film al secondo spettacolo è saggio come girare per il ghetto di Jhoannesburg sventolando 100 dollari però un film con una valutazione degna del Padrino sembrava valere il rischio.
Quanta amarezza, quanta disillusione e soprattutto che grandissima rottura di coglioni. Per carità, bella la fotografia, belle le luci, belli i costumi.. però se devo fissare Johnny Depp espressivo come una teira che fa la boccuccia a culo di gallina senza muovere un muscolo del viso mi compro un bel poster e me lo metto in camera tanto mia madre ha perso da tempo le speranze di avere un nipotino.
Velo pietoso su Christian Bale che ha sicuramente un gemello visto che in qualche film sembra saper recitare ma in questo sicuramente no. Credo possa dipendere dall’alcool ma una cosa è sicura, se lo prende lui lo prendo anche io prima di entrare in sala almeno mi addormento allegro.
Nella categoria “Sepotevafameglio” inserisco “l’uomo che fissava le capre” che a dispetto del titolo non è proprio una commedia e in cui il buon Clooney fa sempre la stessa parte (Gorge NON sei ne Jimmy Stewart ne Cary Grant, stacce) mentre promuovo giocosamente “2012” se non altro per i 7 miliardi di morti fra cui il presidente del consiglio italiano schiacciato dal balcone del Papa.. una chicca per intenditori.

Novembre 18, 2009 Pubblicato da zemariani | Mariani Consiglia | | Ancora nessun commento.

Le insidie della gioventù

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Circa un mese addietro sono andato a visitare una coppia di amici da poco fieri genitori di un bel bimbo.
E’ sicuramente vero che sono totalmente estraneo al mondo dell’infanzia ed a tutti i suoi annessi e connessi però entrato nella stanza del putto paffuto ho avuto la sensazione di essere di fronte ad una tecnologia più progredita di quella segregata nell’area 51. Oggetti che scintillavano, gracchiavano, roteavano, sensori di posizione e del respiro, umidificatori dell’aria, mancava solo un analizzatore in tempo reale delle puzzette.
Come tutti i cavernicoli tendo a guardare con sospetto le novità ed a provare a distruggere ciò che non comprendo. Questa volta però, sulla via di casa sono stato colpito da un pensiero differente indice di consapevolezza: ma io come sono sopravvissuto all’infanzia?
Facendo un’attenta analisi dei miei primi 10 anni ho realizzato che da qui a breve la mia carriera dovrà avere per forza una brusca accelerazione portandomi rapidamente a nuovo guru planetario o leader genocida altrimenti non si spiega davvero come il fato abbia permesso che io uscissi dall’infanzia senza menomazioni gravissime.
Cominciamo dal fatto che entrambi i miei genitori erano fumatori piuttosto attivi, non sono certo quindi che mia madre abbia smesso di fumare durante la gravidanza e se lo ha fatto non sono convinto di dover esserle grato perché mi ha precluso l’unica possibilità della mia vita di essere sottopeso.
Se passiamo all’alimentazione, i bambini di oggi mangiano pappe, creme, pastine e biscottini che sono l’antipasto per una vita insipida. Nemmeno nel romanzo di fantascienza più scadente si sarebbe potuto immaginare di alimentare un essere umano con cose di minor gusto che, però provengono da oasi giardino dove le mele crescono sorridendo e i vitelli si suicidano per senso di responsabilità nei confronti della catena alimentare.
Io invece, figlio di mamma lavoratrice, sono stato cresciuto nelle cucine dei miei nonni e dalla signora Anna, che chiamavo amorevolmente tata, che riteneva che le patatine fritte ed il baccalà fossero parte necessaria ed integrale dell’alimentazione prescolastica.
Piccola nota di cronaca, all’età di due anni e mezzo, mentre i miei erano in viaggio di lavoro ed ero stato affidato ai nonni pare che mi sia arrampicato sui fornelli (spenti) e mi sia fatto fuori una padella di ossobuco col risotto per poi precipitare in una sorta di coma gastrico per sette giorni. Come si suol dire.. chi ben comincia…..
Sul tema dello sviluppo intelletivo è prassi consolidata che per stimolare l’istinto ad apprendere dei bambini oggi vengano realizzati tutta una serie di giochi interattivi di dimensioni rigorosamente enormi per evitare di ingoiarli. Questi mostruosi aggeggi che consumano in pile quanto un circo a tre piste hanno mediamente il costo di una Lamborghini Gallardo e per quanto il genitore amorevole li possa sventolare di fronte al fantolino questi cercherà sempre in ingozzarsi con la plastica della confezione.
Dei miei giocattoli invece ricordo prerogative molto più affascinati quali:
1) Erano tutti rigorosamente di metallo con rari inserti in plastica che però avevano un sapore buonissimo (ho personalmente masticato le teste di tutti i miei soldatini Atlantic)
2) Erano formati da parti piccolissime, ideali per essere infilati in prese di corrente o cavità nasali
3) Venivano lasciati in terra o al più in ceste polverose per permettermi di sviluppare sani anticorpi

Quando si arriva al momento della socializzazione i bambini di oggi sono sottoposti a percorsi che una volta erano riservati solo a chi fosse rimasto 4 anni in mano all’anonima sarda. Lunghe sedute con i genitori per ridurre l’ansia da distacco, giochi selezionati ed ambienti disegnati da architetti giapponesi il tutto per una rata mensile pari alla spesa pubblica per le forze armate.
Io ricordo molto bene il mio asilo, sono ragionevolmente certo che mia madre l’avesse scelto perché aveva l’ingresso in forte pendenza sul quale poteva farmi scivolare senza correre il rischio che potessi tornare su.
Mi ricordo però che adoravo la signora Rossana, la proprietaria, e che passavo tutto il giorno a grufolare nella ghiaia come un maiale felice. Ho personalmente battezzato col sangue ogni singolo spigolo di quel giardino e lo scivolo in legno che lì troneggiava mi ha affettuosamente riempito le chiappe di schegge senza che nessuno ne avesse a ridire (a parte me).
Sul lato, bambini ed auto, posso solo ammirare i seggiolini disegnati dal reparto F1 della Williams sui cui adesso ogni bimbo è obbligato ad essere incatenato fino al compimento della maggiore età. Mi ricordo invece che il privilegio di viaggiare nel bagagliaio della station wagon di papà fosse tema di lotte al coltello con mia sorella. L’arrivo di una strada sconnessa che ci permettesse di schizzare come palline da flipper fra la lamiera e i sedili era salutato con lo stesso entusiasmo dello scioglimento del sangue di san Gennaro a Napoli.
Glisserò sui contenuti delle trasmissioni televisive delle prime tele libere ma è inconfutabile che l’attaccamento che provo verso i miei genitori sia originato dal fatto che se eri un protagonista di cartoni animati che guardavo ed avevi avuto un solo genitore orribilmente ucciso ti aveva detto un gran culo.
Per quello che riguarda i luoghi di divertimento devo ammettere che la puericultura ha fatto passi da giganti. Si sono diffusi ovunque punti di aggregazione che insegnano ai bambini ad interagire con altri bimbi, a modellare la creta, a fare arte, a suonare uno strumento musicale ad interagire con gli animali… ecco gli animali.. io ho passato tutta l’infanzia allo zoo a dare il sale alle capre e le noccioline alle scimmie che tiravano le feci ma il mio battesimo con la vita selvaggia l’ho avuto al cinodromo!
All’età di 7 anni assieme al mio miglior amico Matteo venivamo portati da suo papà Stefano alle corse dei cani. Visto che eravamo piccoli l’ingresso era gratuito, badate bene non vietato ma gratis!!!!!! Non voglio suggerire ai miei amici padri di fare lo stesso anche perché quel luogo di magia è chiuso da tempo però vi dico che non c’è nulla che stimoli in un bambino l’amore per la matematica e le tabelline che calcolare le quote di una tris, alla fine io mi sono laureato in ingegneria a 20 metri da li. Ci sarà pure un motivo no?

Novembre 16, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 3 Commenti

Primo classificato per distacco

Sapete bene che raramente ricorro a collaborazioni asettiche senza elaborarle ma in questo caso è doveroso non aggiungere nemmeno una parola.
E’ indubbiamente volgare.. esticazzi, ho le lacrime agli occhi da due giorni.
Dopo questo per me internet può pure chiudere.
Il cameo di Scott Baio impreziosisce un gioiello già splendente!

Novembre 9, 2009 Pubblicato da zemariani | I Veri Geni | | 1 Commento

L’istinto del diavolo


La mia casa è sempre stata un rifugio per felini. Da che io mi possa ricordare non è passato giorno senza il meraviglioso senso di affetto e calore che le fusa di un micio possono generare.
Come piccolo di casa (ammesso che il termine “piccolo” sia applicabile a un incrocio fra shrek e un grizzly canadese) ho sempre avuto l’onore di dare il nome ai gatti trovatelli. Dopo aver provato a imporre nomi fantasiosi a pesci rossi, criceti e tartarughe che inevitabilmente schiattavano nell’arco di una notte e che si toccavano potentemente le balle mentre fantasticavo sul nome da dare alla prossima vittima ho concluso che questa pratica portava semplicemente iella e l’ho abbandonata per gli animali di taglia rispettabile.
Questo è il motivo per cui per un lunghissimo periodo ai piedi del mio letto si sono addormentati due mici meravigliosi chiamati semplicemente “gatto rosso” e “gatto nero”.
Sarebbe spiacevole ed ingiusto metterli in fila in termine di affetto però è indubbio che il gatto rosso si sapesse vendere meglio facendosi coccolare dai familiari costantemente e ricambiando generosamente.
Rosso inoltre aveva un’abilità soprannaturale che me lo faceva preferire a qualsiasi altro quadrupede del globo ed alla maggior parte dei bipedi. L’istinto del diavolo.
Tutte le volte che a casa era presente un ospite che:
 Temeva o detestava i gatti
 Era allergico al pelo
 Indossava un vestito di pregio
Rosso lo puntava con decisione facendogli una corte serrata fino a ridurlo ad una massa di pelo, appanicata e stranutente.
Abilità correlata era sempre individuare solo i buoni di cuore che non lo avrebbero comunque mai rifiutato se non altro per ragioni di etichetta. Vittima prediletta è sempre stato il mio amico Andrea che piuttosto che infastidire il gatto se lo sciroppava con scolpita in volto l’immagine di San Sebastiano martirizzato dalle frecce.
In sostanza si tratta dello stesso fenomeno per cui, se siete non fumatori, non importa la cella di quale monastero vi nascondiate, il fumo della sigaretta più vicina vi raggiungerà da chilometri di distanza sfruttando gli alisei e vi impregnerà da vomitare il maglione di cachemire appena comprato a costo di un rene.
Nello stesso modo infingardo i fenomeni sub normali a due gambe che popolano gli aeroporti mi cercano con cattiveria per avvelenare la gioia del viaggio tanto decantata in numerosi post precedenti consapevoli di irritare la mia psiche quando un barile di eprite lanciato in una trincea.
Lunedì scorso mi trovavo su un Roma – Praga della Chech Air stracolmo, innervosito da una trasferta lavorativa che si prefigurava molto stancante e con il trolley in grembo perché ogni occupante del velivolo aveva pensato bene di portare 8 bagagli a mano.
Unici tre posti vuoti quelli di fronte a me, fila 4, la prima dopo la business. I due cugini meno scolarizzati di Cassano in un dialetto padroneggiato solo da loro e dai sacerdoti di Anubi hanno occupato questa fila perché, a detta loro, gli piaceva e sarebbe stato uno spreco di tempo sistemarsi dove gli sarebbe spettato. Ovviamente in 3 minuti gli occupanti legittimi si sono palesati generando grande malcontento nei truzzi che ritenevano ormai loro le poltrone per usucapione.
A metà del volo un signore della fila avanti ma dall’altra parte del corridoio, ha cominciato a dare evidenti segni di disagio, sentendosi male, chiedendo aiuto e li è partito il circo di Oler Togni al completo con giocolieri e scimmie ammaestrate al seguito.
Una delle hostess si è avvicinata al passeggero chiedendo in inglese la causa del malessere ricevendo una risposta nel gergo degli scafisti di bari vecchia.
Da li la richiesta per un interprete: “chi parla italiano?” e da dietro di me si è alzata con i tempi di risposta di un decatleta una suora larga quanto un juke box ma di sicuro minor appeal. “Lo parlo io!!!!!”
Dopo alcuni secondi si è però venuto a sapere che la sorella parlava SOLO italiano per cui è stata rispedita a posto celermente e secondo me anche con qualche vaffa.. ma tanto erano in ceco.
L’anziana devota non era però intenzionata a demordere ed è rimasta a fare capannello insieme ai cugini di Cassano agitandosi come un lemure nella gabbia, armeggiando con l’aria condizionata e facendo la spola con la propria borsetta riportando di volta in volta pillole di dimensioni sempre crescente fino ad arrivare a quelle che giurerei fossero supposte.
La diffusione di serie come ER e Dr. House ha reso l’Italia un paese oltre che di 56 milioni di commissari tecnici di medici diagnosti per cui tutte le file contigue al malato si sono sentite in diritto di redigere un’anamnesi, effettuare la diagnosi ed ipotizzare una cura! “gli chieda che medicine ha preso la mattina” “è allergico a qualcosa?” “è immunosoppresso?” ed a un certo punto “qualcuno sa fare il massaggio cardiaco?”. In tutto ciò la suora continuava a volteggiare sul malato come un condor fa sulla mesa andina sventolandogli sotto il naso il rosario per cui il poveruomo credo avesse in cuor suo abbandonato le possibilità di salvarsi e si fosse già incamminato verso la grande luce.

PS
Fortunatamente il passeggero si è parzialmente ripreso ed una volta capito che il non sarebbe morto a bordo l’interesse è rapidamente scemato e l’arrivo dei paramedici è stato visto unicamente come un ostacolo per lo sbarco e la perdita di preziosi minuti ai lap bar della capitale (spero non per la suora almeno)

Novembre 6, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 1 Commento

L’istinto del Bomber

Se c’è una cosa che nessuno, anche il più severo dei detrattori, può contestarmi è di avere pregiudizi sessuali. Come uomo di scienza anzi plaudo a chiunque non preferisca le donne perché statisticamente aumenta il numero di esemplari femminili senza corrispettivo.
La vicenda del mio presidente di regione sorpreso a giocare a fare il vagone ristorante nel trenino do’ brazil mi aveva lasciato quindi bellamente indifferente tranne il senso di indisposizione per essere governato da uno talmente sprovveduto (termine che uso per evitare la galera) da pagare un ricattatore con assegni.
Avevo promesso a me stesso di non entrare assolutamente in argomento, di lasciare questi commenti da baciapile a chi li ritenesse interessanti e dedicarmi a cose più elevate tipo chessò.. il calcio.
Poi però l’istinto del bomber di razza ha preso il sopravvento e quando lo stesso Pietro è volato sulla fascia scodellando un cross teso:
«Le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione»
ho sentito mi dovere spingere la palla in rete chiosando “comprati un cuscino ad aria per sederti allora”.
Poi mi sono sentito in colpa, possibile un tale scadimento? Possibile scendere al livello dei lazzi da bar? Cosa potrebbe pensare la mia nobile madre del suo rampollo?
No, non è giusto e sono sceso in campo in difesa del mio presidente di regione, io e Sky che gli ha addirittura dedicato un canale. Fox retro.
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Il mio contributo invece sarà spinto a valorizzare le doti di amministratore di Marrazzo e il suo amore per le sorti calcistiche della squadra della capitale. Sono bastati pochi click su internet per scoprire il colpo di calcio mercato dell’anno. Da due stagioni la Roma ha bisogno di una prima punta di peso e Pietro ben conoscendo le scarse finanze del club di Trigoria si è sacrificato per provinare il più acclamato centravanti verde oro!
Pensate che per amore è riuscito a fargli ridurre il suo cachet faraonico da 3 milioni l’anno a 5 mila euro a gettone!
Grazie Marrazzo per aver portato a Roma Amauri!
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Ottobre 29, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 1 Commento

La decenza della ricchezza

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Il mio amico Andrea è sposato con una simpatica e dolce ragazza di nome Linda.
Linda ed io da sempre siamo avversari in una battaglia ideologia sul doppiaggio. Lei è fortemente contraria, io sono per una soluzione più nazionalpopolare ossia più lingua originale ma conservando l’istituzione del doppiaggio altrimenti tanto varrebbe sostituire il sonoro con gli ultrasuoni visto che gli animali da cinema lo percepirebbero meglio.
Tema di scontro ferocissimo sono i suoi lazzi sul fatto che in Italia non solo si doppia tutto, ma spesso si traduce proprio a cazzo per motivi davvero inspiegabili. Sono 5 anni che mi prende per il culo per il fatto che “Dart Vader” di guerre stellari è tradotto con un inspiegabile Lord Fener… il fatto che Linda sia di cultura spagnola e che in Iberia si possa vedere in Tv serie come “Equipo A” e il “coche fantastico” ri-allinea la barca almeno verso il pareggio (fate un piccolo sforzo di traduzione e capirete il delirio che regna oltre i Pirenei).
Da un po’ di tempo però mi sento di sposare sempre più la linea delle versioni originali ad ogni costo non per il bene sociale che ne deriverebbe, ma perché di solito le sale sono più sgombre e frequentate da persone che non mi piacerebbe vedere arse vive con tutto il cinema (vedi il post sulla torre di babele). Per questo motivo la presenza della festa del cinema di Roma e la sua messe di film in lingua originale erano riuscite nell’impresa di vincere la mia avversione per gli abitanti della suburra e farmi mischiare al popolaccio per la visione di “Astroboy”, film di animazione basato su un caposaldo del fumetto giapponese.
Con la circospezione e la diffidenza di un Amish alla fiera dell’elettronica mi sono avventurato nei pressi dell’auditorium per ritirare i biglietti da un amico ammanicato, sgattaiolare dentro e minimizzare l’esposizione a nani, ballerine e presunti vip piantati come delle gerbere nei vasi antistanti piazzale Flaminio.
Piccola nota a margine.. nel foyer della festa del cinema c’era anche una ragazza non vedente con tanto di cane…. M’è sembrato un po’ come invitare Pistorius a un Expo di mocassini.
La sensazione di aver preso una grossa fregatura era però montante e veniva corroborata da mille segnali che piovevano da ogni parte.
Io mi aspettavo una sala piccola e scalcagnata con 4 giornalisti annoiati per dover assistere a un film minore ed in una lingua del menga e quando invece sono stato fatto accomodare in una cavea grande quanto l’olimpico e con torme di bambini festanti ho capito che il laccio s’era chiuso sulla preda.
A corredo della sciagura ho scoperto che non solo il film non sarebbe stato in lingua, ma che la proiezione sarebbe stata ritardata per attendere i doppiatori.. Silvio Muccino ed il Trio Medusa… dissolvenza sul nero e un bip di censura con i decibel di una sirena da transatlantico.
Proprio quando stavo per sprofondare nella mia poltrona rancoroso ed immalinconito dall’immancabile berciare dei piccoli mostri ho chiuso gli occhi per pochi istanti ed ho assaporato.. il silenzio? Pensando di essere diventato improvvisamente sordo a causa della pressione sanguinea mi sono alzato per vedere la platea e, miracolo, erano tutti in silenzio!
Sinceramente ho pensato di essere morto e di essere nel paradiso dei malmostosi ma dopo essermi pizzicato a sangue mi sono dovuto arrendere all’evidenza.. i bambini rimanevano seduti, con un sommesso brusio educato, non si arrampicavano sulle pareti come nell’esorcista, non facevano liane di moccio sui braccioli ma rimanevano sorridenti accanto alle… alle tate!! Ecco dov’era il trucco. Non erano piccole scimmie scappate dalle gabbie di quartieri con più solarium che semafori ma bellissimi bambini abbienti e bene educati (a scudisciate) da tate severe.
Sono certo che una volta esaurita la spinta educatrice e lasciati a loro stessi i piccoli si imbottiranno di meta anfetamine e coca per finire con le loro mini auto nel Tevere però per due ore mi è sembrato di vivere in una società civile.
A questo punto il dilemma sociale si impone… asili comunali in svizzera o segregazione nelle miniere di sale di qualunque genitore porti piumini translucidi e scarpe di vernice?

PS
Questo scritto in verità si doveva chiamare “la decenza dell’abbienza” ma con mio grande sconforto ho scoperto che il sostantivo di abbiente non esiste ed ho dovuto ripiegare su una formula di minor carisma fonetico

Ottobre 20, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 5 Commenti

Ferragosto fuori stagione

La scorsa settimana, durante uno dei soliti appuntamenti vitelloni fatti di cene da decatleti e film da subnormali, io e il mio cugino lavoratore avevamo maturato il desiderio di passare un fine settimana nella casa dei nonni nell’incantevole paese di Roccamonfina (Ce), luogo di inenarrabili leggende gastriche più volte narrate nei post di ferragosto. L’agenda della due giorni prevedeva uno studio puntuale della curva di crescita della panza in funzione dei metri cubi di pizza rossa ingurgitati, una riceca di indubbio valore internazionale che il New England Journal of Medicine ci aveva commissionato per il numero di novembre.
Con grandissima sensibilità abbiamo registrato le lamentele del cugino Andrea, purtroppo impegnato in un sabato musicale e toccati dalla sua richiesta di spostare il viaggio abbiamo risposto “Esticazzi” fissando la partenza per sabato mattina, ore 11.
All’altezza di Valmontone, l’Anas ci ha informato tramite cartellonistica che la nostra fuga non era passata inosservata e che eravamo attesi.
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Il problema più annoso dell’inizio viaggio è stato stabilire l’ordine dei pasti e capire quale dei ristoranti della zona fosse dotato di defibrillatore vista la bellicosa quantità di pietanze previste.
Fortuna ha voluto che nel reperimento di queste informazioni fossimo venuti in contatto con i cugini padroni di casa che, conquistati dal programma, ci hanno dato appuntamento per una serata prestigiosa fatta di vino rosso, pizza dello stesso colore, 1 chilo di mozzarella a testa, salalma fresca, dolci con annessa Romanella e partita della nazionale, un progetto partorito nel più classico film di Fantozzi.
Non sapendo come occupare le ore di febbrile attesa che ci separavano dal calcio d’inizio (incredibile scoprire quanto non me ne freghi una cippa dell’Italia da quando non ci gioca più il capitano), in attesa dell’arrivo dei parenti e spinti da un fortunale in stile “mago di Oz”, abbiamo veduto bene di occupare le 4 ore minimie per un pranzo meridionale nel prestigioso ristorante “Il castagneto” , aperto praticamente solo per noi, in cui abbiamo personalmente causato l’estinzione di alcune razze suine della zona.
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Il caso vuole che Il ristorante succitato non si chiami il castagneto per caso ma perché immerso nel verde di un meraviglioso bosco ricolmo del gustoso frutto.
Come dei veri accattoni ci siamo fermati per strada raccogliendo un sacco di castagne in 3 minuti e lordandoci come maiali di fanga ma felici per il frutto della nostra scorribanda e scoprendo al nostra vera vocazione agreste.
Le ventiquattro ore successive sono state passate nel fitto dei boschi ed hanno prodotto 4 casse di castagne grosse come mandarini che sono state distribuite ad amici, parenti e colleghi con una munificenza degna del miglior Achille Lauro.
Dovete sapere che per qualche stranissimo incrocio astrale a Rocca qualsiasi cosa è commestibile, come nella casetta di marzapane di Hansel e Gretel, persino l’erbaccia che cresce ai lati delle scale è menta per i Moito. In poche ore siamo riusciti ad accumulare derrate alimentari sufficienti per l’invasione dell’Asia minore e in gran parte frutto spontaneo della terra! A rinforzo di madre natura è venuta la sagra della castagna nella piazza del paese in cui, forti di aver avuto le castagne gratis, abbiamo comprato praticamente ogni oggetto esposto aggirandoci in evidente stato di ebbrezza.
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Come se non bastasse, a rimpinguare un bottino di guerra secondo solo a quello di Traiano di ritorno dalla Dacia, il guardaboschi cui avevamo commissionato l’acquisto di qualche fungo si è presentato con una cassa di ovuli e porcini facendocene dono in segno di riverito vassallaggio dicendo “Ingegne’, parlando di soldi mi offendete”. Non sia mai!!!!
Al mio arrivo a casa mio padre mi ha accolto con un entusiasmo riscontrabile solo nella letteratura russa o in qualche libro minore dell’antico testamento ma suppongo che il cabaret di fichi fioroni colti la mattina dall’albero abbia pesato un po’.
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Ottobre 13, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 1 Commento

Tutto è relativo

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In una delle più belle vignette mai disegnate da Quino (se non sapete chi sia andate in ferramenta, comprate 4 metri di corda e cercatevi un ramo robusto) è rappresentata la proiezione, in un cinema di una grande città, de “la febbre dell’oro” di Chaplin, in particolare la scena in cui per disperazione  il vagabondo arriva a mangiare una sua scarpa.
In prima fila i signori eleganti e le donne impellicciate ridono di gusto, qualche fila dietro i borghesi sogghignano senza molto entusiasmo, in galleria alcuni poveri malconci piangono lacrime amarissime pensando a una cena tristemente simile.
Basta una sola immagine per illustrare come tutto sia relativo e come l’umorismo sia forse la forma di comunicazione maggiormente affetta dalla soggettività di chi guarda.
L’altro giorno, assieme alla mia pattuglia fedele, mi sono recato pieno di speranza a vedere “Basta che funzioni” ultima fatica di Woody Allen.
Ero al contempo un po’ scettico, lo confesso, dopo quasi un decennio in cui il regista aveva abbandonato la commedia per una serie di film di vario genere, tutti girati in Europa, in cui più che la sua vena satirica affiorava quella da satiro essendo in genere la trama ridotta a: “Entra in scena un’attrice con due pere enormi, varie ed eventuali”.
Per carità, non ho assolutamente nulla contro l’ostentazione pubblica della propria ossessione per la quarta misura coppa E, però chiedermi di finanziarla con 7 euro a botta mi sembrava eccessivo.
Sono stato abituato a vedere i film di Allen di solito in sale ammuffite e semivuote e sono rimasto effettivamente stupito dal vastissimo pubblico presente al secondo spettacolo di un feriale cominciando a temere una grossa sòla.
A dispetto di ogni triste presagio il film è onestamente divertente, veloce e sferzante con qualche distinguo.
Esistono infatti due categorie di persone che potrebbero trovare meno godibile la pellicola: i macachi urlatori e gli iper ironici.
Sui macachi non mi dilungo troppo perché confido sempre che l’evoluzione darwiniana li porti ad estinguersi quando si troveranno di fronte a cibo precotto con un’apertura troppo sofisticata, mentre facendo parte della seconda categoria qualche strascico amaro il film l’ha lasciato.
Il personaggio è un grandissimo rompipalle, super critico, convinto di essere meglio di tutto il mondo che lo circonda e che vive di megalomania… dopo un primo impulso verso una causa per plagio nei confronti di Allen mi ero riproposto qualche spunto di autocritica visto che costui vive solo, in preda al panico e prova diverse volte il suicidio.
Notando però che alla fin fine ha una casa in centro a New York, gli amici ancora lo stanno a sentire e porta a casa solo schianti di donne che lo venerano sono ritornato sui miei passi e aspetto le ninfette!
Sempre in campo cinematografico segnalo in chiusura una gran film di fantascienza: “district 9”.
Aldilà delle minchiate che potrete leggere sull’attualità del film in chiave di critica al mondo contemporaneo (se voglio farmi una coscienza faccio volontariato e non vado al cinema) l’opera è davvero valida e rinverdisce il filone dei film sugli alieni lattugoni fatti con due lire e tantissimo stile che dai tempi di “Starship Trooper” non trovava dei lavori degni di menzione.
Begli effetti, una trama che regge, poche vaccate sull’approfondimento della psicologia dei personaggi e un sacco di armi fichissime che friggono, mutilano, esplodono e vaporizzano. 7 e mezzo con la matta!

Ps
Ringrazio sinceramente le 15 136 persone che ad oggi hanno indugiato sui miei pensieri. Secondo i dati Istat, l’intero comune di Tarqunia si è baloccato leggendomi.. il motivo mi è sconosciuto ma grazie di cuore.

Ottobre 4, 2009 Pubblicato da zemariani | Mariani Consiglia | | Ancora nessun commento.

Un regalo divino

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Contrariamente al pensiero comune, non ho alcun preconcetto sulla religione, qualsiasi essa sia. Nutro invece un profondo interesse per tutte le storie intricate di guerra, culti misterici e sgozzamenti vari ed in questo l’antico testamento è insuperabile.
Pioggia di fuoco, di rane, sangue nel fiume, primogeniti accoppati in culla, sono pressoché infiniti gli episodi in cui il castigo divino si abbatte sul popolo nelle forme più stravaganti e fantasiose ma ce ne è uno che secondo me ricade erroneamente nelle categoria delle punizioni visto che lo considero il più grande regalo fatto dall’Onnipotente al genere umano dopo le riviste di intimo femminile: il polilinguismo della torre di Babele.
La storia è comune ma viene spiegata male: secondo l’esegesi canonica il Signore punisce l’indebito aumento di cubatura di una torre condonata confondendo i popoli coinvolti nell’abuso edilizio creando mille lingue diverse e rendendo impossibile la comunicazione. Quindi in cosa consisterebbe il castigo?
La gente non valuta accuratamente  il beneficio massimo di non capire generalmente cosa dice la gente attorno a noi.
Gli esempi sono praticamente infiniti ma ho cominciato a riflettere su questi argomenti durante l’ultima mia trasferta lavorativa.
Già abbastanza incazzato perché il mio ufficio viaggi mi aveva trovato un aereo alle 7 del mattino costringendomi a una sveglia alle 5, stavo aspettando stancamente l’imbarco al gate dell’aeroporto di Vienna quando dietro alla mia poltroncina si è accomodata una coppia di età superiore ai 60 con nipotino (o un nano vestito alla Cicogna) al seguito. Questa è copia fedele della loro conversazione che mi sono appuntato in diretta per essere sicuro di non perdere nemmeno una virgola.
“Ma  che lingua parleno in Autria?” “Parleno tedesco!” “No, ma che stai a di’!! Parleno austriaco…” “e che d’è?” “È na cosa mezzo gnws e mezzo… boh..” “Ah, me credevo tedesco.. peròssi parli tedesco te capischeno” “vabbe’, come te pare allora”.
Per un attimo ho pensato di rapire l’infante e di affidarlo ad un organizzatore di combattimenti clandesitini fra cani immaginando che comunque avrebbe avuto un futuro migliore di quello che la sua famiglia gli avrebbe riservato poi la pressione è salita troppo e tutto si è fatto indistinto.
Una volta riemerso dal coma farmacologico indotto dai paramedici per rallentare le mie pulsazioni e sgonfiare la vena del collo larga come il manico di una scopa ho rielaborato il fatto ed ho scoperto che il mio giudizio severo era legato al problema che capivo quello che i neanderthaliani si stavano dicendo, da qui le soluzioni per la pace interiore:

a)    diventare sordo e vivere in un mondo fatto solo di colori (scartato perché sono daltonico)
b)    andare a vivere all’estero, possibilmente in un paese di cui non conosco la lingua

E’ incredibile come la più semplice ed ovvia delle verità non fosse mai venuta alla mia attenzione.
Avete mai notato che le straniere sono grossomodo tutte interessanti? Come quando siamo all’estero l’atmosfera ci sembri comunque sempre più sofisticata?  Tutto questo grazie alla magia dell’incomprensione.
Proprio domenica allo stadio con l’amico Gepi osservavamo una ragazza davanti a noi.
A Parigi, in metrò, sarebbe risultata carina, frizzante e particolare.. all’olimpico, dopo la seconda parola ho  invocato a gran voce la sterilizzazione chirurgica. Vi sembra giusto che la differenza fra un’intrigante francesina e una sciacquapiatti di borgata sia solo l’interpretazione dei suoi grugniti culturali?
La barriera linguistica rappresenta un rifugio in ogni rapporto. Qualsiasi cazzata io possa dire, c’è sempre la scusa del non essermi spiegato bene o dell’aver capito male la sua frescaccia che declasserebbe una principessa a serva della gleba.
Pensateci bene. Chi non sarebbe fiero ed orgoglioso di presentare a tutti gli amici miss Ungheria? 1.80 di coscia bionda incomprensibile?
Agli stessi entusiasti chiedo, presentereste ugualmente miss Italia che alla prima intervista ha dichiarato “grazie ai miei genitori che non mi hanno mai tappato le ali”?
Magari si, ma non prima di aver assunto Darix Togni come istitutore della bestia popputa ed averle paralizzato la laringe con una siringa di botox.

Settembre 23, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 6 Commenti

Ritorno in sala

Dopo un’estate annacquata dal lavoro l’arrivo di un autunno precoce (buffo pensare che la gente consideri giugno come estate e settembre come autunno quando è praticamente il contrario) ho riaffrontato la routine romana cercando di rinchiudermi il più possibile nelle sale cinematografiche con la malcelata speranza che l’audio alto potesse distrarmi dal fatto che la città si stesse ripopolando troppo rapidamente d bipedi color cuoio, tatuati, osteggianti le loro mutande.
Con un curioso slancio di ironia, proprio mentre si apre la stagione dei festival, le Major propongono alla visione del pubblico tutte le loro opere in cui il minutaggio del parlato non superi il 12% del totale a favore di botti ed esplosioni. Ghiotto boccone per chi, come me, pensa che il cinema espressionismo francese sarebbe motivo sufficiente per dichiarare guerra ai cugini d’oltralpe.
Per ricominciare a carburare avevo scelto due film particolari: “Drag me to Hell” del maestro Sam Raimi, desideroso di riscatto dopo l’agonia di Spiderman 3, e G.I. Joe che era stato indicato dalla critica USA come una sequenza ininterrotta di botti e teste che volavano.
Pensando che fossero più che sufficienti come contributo alla cinema stelle e striscie mi stavo approntando ad organizzare le serate quando la splendida metà di mio cugino fa scivolare sotto la porta dell’intelletto una richiesta legata a una passione giovanile..
“Ci sarebbe anche un altro film che mi piacerebbe vedere.. possiamo?”
Cedendo alle lusinghe di mio cugino che maliziosamente aveva comprato i biglietti in un cinema amico mi sono andato a ficcare nella più evidente delle trappole. Una nuova pellicola interpretata da Nicholas Cage.
Probabilmente è stupido anche dedicare un solo secondo in più di quelli interminabili richiesti alla visione ma “Segnali dal futuro” è un film di quelli che lasciano il segno.
La trama è facilissima: tutti dobbiamo morire. Possiamo fare qualcosa per impedirlo? No! Bene, allora passiamo due ore a fare faccette buffe per scoprire quello che tutti sanno: In un lasso di tempo sufficientemente lungo le aspettative di vita di ognuno di noi tendono a zero.
Aldilà quindi del film molto brutto in se, la riflessione verte sul fatto di come sia possibile che in una sola faccia immobile si riesca a concentrare il peggio del cinema mondiale.
Ci sono attori sinonimi di qualità, registi che comunque vada due ore te le fanno passare bene e che comunque vada non ti mandano mai a casa totalmente incazzato.
Personalmente nella mia lista dei buoni ci sono personaggi da cassetta, magari non super stelle ma quando leggo il nome di Michael J. Fox, Tennis Quaid e Tony Scott (non quel pallone gonfiato di suo fratello Ridley) sono sicuro che i 7 euro e mezzo sono investiti bene.. e poi c’è Nicholas Cage.
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Per chi non fosse un accanito cinefilo (magari qui cinofilo sarebbe azzeccato) Nicholas Cage è quell’attore americano che presenta una singolare somiglianza con il pesce San Pietro e sullo schermo sprigiona la gioiosa espressività dei gargoyle di Notredame.
Altra caratteristica fondamentale di questo genio del male è essere la negazione vivente dei principi dell’ereditarietà. Nipote di Coppola (non di Neri parenti) Nic è indubbiamente la più grande prova, dopo Lalo ed Hugo Maratona, che gli studi di Mendel altro non erano che i vaneggiamenti di un frate ubriacone che avrebbe dovuto concentrasi più sulla sua dissolutezza che sui piselli lisci e quelli grinzosi.
Dopo tanta fiele è giusto ora addolcire i toni parlando invece di due bei lavori che mandano a casa felici gli spettatori.
G.I. Joe è sicuramente un film centrato. Trama molto efficace, 100 minuti di esplosioni culminanti nel crollo della torre Eiffel, e nessuna indulgenza verso il pubblico più giovane con una serie sublime di morti ammazzati molto male.
La produzione compie un notevole sforzo in termini di studio del mercato toccando i temi che più stanno a cuore al pubblico ossia decapitazioni con lame affilate e sexy donne ninja in tute di lattice attillate.
Ultimo in termine di recensione ma primo nel mio cuore è “Drag me to hell” film horror dei tempi belli, quelli in cui l’analisi psicanalitica del cattivo non solo non era richiesta ma nemmeno gradita. Nello specifico poi il cattivo è satanasso in persona per cui allo spettatore non resta altro che starsene seduto, se ci riesce, e godersi la malvagità gratuita del principe delle tenebre.
Anche qui la trama si compone di pochi ma solidi elementi: la biondina scema tipica, una maledizione zingara e un silos di liquidi corporali misti a bigattini (vermi) generosamente distribuiti per tutto l’arco della pellicola.
Il film diventerà un classico intramontabile del genere, proprio come “La casa” che tanti anni fa lanciò lo stesso Raimi come uno dei maestri del genere.
Di quella memorabile produzione ricordo solo che un amico di mia sorella portò la video cassetta per una serata in cui i nostri genitori non c’erano. Avevo 10 anni e penso di aver passato nell’armadio tutte le notti del mese seguente. Splendido 

Settembre 20, 2009 Pubblicato da zemariani | Mariani Consiglia | | 4 Commenti