Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Ding dong, la strega è morta!

Si torna a parlare di grande cinema. Dopo un lungo silenzio legato all’innumerevole serie di bufale che mi sono sciroppato, mi sento di nuovo motivato a scrivere da un film che attendevo da tanto tempo: “Rockanrolla”!

La prima domanda di un pubblico distratto è sicuramente : “e che cacchio di film è?”.

La seconda altrettanto ovvia: “che c’azzecca col titolo del post?”

Mi rendo conto che la pellicola non sia stata pubblicizzata ai più come i dati auditel del TG1 sul terremoto però il tutto è dovuto ad un interminabile oblio dove il regista era sprofondato per colpa appunto della malefica megera.

Sto parlando del talentuoso Guy Rithcie  e di quella malefica scopa di saggina di sua moglie, Louise Veronica Ciccone ossia Madonna.

Prima di conoscere l’infame megera abruzzese Guy era un regista di genio. Aveva sfornato due gioielli di film “Lock&stock” e “The snatch” e si apprestava a diventare lo Scorsese degli anni 2000 quanto ad efficacia delle immagini ed innovazione del montaggio e delle storie.

Come ogni uomo di genio ha cercato la sua musa, il suo pomo dorato ed invece ha trovato una patata fradicia che per 5 anni non ha fatto altro che cornificarlo con tutto l’elenco A-L di Londra ed impoverire il suo talento obbligandolo a farla recitare nel remake di un film della Wertmuller.

A chi dovesse ritenere troppo astioso il mio giudizio sulla merciaia di Brooklyn faccio notare che a casa mia Madonna non è mai stata vista di buon occhio, forse per una certa spocchia snob che a onor del vero contraddistingue più i maschi delle femmine. Mi ricordo bene che quando usci il video di “Like a virgin” mi padre fissò lo schermo disgustato e disse: “che sciatteria, che voce mediocre, una così non andrà mai da nessuna parte”. Bel colpo papà, meno male che non fai l’astrologo.

Tornando al film, il voto assoluto è un 7+, il voto come film di genere è 8 tondo tondo.

Abbandonate le velleità di darsi un tono, Guy è tornato al genere che gli scorre nelle vene più dei globuli rossi. Il gangster movie.

Rockanrolla ha tutto, un cast fatto solo di cattivi, una trama complicata ma non troppo, un numero elevato di morti bizzarre, qualche bonazza discinta e un finale aperto ed accattivante. Montaggio e regia sono più conservative del passato ma non ci si annoia mai ed il climax è costantemente ascendente nell’attesa che tutti i fili della trama e dell’ordito si ricompongano in un quadro unico.

Difetto cronico del film è la sua assoluta incompatibilità col gusto femminile, o almeno delle donne che ho il piacere di ritenere tali, per cui se non avete un compagno di merende per questo genere di minchiate sarete condannati a vederlo nella clandestinità del vostro salotto.

Ben tornato Guy e come disse il Meandri: “Ma non era meglio se si nasceva tutti finocchi?”

Aprile 30, 2009 Pubblicato da zemariani | Mariani Consiglia | | 3 Commenti

Destino cinico e baro

Per almeno 5000 anni il concetto di viaggio di piacere è stato semplicemente ridicolo.

Quando nascevi in un posto potevi essere certo che lì saresti morto e solo l’ira di Dio (non un modo di dire ma proprio la pioggia di zolfo dell’altissimo) poteva convincerti a tirare su baracca e burattini ed intraprendere un calvario interminabile per trovare, nel migliore dei casi, una bella palude dove i tuoi figli sarebbero cresciuti fra malaria e pestilenze.

Gli unici che potevano viaggiare, e non migrare per poi finire giù da una scogliera come i lemmings, erano i ricchi. Solo chi non aveva davvero un cazzo da fare poteva permettersi di perdere settimane, mesi o addirittura anni per andare da un posto ad un altro solo per il gusto di farlo.

Per questo motivo, il mezzo di trasporto da sempre è stato identificato dal lusso, dallo sfarzo e dall’opulenza.

Treni, navi ed aerei sono entrati nella leggenda a colpi di marmi, di statue, di decori, di grandi balli pieni di bella gente elegante e per epiloghi tragici ma grandiosi.

Nomi veri o di fantascienza come il Titanic, il Nautilus, il Rex, il Concorde sono diventati sinonimo di classe e stile. Persino l’ultimo decorticato in fila ai provini del grande fratello a una domanda a bruciapelo su un nome di un treno famoso risponderebbe “L’Orient Express” e non “l’accelerato Bagnara Calabra – Avellino” anche se solo di quello ha esperienza fattiva.

Poi il sogno si è infranto, la patina di raffinatezza e di bello è stata squarciata dalle “Low Cost”, falsi cloni di prometeo che hanno rubato il fuoco agli dei ma anziché donarlo agli uomini glielo hanno appiccato ai testicoli.

Le compagnie a basso costo stanno ad un vero viaggio aereo come un CD di Giggidalessio comprato al casello di Napoli sta al vinile di “the dark side of the moon” dei Pink Floyd. Un’imitazione scadente e gretta che ridicolizza chi prova a contrabbandarla come vera.

Scomodi, sporchi  e pilotati da personale che ha difficoltà a riconsegnare il carrello alla Standa, i vettori low cost sono in genere gestiti da schiere di vampiri visto che partono sempre nel cuore della notte e atterrano solo su luoghi sconsacrati, a almeno un’ora dalla prima traccia di civiltà,  dove orribili aeroporti vengono costruiti su cimiteri indiani ed il massimo ristoro ottenibile è un Mottarello®  con la faccia di Altafini sull’incarto e l’acqua dei cessi che sa di cloro.

L’arcidiavolo di queste compagnie e senza dubbio Ryanair, vettore irlandese che collega città talmente schifose che nemmeno i nazisti le avevano volute occupare durante il secondo conflitto.

Primi a lanciare tratte come la Bergamo – La Coruna (utile solo ai tifosi orobici nel remoto caso di una coppa Uefa), si sono resi protagonisti di una detestabile campagna di massificazione del volo che ha dato l’illusione a legioni di guappi e lavandaie in piumino bianco e occhiali come padelle di poter afferrare il gusto raffinato del viaggio come esperienza di crescita.

Rassegnato, certo che nulla potesse far precipitare oltre le cose, avevo riallineato  tutti i mie standard verso il basso, tenendo per me le oscure maledizioni per i compagni di volo, quando i maledetti figli di San Patrizio hanno sferrato il colpo finale per irretire quelle mandrie di bovini che possono essere facilmente individuate per l’inconfondibile rumore che le ruote per criceti producono nella desolazione del loro cranio.

 

 

Ryanair: da fine aprile si potra’ telefonare in volo su aerei con base a Roma

21 Aprile 2009 14:39 ECONOMIA

ROMA – Da fine aprile, telefonare in volo, inviare sms e mail non sara’ piu’ un tabu’ su cinque aerei Ryanair di base a Roma-Ciampino. Dopo aver equipaggiato la base di Dublino, la compagnia area low cost ha scelto l’Italia, prima di estendere le nuove tecnologie ai suoi velivoli di base in altri Paesi. Nel corso del volo, i passeggeri potranno ricevere e inviare chiamate, sms e mail alle tariffe internazionali di roaming.

Il sogno è finito. Dirottatori? Bazzecole! Commando suicidi? Magari!! Ormai tremo solo al pensiero di due ore di viaggio con radiocronaca diretta del derbissimo Crotone – Vigor Lamezia o del villico che chiama a casa per dire “A ma’, porcodddena, se vede andoabbbitamo!”.

Post Scriptum

Alcuni affezionati sostengono che le ultime posizioni siano un filo esasperate..
Avete ragione ma è difficile essere benevoli quando ieri una al cinema s’è levata le scarpe e m’ha messo i piedi (che puzzavano) sul bracciolo.
In risposta a una lettrice che mi detto che tutti al mondo hanno uno scopo rispondo con questa perla..

Aprile 22, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 3 Commenti

Al peggio non c’è mai fine

Ogni tanto ho la netta sensazione di vivere in un programma alla Truman Show, che è un garbato modo per dire che mi sento preso per il culo.
Nemmeno il tempo di finire di scrivere il pezzo precedente. Nemmeno il tempo di ragionare quanto potesse essere in opportuno discettare sulle tragedie dell’Abruzzo che il fato, come nemmeno Bruno Conti a Spagna ’82, scatta sulla fascia e pennella al centro un assist che nemmeno il cadavere del più scarso macellaio dell’aera di rigore (io) potrebbe fallire.

 

Bimbo nasce nella tendopoli di Paganica

L’AQUILA - La vita riparte anche nelle difficoltà delle tendopoli: domenica sera nel campo di Paganica 3 gestito dalle Misericordie è nato un bambino. Il bimbo è stato chiamato Maichol

 

http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_13/bimbo_tendopoli_1098aba2-2874-11de-9c1c-00144f02aabc.shtml

La realtà supera la finzione. Che il cielo mi perdoni per tutto quello che ho pensato stamattina.

Aprile 14, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | Ancora nessun commento.

Nomen, Omen.. e se ti va male?

cipolla-dorata

In famiglia abbiamo un cane. Ad essere precisi è mia sorella Chicca che ha un cane, però è talmente pacioccone e tenero che lo consideriamo un bene di tutti.

E’ uno splendido meticcio color crema di nome Marco.

“Ma Marco non è un nome da cane” è il di solito il commento generale degli estranei che gli si avvicinano, “fattelicazzitua” è il mio primo pensiero ma poi, per evitare di passare la vita fra ospedali e tribunale fingo di essere sorpreso e annuisco borbottando.. “eh già” come se chiamare il proprio fedele amico come un transatlantico o un Kennedy (Rex e Bobby) fosse invece una cosa normale.

Marco sarà magari un nome inconsueto però dubito che il nostro cane sarà preso per il culo dai suoi consimili al parco mentre si annusano vicendevolmente le natiche. Diverso destino invece attende altri meno fortunati.

Ora che la vicenda si è risolta felicemente ogni ombra di riserbo può cadere lasciando spazio al sarcasmo e a un filo di disprezzo.

Martedì il televideo riportava l’angosciosa notizia di un bambino piccolo, neppure 5 anni, disperso nelle campagne di Cosenza. Il fantolino è stato ritrovato il giorno dopo, incolume e i genitori hanno potuto riabbracciare… Michael Cipolla…, strabuzzo gli occhi, mi lavo la faccia per essere sicuro di leggere bene e l’orrore si conferma. Michael Cipolla.

Non comincerò l’invettiva con “va bene tutto…” perché proprio non capisco cosa spinga i genitori di un bambino che già avrà il suo bel da fare a rimediare una ragazza col cognome che si ritrova ad aggiungere spine e scalini alla vita del frutto dei propri lombi chiamandolo così.

Alcuni vengono chiamati come i nonni e lì la commistione fra fortuna e buon senso gioca un ruolo cruciale perché se tuo nonno si chiamava Erminio o Venceslao, solo la dolcezza di una madre può edulcorarlo in Emilio (il mio caso) o spostare il nome avito dopo un più classico “Giuseppe” (un abbraccio a Gepi), ma se i tuoi sono dei talebani ti tocca chiamarti Strato come mio cugino e ti rimangono poche carte da giocare.

In altri casi il secondo o terzo nome vengono lasciati alla fantasia o alla commemorazione di un evento che ricorda il concepimento o il parto.. caso di una altro bravo guaglione dei miei che fa “Cincinnati Kid” all’anagrafe ma solo dopo un solido “Andrea”.

Michael, che forse si chiama Maicol visto che lo spelling di un nome anglofono a Cosenza è un fatto avvolto da un alone mistico quanto lo scioglimento del sangue di san Gennaro, è solo l’ultimo degli sventurati che per tutta la vita dovranno pagare la presunta voglia di distinzione di due genitori sciatti e l’ignavia dell’impiegato dell’anagrafe che, anziché stampare cinque dita in faccia alla madre urlando “Michael il cazzo, tuo figlio lo chiami Michele!!”, ha preferito tirare il più crudele dei tiri mancini a un’anima innocente.

 

Ps

Io per non sbagliare chiamerei tutti, uomini e donne, Silvio. Un po’ di confusione ma molta serenità

 

Ps2

Non c’entra molto ma visto che dopodomani è pasqua vi regalo anche la chicca della fiancata della smart parcheggiata di fronte al mio ufficio.

smart

Aprile 10, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 3 Commenti

In difesa del premier di tutti noi

Cresciuto in un’enclave bolscevica, sono sempre stato pesantemente influenzato da pensieri contrari all’establishment, che invariabilmente era corrotto, corruttore e contrario alla nobile natura umana che un giorno si sarebbe scaldata al glorioso sol dell’avvenire.

In una famiglia da sempre schierata con l’opposizione protestare contro l’ordine costituito non solo era consentito, ma era motivo di vanto in quanto fulgida espressione di un pensiero critico, vivo e pugnace.

A me che ho il cromosoma che governa il senso della polemica spesso come una gomena da attracco, questo impulso al ragionamento è sempre sembrato una legittimazione assoluta a rompere i coglioni motivo per cui in 5 anni di liceo ho rimediato 2 sospensioni, un cambio forzato di scuola e un 7 fisso in condotta che, se non altro, alzava la media.

Varcata la soglia dei 18 anni, la pressione familiare si è fatta insolitamente intensa alla vigilia del mio debutto alle urne.

Pieno di quello spirito rivoluzionario tutto giovanile frutto dell’assioma “le ragazze di sinistra la danno via più facile” mi sono presentato al voto per difendere Roma dal proditorio attacco dei fascisti che candidavano Fini contro l’esponente dei buoni, Francesco Rutelli.

Mentre vi asciugate le lacrime, ridendo del fatto che nel 93 uno come Rutelli potesse essere considerato alfiere della sinistra Italiana, faccio appello alla vostra clemenza ed indulgenza ricordandovi che alla fin fine questa balla all’epoca se l’è bevuta mezza Roma e che Liguori da ragazzo era un estremista e Ferrara ha addirittura le foto in braccio a Togliatti.

Essere comunisti o comunque rivoluzionari era facilissimo prima di tangentopoli. Al governo ci stavano i sepolcri imbiancati, parrucconi e ladroni. All’opposizione gli eredi morali dei partigiani che difendevano l’integrità dello stato dalle collusioni criminali della democrazia cristiana.

La storia non era proprio così come me la ricordo io, però a 18 anni si fa e si dice di tutto per sembrare un guerrigliero di Sendero Luminoso alla compagna della classe accanto che portava la canottierina con l’effige di Guevara ma soprattutto la portava senza reggiseno.

A dirla tutta, un piccolo tarlo già da allora rodeva le mie certezze: “Ma se noi siamo i buoni e loro i cattivi, ma se la democrazia è principio santo e inviolabile.. ma come mai non vinciamo mai? (un po’ come la Roma)”.

Poi un giorno, uno che faceva il presidente del Milan è sceso in campo.

Di Berlusconi si sapeva poco. Informazioni più che altro derivate dalla domenica sportiva ed all’inizio i partiti erano contenti come quando ad un tavolo di poker fra amici arriva il gonzo da spennare, ma come dice il proverbio “se nella prima mezz’ora non riesci individuare il pollo, allora vuol dire che il pollo sei tu.” E Silvio vinse le elezioni.

Siccome mi era stato insegnato che il popolo è sovrano, la presi con sportività.

Meno mia madre, che al tempo faceva spesso la spola con Bruxelles e subiva un po’ il fatto che i suoi colleghi la sfottessero perché noi avevamo un primo ministro che faceva le corna nelle foto, ci provava con tutte e ai meeting si comportava come Alvaro Vitali in “Pierino, medico della SAUB”.

In 15 anni, contravvenendo all’elementare rispetto per responsi plebiscitari delle urne e con pochissimo gusto, ho sentito i “migliori” e “quotati” esponenti dell’opposizione provocare ed insultare un uomo che ha raggiunto risultati che nemmeno un aspirante faraone della prima dinastia avrebbe potuto sognare.

Riepilogando in breve quest’uomo ha:

  • Tre televisioni, non apparecchi ma emittenti
  • Una serie di ville talmente grandi che il fuso orario cambia passando da un’ala all’altra del palazzo
  • Un Vulcano!!!
  • Una squadra di calcio che gli permette di ciccare il sigaro nella coppa campioni
  • Una serie di gnocche che fa sembrare il proprietario di Playboy uno sfigato con calcolatrice, occhiali di corno e penne nel taschino
  • Un mausoleo funebre
  • Un conto in banca osceno disseminato in un numero di paesi talmente ampio che se si giocasse a risiko darebbe non meno di 12 carrarmatini a turno
  • Un torneo estivo che porta il suo nome
  • Ha fondato il più grande partito del dopoguerra dopo una gara di assaggi di grappe

 

Oltre tutto canta, balla, suona, tocca il culo al cancelliere tedesco, da del negro al presidente americano, racconta barzellette zozze e si permette di fare bordello urlando dietro alla regina d’Inghilterra. Gli manca solo di fare le puzze con l’ascella al G8, ma si sta allenando.

E’ il sogno di tutti.. inutile dire di no. Potere ed impunità assoluta. Caligola per sfregio al senato nominò il suo cavallo. Lui si è limitato, come un vero patrizio, a sistemare tutti i suoi clientes, i loro figli, le loro amiche e pure qualche estraneo che passava di la, ma non li impiega al ministero, li fa direttamente ministri.

All’inizio ero critico e scettico ma alla fine proprio non ce la faccio a trovarlo antipatico.

E poi come potrei non volere bene alla versione di carne di Geppo?

geppo1

Aprile 7, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 6 Commenti