Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Lavori Dimenticati

Esiste una lista ben precisa degli argomenti di conversazione che è possibile ascoltare sui mezzi pubblici della provincia di Roma. Sono possibili piccole variazioni sul tema (una volta gli immigrati erano molisani o calabresi, adesso sono di poco più meridionali) ma sul tram numero 8 , già linea 3 e 13, una delle prime posizioni è da sempre occupata dall’annoso problema dei mestieri scomparsi.
Tappezzieri, falegnami, stagnari, ciabattini, sarti e spazzacamini, tutti spariti, tutti sostituiti da oggetti usa e getta che non si riparano ma si sostituiscono e il commento generale rimane: “una volta le cose erano fatte per durare, adesso è tutta robaccia di plastica”.
Eppure c’è un mestiere che le massaie in pedalini sformati e ciavatte di ciniglia dimenticano, forse perché sono abituate a fruire solo del prodotto finito senza curarsi della fatica necessaria a confezionarlo.. il mestiere del minatore nelle miniere di sale.
Purtroppo da anni i giovani si sono disamorati e non vogliono più imparare questo nobile ed antico lavoro, spinti dalle lusinghe di facili guadagni senza fare un cacchio di buono della loro vita sono finiti tutti a fare i critici cinematografici.
E’ giunto il momento in cui lo stato si assuma la responsabilità di preservare il patrimonio di conoscenza dei nostri artigiani e mediante un convincente lavoro di ricollocazione geografica (la parola deportazione è virata di connotazioni ingiustamente negative) si attivi per restituire queste pecorelle smarrite alla professione che la genetica ha assegnato loro. 15 ore al giorno in una grotta di salgemma con una torcia in testa ed un piccone in mano.
Se poi esistesse la necessità di stilare una lista di nomi il primo in assoluto sarebbe quello che per il corriere della sera ha recensito come “imperdibile, 4 stelle su 5” il nuovo film di Michael Mann “nemico pubblico”.
Mann nella mia scala dei registi è l’equivalente per gli attori di Nicholas Cage, un dispensatore di sòle senza euguali che per qualche motivo riesce sempre a trascinarmi in sala.
E’ difficile rimanere calmi di fronte a una bufala del genere ma proverò ad esprimere il concetto senza parolacce: colui che ha realizzato il trailer del film dovrebbe essere arrestato per truffa! Da quei 30 secondi il messaggio che emerge prepotente è di un gangster movie frizzante e senza pause mentre come al solito il film di questo scarso arruffapellicola è un sostituto naturale dei barbiturici. A mischiare Mann e whiskey si rischia di fare la fine della povera Marilyn.
Devo confessare di essere rimasto sorpreso dal taglio avventuroso e scandito che la nuova opera sembrava avere memore di non essere MAI riuscito a finire un film di Mann senza schiacciare almeno in pisolino ma stavolta l’impresa sembrava a portata di mano.. e invece no! Certo andare a vedere questo film al secondo spettacolo è saggio come girare per il ghetto di Jhoannesburg sventolando 100 dollari però un film con una valutazione degna del Padrino sembrava valere il rischio.
Quanta amarezza, quanta disillusione e soprattutto che grandissima rottura di coglioni. Per carità, bella la fotografia, belle le luci, belli i costumi.. però se devo fissare Johnny Depp espressivo come una teira che fa la boccuccia a culo di gallina senza muovere un muscolo del viso mi compro un bel poster e me lo metto in camera tanto mia madre ha perso da tempo le speranze di avere un nipotino.
Velo pietoso su Christian Bale che ha sicuramente un gemello visto che in qualche film sembra saper recitare ma in questo sicuramente no. Credo possa dipendere dall’alcool ma una cosa è sicura, se lo prende lui lo prendo anche io prima di entrare in sala almeno mi addormento allegro.
Nella categoria “Sepotevafameglio” inserisco “l’uomo che fissava le capre” che a dispetto del titolo non è proprio una commedia e in cui il buon Clooney fa sempre la stessa parte (Gorge NON sei ne Jimmy Stewart ne Cary Grant, stacce) mentre promuovo giocosamente “2012” se non altro per i 7 miliardi di morti fra cui il presidente del consiglio italiano schiacciato dal balcone del Papa.. una chicca per intenditori.

Novembre 18, 2009 Pubblicato da zemariani | Mariani Consiglia | | Ancora nessun commento.

Le insidie della gioventù

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Circa un mese addietro sono andato a visitare una coppia di amici da poco fieri genitori di un bel bimbo.
E’ sicuramente vero che sono totalmente estraneo al mondo dell’infanzia ed a tutti i suoi annessi e connessi però entrato nella stanza del putto paffuto ho avuto la sensazione di essere di fronte ad una tecnologia più progredita di quella segregata nell’area 51. Oggetti che scintillavano, gracchiavano, roteavano, sensori di posizione e del respiro, umidificatori dell’aria, mancava solo un analizzatore in tempo reale delle puzzette.
Come tutti i cavernicoli tendo a guardare con sospetto le novità ed a provare a distruggere ciò che non comprendo. Questa volta però, sulla via di casa sono stato colpito da un pensiero differente indice di consapevolezza: ma io come sono sopravvissuto all’infanzia?
Facendo un’attenta analisi dei miei primi 10 anni ho realizzato che da qui a breve la mia carriera dovrà avere per forza una brusca accelerazione portandomi rapidamente a nuovo guru planetario o leader genocida altrimenti non si spiega davvero come il fato abbia permesso che io uscissi dall’infanzia senza menomazioni gravissime.
Cominciamo dal fatto che entrambi i miei genitori erano fumatori piuttosto attivi, non sono certo quindi che mia madre abbia smesso di fumare durante la gravidanza e se lo ha fatto non sono convinto di dover esserle grato perché mi ha precluso l’unica possibilità della mia vita di essere sottopeso.
Se passiamo all’alimentazione, i bambini di oggi mangiano pappe, creme, pastine e biscottini che sono l’antipasto per una vita insipida. Nemmeno nel romanzo di fantascienza più scadente si sarebbe potuto immaginare di alimentare un essere umano con cose di minor gusto che, però provengono da oasi giardino dove le mele crescono sorridendo e i vitelli si suicidano per senso di responsabilità nei confronti della catena alimentare.
Io invece, figlio di mamma lavoratrice, sono stato cresciuto nelle cucine dei miei nonni e dalla signora Anna, che chiamavo amorevolmente tata, che riteneva che le patatine fritte ed il baccalà fossero parte necessaria ed integrale dell’alimentazione prescolastica.
Piccola nota di cronaca, all’età di due anni e mezzo, mentre i miei erano in viaggio di lavoro ed ero stato affidato ai nonni pare che mi sia arrampicato sui fornelli (spenti) e mi sia fatto fuori una padella di ossobuco col risotto per poi precipitare in una sorta di coma gastrico per sette giorni. Come si suol dire.. chi ben comincia…..
Sul tema dello sviluppo intelletivo è prassi consolidata che per stimolare l’istinto ad apprendere dei bambini oggi vengano realizzati tutta una serie di giochi interattivi di dimensioni rigorosamente enormi per evitare di ingoiarli. Questi mostruosi aggeggi che consumano in pile quanto un circo a tre piste hanno mediamente il costo di una Lamborghini Gallardo e per quanto il genitore amorevole li possa sventolare di fronte al fantolino questi cercherà sempre in ingozzarsi con la plastica della confezione.
Dei miei giocattoli invece ricordo prerogative molto più affascinati quali:
1) Erano tutti rigorosamente di metallo con rari inserti in plastica che però avevano un sapore buonissimo (ho personalmente masticato le teste di tutti i miei soldatini Atlantic)
2) Erano formati da parti piccolissime, ideali per essere infilati in prese di corrente o cavità nasali
3) Venivano lasciati in terra o al più in ceste polverose per permettermi di sviluppare sani anticorpi

Quando si arriva al momento della socializzazione i bambini di oggi sono sottoposti a percorsi che una volta erano riservati solo a chi fosse rimasto 4 anni in mano all’anonima sarda. Lunghe sedute con i genitori per ridurre l’ansia da distacco, giochi selezionati ed ambienti disegnati da architetti giapponesi il tutto per una rata mensile pari alla spesa pubblica per le forze armate.
Io ricordo molto bene il mio asilo, sono ragionevolmente certo che mia madre l’avesse scelto perché aveva l’ingresso in forte pendenza sul quale poteva farmi scivolare senza correre il rischio che potessi tornare su.
Mi ricordo però che adoravo la signora Rossana, la proprietaria, e che passavo tutto il giorno a grufolare nella ghiaia come un maiale felice. Ho personalmente battezzato col sangue ogni singolo spigolo di quel giardino e lo scivolo in legno che lì troneggiava mi ha affettuosamente riempito le chiappe di schegge senza che nessuno ne avesse a ridire (a parte me).
Sul lato, bambini ed auto, posso solo ammirare i seggiolini disegnati dal reparto F1 della Williams sui cui adesso ogni bimbo è obbligato ad essere incatenato fino al compimento della maggiore età. Mi ricordo invece che il privilegio di viaggiare nel bagagliaio della station wagon di papà fosse tema di lotte al coltello con mia sorella. L’arrivo di una strada sconnessa che ci permettesse di schizzare come palline da flipper fra la lamiera e i sedili era salutato con lo stesso entusiasmo dello scioglimento del sangue di san Gennaro a Napoli.
Glisserò sui contenuti delle trasmissioni televisive delle prime tele libere ma è inconfutabile che l’attaccamento che provo verso i miei genitori sia originato dal fatto che se eri un protagonista di cartoni animati che guardavo ed avevi avuto un solo genitore orribilmente ucciso ti aveva detto un gran culo.
Per quello che riguarda i luoghi di divertimento devo ammettere che la puericultura ha fatto passi da giganti. Si sono diffusi ovunque punti di aggregazione che insegnano ai bambini ad interagire con altri bimbi, a modellare la creta, a fare arte, a suonare uno strumento musicale ad interagire con gli animali… ecco gli animali.. io ho passato tutta l’infanzia allo zoo a dare il sale alle capre e le noccioline alle scimmie che tiravano le feci ma il mio battesimo con la vita selvaggia l’ho avuto al cinodromo!
All’età di 7 anni assieme al mio miglior amico Matteo venivamo portati da suo papà Stefano alle corse dei cani. Visto che eravamo piccoli l’ingresso era gratuito, badate bene non vietato ma gratis!!!!!! Non voglio suggerire ai miei amici padri di fare lo stesso anche perché quel luogo di magia è chiuso da tempo però vi dico che non c’è nulla che stimoli in un bambino l’amore per la matematica e le tabelline che calcolare le quote di una tris, alla fine io mi sono laureato in ingegneria a 20 metri da li. Ci sarà pure un motivo no?

Novembre 16, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 3 Commenti

Primo classificato per distacco

Sapete bene che raramente ricorro a collaborazioni asettiche senza elaborarle ma in questo caso è doveroso non aggiungere nemmeno una parola.
E’ indubbiamente volgare.. esticazzi, ho le lacrime agli occhi da due giorni.
Dopo questo per me internet può pure chiudere.
Il cameo di Scott Baio impreziosisce un gioiello già splendente!

Novembre 9, 2009 Pubblicato da zemariani | I Veri Geni | | 1 Commento

L’istinto del diavolo


La mia casa è sempre stata un rifugio per felini. Da che io mi possa ricordare non è passato giorno senza il meraviglioso senso di affetto e calore che le fusa di un micio possono generare.
Come piccolo di casa (ammesso che il termine “piccolo” sia applicabile a un incrocio fra shrek e un grizzly canadese) ho sempre avuto l’onore di dare il nome ai gatti trovatelli. Dopo aver provato a imporre nomi fantasiosi a pesci rossi, criceti e tartarughe che inevitabilmente schiattavano nell’arco di una notte e che si toccavano potentemente le balle mentre fantasticavo sul nome da dare alla prossima vittima ho concluso che questa pratica portava semplicemente iella e l’ho abbandonata per gli animali di taglia rispettabile.
Questo è il motivo per cui per un lunghissimo periodo ai piedi del mio letto si sono addormentati due mici meravigliosi chiamati semplicemente “gatto rosso” e “gatto nero”.
Sarebbe spiacevole ed ingiusto metterli in fila in termine di affetto però è indubbio che il gatto rosso si sapesse vendere meglio facendosi coccolare dai familiari costantemente e ricambiando generosamente.
Rosso inoltre aveva un’abilità soprannaturale che me lo faceva preferire a qualsiasi altro quadrupede del globo ed alla maggior parte dei bipedi. L’istinto del diavolo.
Tutte le volte che a casa era presente un ospite che:
 Temeva o detestava i gatti
 Era allergico al pelo
 Indossava un vestito di pregio
Rosso lo puntava con decisione facendogli una corte serrata fino a ridurlo ad una massa di pelo, appanicata e stranutente.
Abilità correlata era sempre individuare solo i buoni di cuore che non lo avrebbero comunque mai rifiutato se non altro per ragioni di etichetta. Vittima prediletta è sempre stato il mio amico Andrea che piuttosto che infastidire il gatto se lo sciroppava con scolpita in volto l’immagine di San Sebastiano martirizzato dalle frecce.
In sostanza si tratta dello stesso fenomeno per cui, se siete non fumatori, non importa la cella di quale monastero vi nascondiate, il fumo della sigaretta più vicina vi raggiungerà da chilometri di distanza sfruttando gli alisei e vi impregnerà da vomitare il maglione di cachemire appena comprato a costo di un rene.
Nello stesso modo infingardo i fenomeni sub normali a due gambe che popolano gli aeroporti mi cercano con cattiveria per avvelenare la gioia del viaggio tanto decantata in numerosi post precedenti consapevoli di irritare la mia psiche quando un barile di eprite lanciato in una trincea.
Lunedì scorso mi trovavo su un Roma – Praga della Chech Air stracolmo, innervosito da una trasferta lavorativa che si prefigurava molto stancante e con il trolley in grembo perché ogni occupante del velivolo aveva pensato bene di portare 8 bagagli a mano.
Unici tre posti vuoti quelli di fronte a me, fila 4, la prima dopo la business. I due cugini meno scolarizzati di Cassano in un dialetto padroneggiato solo da loro e dai sacerdoti di Anubi hanno occupato questa fila perché, a detta loro, gli piaceva e sarebbe stato uno spreco di tempo sistemarsi dove gli sarebbe spettato. Ovviamente in 3 minuti gli occupanti legittimi si sono palesati generando grande malcontento nei truzzi che ritenevano ormai loro le poltrone per usucapione.
A metà del volo un signore della fila avanti ma dall’altra parte del corridoio, ha cominciato a dare evidenti segni di disagio, sentendosi male, chiedendo aiuto e li è partito il circo di Oler Togni al completo con giocolieri e scimmie ammaestrate al seguito.
Una delle hostess si è avvicinata al passeggero chiedendo in inglese la causa del malessere ricevendo una risposta nel gergo degli scafisti di bari vecchia.
Da li la richiesta per un interprete: “chi parla italiano?” e da dietro di me si è alzata con i tempi di risposta di un decatleta una suora larga quanto un juke box ma di sicuro minor appeal. “Lo parlo io!!!!!”
Dopo alcuni secondi si è però venuto a sapere che la sorella parlava SOLO italiano per cui è stata rispedita a posto celermente e secondo me anche con qualche vaffa.. ma tanto erano in ceco.
L’anziana devota non era però intenzionata a demordere ed è rimasta a fare capannello insieme ai cugini di Cassano agitandosi come un lemure nella gabbia, armeggiando con l’aria condizionata e facendo la spola con la propria borsetta riportando di volta in volta pillole di dimensioni sempre crescente fino ad arrivare a quelle che giurerei fossero supposte.
La diffusione di serie come ER e Dr. House ha reso l’Italia un paese oltre che di 56 milioni di commissari tecnici di medici diagnosti per cui tutte le file contigue al malato si sono sentite in diritto di redigere un’anamnesi, effettuare la diagnosi ed ipotizzare una cura! “gli chieda che medicine ha preso la mattina” “è allergico a qualcosa?” “è immunosoppresso?” ed a un certo punto “qualcuno sa fare il massaggio cardiaco?”. In tutto ciò la suora continuava a volteggiare sul malato come un condor fa sulla mesa andina sventolandogli sotto il naso il rosario per cui il poveruomo credo avesse in cuor suo abbandonato le possibilità di salvarsi e si fosse già incamminato verso la grande luce.

PS
Fortunatamente il passeggero si è parzialmente ripreso ed una volta capito che il non sarebbe morto a bordo l’interesse è rapidamente scemato e l’arrivo dei paramedici è stato visto unicamente come un ostacolo per lo sbarco e la perdita di preziosi minuti ai lap bar della capitale (spero non per la suora almeno)

Novembre 6, 2009 Pubblicato da zemariani | Editoriali | | 1 Commento