Questione di tempismo

In tutte le età dell’uomo c’è sempre stato spazio per coloro che, allergici al lavoro fisico, tiravano a campare spiegando agli altri i loro (del mondo, non i propri) peggiori errori ed i motivi della loro infelicità. In antichità si chiamavano filosofi, successivamente liberi pensatori ed ora laureati fuori corso in lettere e filosofia.
Quasi sempre i pensieri propugnati sono risultati opposti alla condotta od all’estrazione di chi li originava, basti pesare che dalla mente di un panzuto rampollo borghese di origine ebraica, figlio di avvocato e che aveva il vezzo molto poco rivoluzionario di ingravidare le cameriere e sposare le baronesse sia nata l’unione sovietica comunista ed antisemita o che un gracile, malaticcio imbianchino austriaco dai capelli neri, astemio e vegetariano propugnasse la superiorità genetica del suo (?) popolo, alto, biondo, enorme e divoratore di maiale e birra.
Non è quindi sicuramente la bontà di un’idea ad assicurarle il successo quanto la bravura o la fortuna di saperla collocare nel tempo. Facendo solo una piccola forzatura si può quindi giungere alla conclusione che non esiste un’idea buona od una cattiva se democraticamente consideriamo buona un’idea che convince le masse.
Ciò premesso è ridicolo giudicare con parametri contemporanei idee lontane che comunque posso risultare più attuali del previsto in situazioni di crisi e fare degli illuminati i loro propugnatori che la storia snob ha mal giudicato.
Nel cento cinquantenario della nostra repubblica credo che sia doveroso attingere a piene mani nel nostro passato alla ricerca di esempi positivi, di grandi pensatori e grandi uomini che con il loro esempio hanno forgiato il nostro stato ed a cui abbiamo voltato le spalle soprattutto in momenti di crisi.
Primo dei poco considerati è sicuramente il generale Fiorenzo Bava Beccaris che nei trattati di storia dovrebbe stare alla diplomazia ed alla risoluzione delle crisi interne come la Montessori sta all’educazione dei giovini ed invece viene etichettato come un reazionario bieco.
Nel maggio del 1898 il simpatico baffone risolse un’adunata di sediziosi milanesi che dimostravano per un motivo assolutamente futile e volgare come la fame sparando a cannonate e risolvendo indubbiamente il problema alimentare di 80 di essi.
All’epoca l’idea sembrò davvero buona a tutti tant’è vero che Fiorenzo fu promosso e nominato senatore dal Re ma un revisionismo deviato ci ha portato a considerare aberrante l’uso degli obici nelle manifestazioni di piazza.
Capisco bene che nella contingente situazione mondiale la mia richiesta di riabilitazione possa sembrare inopportuna però alla luce del fatto che ieri, di fronte alla farmacia di zona, ci fosse una fila degna del botteghino di un concerto dei Queen per comprare le pasticche di iodio in vista del passaggio della nube radioattiva giapponese forse i cannoni a palle incatenate sono una soluzione troppo edulcorata.
-
Archivi
- giugno 2011 (1)
- aprile 2011 (1)
- marzo 2011 (2)
- febbraio 2011 (1)
- dicembre 2010 (1)
- novembre 2010 (4)
- ottobre 2010 (1)
- settembre 2010 (3)
- agosto 2010 (1)
- luglio 2010 (1)
- giugno 2010 (1)
- maggio 2010 (5)
-
Categorie
-
RSS
Ingressi RSS
Commenti RSS
