Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Cultura sopraffina

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Come promesso oggi tratteremo un paio di titoli più adatti a un pubblico più sofisticato della cricca illetterata che usualmente mi accompagna.
Va riconosciuto alla sopraccitata masnada di avere buone doti trasformiste perché gli stessi Visigoti con cui ho visto “Transformers, The Movie” hanno condiviso con me la visione di “Mein Fuhrer” venerdì sera.
Appunto su questo titolo verterà la critica del pezzo unitamente a quella sul “Le vite degli altri”  con lo stesso protagonista, Ulrich Mühe, scomparso proprio subito dopo essere intervenuto alla cerimonia degli oscar della passata stagione.
Mein Fuhrer è un commedia molto delicata che tratta un tema drammatico, gli ultimi giorni del Reich, con un garbo e un ironia davvero inaspettata per un film tedesco.
Alla vigilia del capodanno del 1945, Joseph Goebbels ha progettato una imponente sfilata fra le vie di Berlino per mostrare alla Germania e al mondo che il paese non è in ginocchio ed è ancora fedele all’idea del suo leader.
Hitler però è un uomo piegato dalle sconfitte e preda di vaneggiamenti e non può assolutamente essere presentato in quello stato.Alla ricerca di qualcuno o qualcosa che possa ridare smalto al dittatore, il ministro ritrova in un lager il più celebrato attore ebreo tedesco e lo scrittura per migliorare la dizione, la postura e la confidenza con il pubblico.
Salvato dal campo di concentramento si ritroverà sbigottito dinanzi a un manicomio di fasti perduti e gestualità ossessive alla “tempi moderni”.
L’idea non è originale, Mel Brooks in “essere o non essere” aveva raccontato una storia per certi versi simile, ma è sviluppata in maniera gentile e delicata senza mai scadere né in situazioni grottesche né nell’autocommiserazione.
Ci sono molti momenti davvero divertenti e scherzare su una cosa del genere non è mica roba da ridere (passatemi il calembour), con battute surreali alla Woody Allen e qualche pizzico di commozione che vi permetterà di  allungare il braccio verso la fanciulla al vostro fianco e fare una signor figura con una pellicola da 7-.
Su “ le vite degli altri” invece non ho mai condiviso il giudizio di entusiasmo dilagante.
Visto che ormai non si inventa niente nessuno, la trama ricorda uno splendido e sconosciuto film di coppola “la conversazione” ed anche qui il protagonista, un agente di sorveglianza delle DDR, spreca la sua vita ascoltando quella degli altri vivendo solo di riflesso le emozioni a cui ha rinunciato.
Film sull’alienazione avrebbe potuto benissimo ambientarsi ovunque, da un convento di clausura a una chat internet ma sostanzialmente alla fine si ricade sempre sulla sintesi suprema: “ Du’ palle”.
Bella la recitazione, attenta la regia claustrofobia, capisco tutto ma 2 ore di uno in soffitta che ascolta in cuffia e si macera non rappresentano per me l’acme di una sceneggiatura. Non posso assolutamente etichettare il film come brutto però alla fine della proiezione lascia quel senso di insoddisfazione del tipo: “vabbbbè e quindi?” che l’uomo medio ha paura di esternare in pubblico per non dovere sentire una voce femminile che chiosa: “sei sempre il solito tu, se non ammazzano mille persone non sei contento”.
Il film vedetelo in tranquillità, senza affanni, con un po’ di fortuna vi addormenterete soddisfatti di essere caduti tentando di elevarvi.
Buona visione, come dice la Folliero

 

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dicembre 3, 2007 - Posted by | Mariani Consiglia

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