Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Vampiri e Gnoccone

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Oggi si parla di film diametralmente opposti che però confermano alla grandissima la mia teoria delle valutazioni differenziali ossia: il film è bello o brutto solo in funzione di quello che ti aspetti. Per questo motivo sono uscito serenamente rinfrancato da uno spettacolo di basso profilo come “30 giorni di buio”  mentre invece l’ultima fatica di Woody Allen “Sogni e delitti” ha risvegliato in me lo scottante problema della raccolta fondi per la ricerca sul morbo di alzheimer.
Non è che il film del maestro newyorchese sia proprio bruttissimo però dall’autore che reputo fra i più brillanti e la cui ironia ha (de)formato il mio umorismo mi aspettavo qualcosa di più di un episodio del tenente Colombo.
Il titolo originale è “Cassandra’s Dream” ossia la barca che due fratelli decidono di comprare per godere del meraviglioso clima britannico (nella sequenza iniziale i due bordeggiano la costa sotto un cielo nero e sono felici dello splendido tempo) e che gli farà assaggiare una fettina di lusso a cui non vorranno più rinunciare e per cui saranno disposti a uccidere uno sconosciuto.
Fra l’inizio del film è il suo evento catartico passa una buona ora abbondante in cui non succede praticamente tranne Ewan Mcgregor che rimorchia una dissoluta attrice di teatro bona come il pane caldo in una notte di pioggia e Colin Farrel ubriaco che perde a poker.
Dopo il fattaccio ci perdiamo appresso alle manfrine dei due figli di albione fino ad un epilogo alla Mr. Bean.
Probabilmente la pellicola è una proiezione del regista che in vita sua ne ha combinate più di Carlo in Francia e almeno sul grande schermo prova ad emendarsi dalla sua vita scellerata esponendo il tema faustiano del fatto che a fora di andare a caccia di gonnelle ti danni l’anima. Bel tentativo Woody, all’inferno ci vai lo stesso però.
Trovando però Allen maschilisticamente  molto simpatico non posso che essere contento della selezione prestigiosissima di maggiorate burrose in stile catalogo Postal Market degli anni 50 che popolano i suoi ultimi film e con cui probabilmente ha pure cincischiato.
30 giorni di buio invece è un horror che tira fuori dal cilindro un’idea originale in un genere in cui è praticamente impossibile non ripetersi e per questo si fa apprezzare anche se non è proprio lo stato dell’arte.
La storia comincia al tramonto dell’ultimo giorno di sole prima dell’inverno artico in un avamposto petrolifero dell’Alaska. L’anonima cittadina si prepara a trenta giorni consecutivi di tenebre sotto una fitta nevicata che rende il clima ovattato.
A un certo punto con una nave rompighiaccio (e dove cacchio l’hanno trovata??) una torma di vampiri arriva in città per cena e pezzo a pezzo si porta a casa tutta la popolazione ad eccezion fatta di un manipolo di bifolchi che si asserragliano per rivedere l’alba.
Il film è ben fatto, con una fotografia quasi in bianco e nero molto fumettistica che sfrutta il contrasto fra la candida tormenta, i cupi occhi di vampiri molto gotici rigorosamente vestiti da cocktail party e fiotti rossi come nemmeno alla festa del barolo.
Durante la mattanza ce ne è per tutti i gusti, da teste staccate ad accettate a corpi mutilati nei tritarifiuti con belle scene di caccia che ricordano più alien di un classico horror ma che più volte mi hanno portato a mettere una mezza mano di fronte agli occhi.
Unici nei ingombranti, il finale molto classico e il capo dei vampiri che sembra un impiegato del catasto ungherese. Rispetto per il terziario ma il principe delle tenebre col doppio mento no!
Buona visione 

 

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febbraio 12, 2008 - Posted by | Mariani Consiglia

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