Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

A grande richiesta

In attesa dell’impresa che ci attende nella doppia sfida contro il Real Madrid, ripubblichiamo la cronaca della fortunata trasferta di Lione. Got mit uns.
Un equipaggio ben assemblato, una meta ambiziosa.
Fiordoliva, Giudice, Mariani, Vesentini (in rigoroso ordine alfabetico) Morbelli come supporto esterno, Buzzetti (già esule in Francia) come responsabile Fun&Leisure.
Partenza dall’aeroporto Leonardo da Vinci in una tiepida giornata di inizio primavera destinazione Nizza.
Le premesse sono delle migliori, il piano è ben congeniato; razzie sulla costa azzurra e risalire il Rodano su battelli di fortuna fino Lyon; destinazione finale lo stadio Gerland, casa dell’Olympique Lyonnais, ritorno degli ottavi di finale della UEFA Champions League.In barba alla scaramanzia da 3 settimane profetizzo facili vittorie legate alla straripante superiorità giallorosa, la croce verde è allertata dagli scettici compagni di ventura.
All’arrivo a Nizza l’ing. Fiordoliva, delegato ai trasporti, ritira il nostro carro alato della vittoria, una sontuosissima SAAB 70mila TDI cazzi e sfazzi con cui villaneggiare in riviera; carichiamo i bagagli, raggiungiamo il centro città parcheggiando all’interno del consolato italiano, e ci immergiamo nel paganissimo carnevale Nizzardo in via di esaurimento sul lungo mare. Il primo pasto dovrebbe farci presagire che quest’escursione non sarà una passeggiata per i nostri fegati affaticati; Take-Away cinese che ci perseguiterà per tutta la giornata.
Raggiungiamo velocemente Chateau Fiordoliva che ci spalanca le sue braccia lussuose  e piene di lusinghe.
Doccia veloce ed appuntamento a Juan les Pines (nel raggiungimento del quale inauguriamo il book di fotografie gentilmente offerte come souvenir dalla stradale francese) per una cena frugale, visto che una minerale costa 5.5€, e poi al casinò raggiunti dall’ingegner Buzzetti che ci presenta il nuovo membro della brigata: Buzzdog, Husky catanese al seguito della lupa capitolina in trasferta e nuova mascotte ufficiale della brigata Tenaglia.
Serata a fasi alterne che vede il baratro della miseria aprirsi sotto i miei piedi salvo poi richiudersi di slancio dopo un sontuoso colore a Stud poker.. è trionfo. Fiordoliva +450, io +200, per gli altri perdite minori.
Il giorno successivo comincia presto per me, eroso dalla voglia di football e dall’evidente necessità di procacciare una giusta dose di birra per il lungo viaggio. Mi impossesso del mezzo meccanico per andare a fare la spesa che, in ossequio alla politica salutista della scampagnata, si compone di: Birra, birra, formaggi molli francesi, salumi e vino. Al mio ritorno a casa, onusto di cerveza trovo un piano macchinoso e sciagurato ad attendermi. Totone favoleggia di serata a Montecarlo con sue amiche di facili costumi per tour di locali mondani e casinò.. è lunedì sera ed il principato non ha mai visto così poca gente dall’epidemia di spagnola del 1919.. il dubbio è forte.
L’appuntamento con le fanciulle è fissato in un grazioso ristorante fuori Monaco all’altezza del punto dove la principessa Grace ha perso la vita.. forse buttandosi per sfuggire al conto, visto che sulla carta dei vini troneggiano bottiglie con costo minimo a 3 cifre, perle di sudore freddo impreziosiscono la mia fronte.
Ovviamente delle amiche di Totone non v’è traccia per un’insolita buca dell’ultimora, ma veniamo raggiunti da una coppietta di persone simpatiche e riservate indubbiamente impreparate alla ridda di volgarità e allusioni sessuali che verranno proferite nel corso della serata. La cena prosegue tranquilla, scandita da tre bottiglie di ottimo vino ed un conto (piotta secca) assolutamente negli standard monegaschi e ben al di sotto di quanto si poteva temere alla vigilia, il casinò ci aspetta scintillante.
Veniamo rimbalzati dal Casinò Central causa serata per melomani e finiamo al casinò americano; un orrida pacchianata sita lungo il percorso del gran premio.
In un tempo davvero breve vengo spogliato di tutta la mia arroganza e privato non solo della vincita ma di altrettanti danari. Peggio di me Fiordoliva che, sicuro della sua armatura di pezzi viola, si scaglia a testa bassa contro il tavolo da Black Jack rimediando una solenne lezione da un funambolo del 21 che con i suoi denari ci fodera la lettiera del gatto del principe Alberto. Sulla via del ritorno prosegue la serie di istantanee del nostro veicolo portando a 3 il numero di Polaroid realizzate nell’arco di appena 24 ore.E’ gia mattina (veramente sono le 13, ma tutto è relativo come diceva Einstein) siamo alla vigilia della partenza. Appuntamento con Buzza al primo autogrill dell’autostrada. La flotta è composta dalla nostra SAAB, dalla Musa di Totone ospite per la notte da Fra’ e dalla BMW dell’ingegnere supremo. Approfittiamo della sosta per un rifornimento volante e lì la prima vera gemma cristallina della vacanza. Toto si avvicina con le seguenti parole: “Mi sa che ho combinato un pasticcio, ho messo la benzina nella Musa diesel di mamma” solo 30 € ossia tre quarti di serbatoio.. non contento il delfino di forza Italia vorrebbe mettere in moto l’auto dopo aver aggiunto i restanti 5 litri di diesel al grido “ma che vuoi che succeda”. Dopo essere riusciti a dissuadere l’incauto dal suo folle gesto assistiamo alla telefonata all’angustiata genitrice che nuovamente viene messa a conoscenza del fatto che il figlio ha messo qualcosa dove non avrebbe dovuto, non levandolo per tempo. Questa volta però le conseguenze sono più limitate e la carovana riparte alleggerita di una vettura zavorra, cosa che aumenta la velocità di crociera dai 130 Km precedenti ad una media di 180 per la gioia degli appassionati fotografi delle autostrade transalpine.
Il viaggio scorre lieto accompagnato da generose quantità di una birra leggera e gustosa che non pesa sul capo ma alleggerisce il cuore fino al trionfale ingresso in Lyon. La città è bellina, ordinata e impreziosita da due fiumi che la attraversano, ma venendo noi da Roma e non da Roccella Jonica non desta una grandissima impressione.
Una volta sistemati nel centralissimo e sontuoso albergo che Zio Caramanna ci ha trovato (talmente godurioso da ospitare la squadra transalpina in pre-ritiro) ed alloggiata la mascotte nel nostro bagno, ci immergiamo nelle vie del centro storico stracolme di tifosi giallorossi alla ricerca della brasserie dove il resto della truppa ci aspetta.
Parecchie birre dopo, l’ansia della partita prende il sopravvento, e ci lanciamo verso lo stadio con i mezzi più disparati. Alcuni riescono a prendere i pullman per i tifosi, altri la metro, io salgo sul carro dei pusillanimi e raggiungo lo stadio in taxi dopo una lunga peregrinazione.
Lo sbirro di turno ci indirizza esattamente dalla parte opposta dello stadio, probabilmente verso suo cugino armato di scimitarra saracena, ma dopo una mezz’ora di passeggiata nelle frasche antistanti lo stadio riusciamo a raggiungere il cancello della Virage Sud.. ossia LA CURVA SUD! Il destino è con noi. Miracolosamente ci ritroviamo tutti in coda per la attenta e scrupolosa perquisizione della gendarmeria francese in assetto antisommossa, evidentemente la nostra fama ci ha preceduti.
Pur essendo evidentemente gli ultimi ad entrare allo stadio troviamo uno spicchio comodo e sgombro da cui si gode di eccellente visibilità.
Il campo illuminato a giorno è uno smeraldo rilucente che ci attira come una falena verso il fuoco.
Il tempo si restringe e si dilata nell’attesa spasmodica; da Roma giunge la voce che Panucci febbricitante sarà sostituito da Cassetti, porca troia!
Un fiume di sms ci sommerge con preghiere, imprecazioni, esortazioni. Ci fossero stati i telefonini, le truppe dirette in Normandia avrebbero ricevuto meno comunicazioni preoccupate da casa.
Alle 20:40 lo speaker comincia a leggere la formazione della Roma; dubbi e certezze sono confermati, indietro non si torna.20:45 parte la musica assordante della UEFA in un turbinio di luci, il telone d’argento raffigurante un pallone trapunto di stelle si agita come dotato di vita propria mentre la tifoseria transalpina riempie la curva nord dei colori della Francia esponendo un maxi striscione (pardon sdrisgione) in cui Asterix le suona ad un legionario sormontato dalla scritta “Veni, Vidi e Perdi”. Lo spicchio giallorosso ruggisce, più per partito preso temo che per effettiva comprensione della citazione storico-militare ma quello che conta è esserci, fare casino e rispondere colpo su colpo.
Tramite clientelarismi, simonie e mazzette varie, zio Caramanna ha ottenuto una pettorina da fotografo e seguirà la partita da bordo campo. L’invidia mi sevizia il cuore come un aculeo imbevuto di veleno.
Calcio d’inizio, la sud risponde col suo urlo belluino che non si fermerà più per i 120’ seguenti.
La Roma attacca lontano dalla nostra postazione ma la bomboniera lionese ci permette di seguire agevolmente lo svolgersi della gara. Sesto minuto, palla in mezzo, De Rossi svetta, RETE! Non esulto, mi ci hanno fregato troppe volte, l’arbitro annulla per un fallo del capitano. Con una copertura dell’evento seconda solo all’operazione “Desert Storm” da casa giungono atti notarili benedetti dalla santa sede e sottoscritti da un giuramento sulla vita dei figli di Berlusconi che affermano che il gol è buono come la pizza bianca calda alle quattro del mattino.
Bestemmie furenti incrinano la guglia della cattedrale di Arles.
La Magica continua a spingere, il Lyon si conferma la squadra di pupazzi imbellettati che ho sempre supposto. Quando un guardalinee asservito al Gollismo ferma Perrotta lanciato magistralmente a rete comincio a formulare le più fantasiose ipotesi di complotto che vedono coinvolti i servizi deviati, la legione straniera e una cellula di nostalgici di Vichy. Tutto è contro la Roma, è vero sono un piagnone e allora?
L’ansia mi opprime il petto come una colata di Vics VapoRub di basalto rovente ma nel buio della notte i riflettori esaltano il colpo di sciabola di Tonetto che al volo, quasi dalla riga di fondo campo, serve il capitano che in beata solitudine inzucca. GOL, non ci credo, cioè si, alla fine l’ho sempre saputo ma sono pur sempre della Roma, nato per soffrire. Nemmeno provo a formulare pensieri positivi schiavo di una scaramanzia medievale ma mi limito ad urlare come un ossesso nella speranza di un sano colpo apoplettico.
Lo stadio è incredulo, pensavano di portarsela da casa questi mangia rane intrisi d’aglio e invece adesso devono farne almeno due per dimostrare di non essere un’accozzaglia di mezzi giocatori troppo forti per il paese che li ospita e troppo scarsi per il resto del pianeta.

La Roma però non molla e i suoi faticatori crescono, minuto dopo minuto. Cassetti di esalta sulla fascia destra recuperando palloni e deridendo i suoi malcapitati avversari.
Poi, quella che verrà ricordata come “la SEQUENZA DI LIONE” Cassetti ruba palla, Pizarro inventa per Taddei, controllo difficoltoso ma fortunato e la palla scivola verso Totti, lancio di 45 metri per Mancini a tu per tu col terzino francese. Il tempo si ferma, gli alvei dei polmoni si rifiutano ostinatamente di aprirsi. Amantino scarta verso l’esterno (COSA CAZZO FAI FINOCCHIO MITOMANE ?!?!?), mi aspetto che da un momento all’altro possa inciampare sulla sua maledetta spocchia. Invece, come un enorme ma leggiadro colibrì, comincia ad oscillare da destra verso sinistra con una frequenza folle, ad ogni finta un battito del mio cuore, 1,2,3,4,5,6,7 volte il peso si sposta da un piede all’altro, il terzino va giù, un altro passo e una bordata sotto il sette del primo palo.
GOL, due a zero, a niente, a fuffa!!!!!!!! Baraonda infernale, percepisco distintamente che uscire sani da questo stadio non avrebbe davvero senso per cui mi butto nella calca alla “come và, và”. Lo sa anche Gianluca che disteso per terra chiede a gran voce di essere ucciso; esaudisco la sua preghiera con gioia tuffandomi a corpo morto da due file più sù.
Lo stadio Gerland sembra l’Antartide in cui stia esplodendo un ordigno atomico: una distesa di gelo priva di vita squassata da un inferno assordante di colori, fuoco e caos che si propaga ad onda da un epicentro di poveri folli festanti, noi.
Quanto manca? 60 minuti? Ma che siete pazzi? Il tempo non scorre mai, sembra l’ultima ora a scuola con interrogazione pendente sul mio capo ma in qualche modo si riesce ad arrivare all’intervallo e finalmente i bronchi tornano a funzionare con regolarità.
Mi commuovo al messaggio di mia madre che mi informa di essere anche lei davanti al televisore e che il primo gol è stato segnato da Totti.. mia madre che baratterebbe volentieri tutto il calcio del mondo per una fioriera, cuore di mamma! Comincia il secondo tempo, la Roma attacca sotto la sud ma prima c’è da far passare la prevedibile sfuriata de les Gauloises. Siamo pronti alla logorante guerra di trincea sotto scrosci di pioggia che non intaccano le nostre barricate.
I primi venti minuti ci regalano la consapevolezza di avere finalmente un portiere degno di questo nome e non solo del bancone di un albergo come spesso ci è capitato.Tre quarti di gara, è fatta penso, e mi maledico nello stesso istante per la mia idiozia ma la Roma mi conforta e alleggerisce la manovra riuscendo anche a farsi negare un rigore e gettando così benzina sul nostro fuoco.
Non soffriremo più, e il novantesimo arriva come un falco su uno stadio che sta sfollando.
E’ FINITA, siamo ai quarti dopo 24 anni. Nell’ottocento un buona fetta di popolazione sarebbe potuta nascere e morire nel frattempo e noi invece saremo testimoni di entrambi gli eventi. Il ritorno verso il centro è una festa giallorossa itinerante, un carnevale romanista che si riversa in metropolitana vociando e festeggiando. La città già dorme stordita dalla delusione per il traguardo bucato anche quest’anno ma questo non le impedisce una sportività a cui sinceramente non siamo abituati. Solo complimenti e gente che ci stringe la mano dicendo “avete meritato, bravi”. Ammetto che un po’ rosico ma alla fine sono conquistato dalla loro civiltà e non me la sento di infierire.
Non riesco ad andare oltre, qualcuno cerca luoghi dove allungare la festa, io svengo a letto esanime mentre Buzza e Totone intraprendono il coraggioso viaggio di ritorno verso Nizza e Roma in auto!
Un Rodano placido e maestoso mi dà il buongiorno alle 6 della mattina seguente. C’è un aereo da prendere, giusto il tempo di una sontuosa colazione da 24€ (che Daniel non consuma credendo di doverla pagare salvo poi scoprire che era inclusa, gioia!) e poi verso l’aeroporto; piccolo problema.. qual è l’aeroporto visto che ce ne sono 3? Tiriamo a sorte e ci immettiamo in un fiume di traffico spaventoso per una città grande come Ostia. Ci dice immeritatamente culo, riconsegniamo la vettura senza carburante (altri 70€ nel cesso ma oramai il delirio di onnipotenza è totale in tutti noi) e arriviamo sereni al check-in con largo anticipo. L’aero è praticamente un charter della curva Sud, popolato da un bestiario romanista che si distingue con alcune perle fra cui “ (all’indirizzo di una coppia stile Ricucci-Falchi anche loro al seguito) A purciaro! Ma su ‘sti voli la porti una così?” oppure  “ OOOOOOOOO quella mora là, quella mora là, fa la pornosta’ (rivolto ad una hostess di colore un pelino intransigente)” e in ultimo una perla del vice comandante che si rivela essere romano e romanista e carica la platea con “daje rigà ve porto a casa e forza ROMA”.
Una mattinata africana ci accoglie accompagnata da un’ultima gioia.. il papà di Daniel che lo doveva venire a prendere ha sbagliato aeroporto.. e abbandoniamo il Britanno con un malcelato sogghigno.
Sono passati nemmeno quattro giorni, ma in città l’atmosfera è elettrica e già si sogna per il prossimo obiettivo da centrare come in un gigantesco Risiko.
Comunque vada sarà un’altra scorribanda ben riuscita.

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febbraio 15, 2008 - Posted by | Mariani e il calcio

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