Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Il canale delle meraviglie

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Fino ad oggi il podio delle frequenze su cui oziavo pigramente nei pomeriggi uggiosi o nelle serate scandite da cene ad alto fattore di colesterolo con amici e parenti era:

  1. Teletevere, meglio nota come TBNE, il canale posseduto da una congrega di parrucconi pseudo cristiani ammaestrati da un ex piazzista della Folletto che ha capito che è meglio vendere ricambi per l’anima piuttosto che per aspirapolvere
  2. Telemarket, ventennale vetrina di quadri, tappeti, orologi, gioielli e cineserie varie venduti sempre dalle stesse 3 persone che quindi vantavano uno spessore di conoscenze secondo solo a quello di Leonardo da Vinci
  3. Tele A+, emittente napoletana che il venerdì produce “Piazzetta Merola”, varietà liberamente clonato da piazza Italia della Rai in cui si esibiscono artisti del calibro di Gigione e Joe Donatello, indimenticati protagonisti del capolavoro cinematografico del neorealismo “Grazie padre Pio”

Purtroppo da più di un mese Telemarket non trasmette più a livello nazionale lasciandomi orfano di Paolo Frattini, dei suoi Rolex ma soprattutto di Franco Boni, reso popolare ai più per la parodia di Guzzanti all’ottavo nano, l’uomo che ha reso grandi protagonisti del novecento i salotti di mezza penisola. Come riempire questo vuoto?
La risposta è giunta come un raggio di sole che buca una fitta coltre di nubi: Canale Italia.
Network di livello nazionale (incredibile ma vero) trasmette nel Lazio sulla frequenza 38 UHF accanto a blasonate emittenti nazionali come Rete4 puntando su un pubblico che va dai 14 ai 98 anni. Come un novello Batman, durante il giorno il palinsesto si ammanta di rispettabilità regalando meraviglie come la nuova (?) edizione del “Tappeto volante” di Rispoli, gli editoriali di Pierluigi Diaco e una trasmissione calcistica gestita dalla famiglia Collovati, al calar della sera però il rosa si scurisce nel rosso più malizioso proponendo una serie inesauribile di film nudisti degli anni ’70.
Per chi non abbia la morale totalmente corrotta come la mia, i film nudisti sono il punto più altro della cinematografia degli anni della contestazione e dei successivi anni di piombo. In queste pellicole non esiste alcuna storia ma, come in un documentario, delle signorine ballano e corrono in topless (raramente vola via il pezzo di sotto) in splendidi paesaggi naturalistici senza proferire alcuna parola.
E’ commovente il candore delle scene di nudo completamente gratis di bellezze leggermente in soprappeso, vagamente goffe che suscitano pensieri meno peccaminosi della coeva Susanna Tuttapanna dei formaggini.
Già stregato da questo popò di offerta, mi sono votato anima e cuore quando ho ritrovato gli stessi venditori di Telemarket in cassa integrazione la domenica ad ora di pranzo a proporre le stesse meravigliose opere d’arte che tanto m’avevano fatto innamorare della defunta emittente bresciana.
Tutte queste qualità avevano collocato Canale Italia sul gradino intermedio del mio podio televisivo almeno fino a ieri. Come ogni vero fuoriclasse il direttore dei programmi aveva in serbo la zampata del campione. Quella che fa si che io abbia rotto il telecomando per impedirmi di cambiare frequenza: il ritorno di “Colpo Grosso”.
Ebbene si, la leggenda ultrasoft core che ha animato i miei sogni da brufoloso pre adolescente è di nuovo su piazza. Ha cambiato nome, Gran Casinò (credo), ha cambiato conduttore, Marco Predolin, ma manca solo la Fiche Cadeaux Panto.
A onor del vero il programma è ancora in rodaggio. Le ragazze sono impiegate alla contabilità degli autogrill di Sofia e la scenografia può ricordare un CasaIdea tenuto in Corea del Nord però si intravedono possibilità illimitate sotto il sorriso accattivante del leggendario conduttore di “M’ama o non M’ama”. C’è ancora la slot machine, ci sono ancora gli spogliarelli dei concorrenti e c’è ancora la singolare sfortuna che porta la partecipante femminile a lasciare anche le tonsille sul palco mentre l’uomo raramente arriva a privarsi dei calzini.
Questo tuffo nel passato mi ha accarezzato l’anima ricordandomi gli spensierati tempi del liceo quando riunendoci in gruppo si discuteva con animazione e severità se fosse più bona la “13” o la “quadrifoglio” trovandoci poi tutti d’accordo che l’ananas era la meglio.
Saudade

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febbraio 27, 2008 - Posted by | Editoriali

2 commenti »

  1. l’ananas era la meglio. Avevi dubbi?

    Commento di cosimo | febbraio 27, 2008 | Rispondi

  2. bhè…grande colpo grosso!
    per non rimanere alzato lo registravo ahahah, me lo vedevo con calma e rallenty!

    stasera ho visto x la prima volta “gran casinò” … promette bene, speriamo

    Commento di Roy | maggio 10, 2008 | Rispondi


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