Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Forza e coraggio che dopo aprile..

E’ parecchio che trascuro l’aspetto cinematografico e di questo mi scuso.

Principalmente perché da un po’ mi imbatto solamente in film scialbi che non mi va di commentare, un po’ perché incredibile a dirsi c’ho da lavorare ma soprattutto perché sono in febbrile attesa del trittico di minchiate Hollywoodiane che popolerà il mio maggio: Ironman, Indy 4 e Hulk.

In preparazione a questa orgia di botti, lustrini colorati e ipertrofici babbei in brache colorate mi sono dedicato a una terna di  film “minori” che sembravano promettenti e che hanno risposto alle aspettative in maniera variegata: Tutta la vita davanti, In amore niente regole e 21.

Comincio con le note liete, ossia il film di Virzì. Sono un grande estimatore dei film del regista toscano che più di una volta ha sfornato pellicole gradevoli, che si prendono sul serio il giusto e che mirano volontariamente basso per poi sorprenderti con picchi di umanità inaspettati.

La storia è molto semplice ma ben costruita. Una brillante studentessa di filosofia scopre alla fine del suo percorso di studi che la pergamena di laurea può tranquillamente arrotolarla e farci il cartoccio per i lupini.

Per tirare a campare entra nel mondo dei call center  scoprendo un sottobosco culturale popolato di gente che vive nel miraggio del grande fratello in cui la laurea è un handicap più che un punto di merito.

Finita l’analisi di dettaglio passiamo allo spiccio. Il film fa ridere quanto più si è estranei a questo mondo fatto di sandali d’argento, corpetti dorati e occhiali di D&G grossi come la parabola di SKY che c’ho in terrazza. Per tutta la pellicola si alternano gnoccone spaziali (una in particolare) che parlano come Nadia Rinaldi e ti fanno sperare in un’epidemia di faringite per superare la barriera linguistica.

Come sempre il finale è molto amaro ma viene rinvigorito da una perla assoluta: alla domanda “cosa farai da grande” la figlia della succitata gnoccona risponde decisa “filosofia” e la madre chiosa “perché è un lavoro?”. Ineccepibile!

Discorso drammaticamente differente per “In amore niente regole” fantasioso adattamento italiano del titolo originale “leather heads”.

La trama è ambientata agli albori del football professionista stelle e strisce e prova a ripercorrere la gloriosa era delle commedie brillanti a cavallo della seconda guerra mondiale.

Piccolo problema, Gorge Clooney non è Cary Grant e Reneè Zellweger non è Doris Day.

Il film lo definirei “caruccetto” ma è davvero poca cosa; un’ora e passa di George che inarca le sopracciglia facendo faccette buffe e dell’australiana che si dimena truccata come una prostituta da far west gonfia come un divano puff. Qualche spunto magari a sforzarsi si potrebbe pure trovare ma per uno che è ha passato i sabato pomeriggio dell’infanzia accanto alla mamma guardando vecchi film sentimentali con Rock Hudson o Gregory Peck (restando etero, aggiungo con un pizzico di vanità) è una interminabile sequenza di scenette già viste e viste sicuramente fatte meglio. Rimane una pellicola per le estimatrici del dottor Ross che usciranno deliziate dalla sala in un eco di gridolini estatici, marca parecchio male invece per i maschietti visto che la protagonista femminile risulta sessualmente appetibile come un borsone pieno di gatti con la scabbia.

Scendendo di un ulteriore gradino nella scala della mondezza troviamo 21, un film che narra la storia (vera) di un gruppo di studenti universitari guidati da un professore cattivissimo alla conquista di Las Vegas.

E dire che ero partito assolutamente ben predisposto, deliziato anche dal fatto che il mio amico fagiano deputato all’acquisto dei biglietti li avesse presi per il Warner sbagliato. Poi, un po’ alla volta, mi sono immalinconito nella visione di un film brutto, fatto maluccio e dal quale non hai mai l’illusione che ti possa regalare una sorpresa.

A parte i soliti chiari riferimenti ad un mondo di fantascienza in cui dei matematici sfigati di accoppiano con bionde incredibili dal fisico statuario, l’opera riesce nell’impresa di fare due palle così raccontando una storia sul gioco d’azzardo, il tradimento, il sesso e la vendetta. Mica poco.

Per fortuna mi aspetta un week end molto lungo in cui potrò fare bottino pieno di cazzate per ritemprare il mio animo deluso!

Buona visione

 

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aprile 23, 2008 - Posted by | Mariani Consiglia

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