Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Morte alla critica 2

Prosegue senza sosta la mia lotta alla critica impegnata.

Questo post a dire il vero non lo volevo scrivere per non sembrare un vecchiaccio arrogante ed inacidito ma poi mi sono reso conto che sono sempre stato uno scassa cazzi per cui non credo dipenda dall’età ma piuttosto da una povertà generale di pensiero per cui ogni cosa che sia leggermente al di sopra della fogna viene classificata come un capolavoro.

Già una volta ho espresso il mio personale parere sullo scopo primo del cinema, cioè stupire ed affabulare lo spettatore con una bella storia, immagini d’effetto e un sonoro ricco. Partendo da questi presupposti è chiaro che il cinema d’autore (moderno) risulti parecchio penalizzato ai miei occhi visto che generalmente i film impegnati sono girati con due soldi, con scenografie squallide e un sonoro ottenuto sfruttando il microfono sia per la presa diretta che per la colonoscopia della troupe.

Visto che però la società contemporanea pretende, per non essere classificati come accoliti di Mora e Corona, la visione di qualche pellicola celebrata ieri sera ho accolto con slancio l’invito del mio amico Andrea ad andare a vedere “La ragazza del lago” al grido di “hai visto mai che ci fossimo ricordati che una volta i film li sapevamo fare?”.

Purtroppo le scelte culturali di Andrea sono di solito parecchio sfigate e non concordate con quella santa donna di sua moglie che condivide con me il gusto per i film dove si spara parecchio e i veicoli esplodono come miccette a una sagra messicana per cui anche questa volta sono andato incontro all’inevitabile con un sorriso.

Lo dico senza metafore: “la ragazza del lago” è un gran bella cazzata. Cosa abbia spinto la giuria del David di Donatello a conferigli 10 statuette è per me mistero profondo ed insondabile. Non ho visto “Caos calmo” perché la visione di Nanni Moretti mi provoca l’orticaria ma se è stato così brutalmente stracciato da questo film credo che la visione di Isabella Ferrari che fa la porca sia utilizzata per indurre il coma farmacologico nei pazienti instabili.

Nel 1990 ricordo di non aver potuto vedere Twin Peaks trasmesso il mercoledì  perché la Roma faceva la coppa Uefa e a casa non avevamo il videoregistratore ma ho compensato in seguito visto che per 5 anni sono stato con una ragazza che aveva in camera un altarino per Laura Palmer per cui non temo smentite nell’affermare che “La ragazza del lago” è un tentativo, riuscito male, di copia della celebre serie di David Linch incrociata con la peggiore puntata di Derrick.

Il corpo di una liceale (casualmente bonissima perché, cultura o meno, l’adagio su cosa tiri più di una coppia di buoi vale sempre) viene ritrovato sul bordo di un lago nelle montagne vicino Udine e un ispettore  smaliziato e pieno di amarezza deve far luce sul caso. Seguono quasi 2 ore di personaggi abbozzati (lo scemo del villaggio, il ragazzo ignaro incastrato, il maialone, il padre morboso, la donna coi misteri etc etc) tutti presi pari pari da una qualsiasi serie di successo stelle e strisce.

L’immobilismo appiccicoso della storia è aggravato da un sottofondo musicale fatto di singole note picchiate al pianoforte ad intervalli di sei minuti con cattiveria sorprendente anche se questo non ha impedito a mezza sala di farsi un ricchissimo sonno. Sonno che non viene affatto disturbato dal finale che tutti s’aspettavano che non viene nemmeno per un attimo messo in discussione.

Dopo quest’ennesima boiata impegnata contrabbandata come opera di grandissimo valore artistico rinnovo con forza la richiesta della riapertura delle cave di sale per il prossimo laureato in lettere con indirizzo “Napoli a spade” che proverà a guardarmi con condiscendenza mentre nella fila accanto alla sua acquisterò fomentato una valanga di biglietti per un film tipo “goldrake contro zorro 2”.

Buona visione, se vi riesce.

 

Ps

In Svizzera hanno venduto nove orologi al prezzo di 300mila euro l’uno. Piccolo particolare, non segnano l’ora ma ti dicono solo se è giorno o notte. Indispensabile per un miliardario sepolto vivo.

Sembra non c’entri nulla con la critica del film ma probabilmente almeno 6 dei 9 acquirenti erano giurati del David di Donatello e questo spiega tutto.

 

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aprile 28, 2008 - Posted by | Mariani Consiglia

1 commento »

  1. sottoscrivo pienamente, e inacidito ribadisco che il cinema italiano non va visto al cinema se non altro per non dargli altri soldi per fare altri film…
    tanto come insegnano clerks e blair witch, servono idee non soldi per fare grandi film.

    Commento di roberto (l'amico de tu cuggino) | aprile 30, 2008 | Rispondi


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