Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

E so’ più vivo, e so’ più bono

Dopo un fine settimana dedicato interamente a fini ludici – ricreativi (basket, videogiochi, pallone giocato, pallone guardato, birra e libagioni) mi sento quasi in dovere di elevare il livello e parlare di due pellicole talmente diverse da quasi non poter essere messe a confronto ma che proprio per questo dimostrano che un bel film può nascere ovunque: “Ironman” e “Chi nasce tondo”.

Tanto il primo è un manifesto di come si possa realizzare un grandissimo spettacolo usando i biglietti da cento anche per foderare la lettiera del gatto, quanto il secondo è prova che se hai una buona idea, anche se non sei Orson Welles puoi comunque fare un buon film.

Ma cominciamo dal perno della trilogia del cazzeggio (Ironman, Indy 4 e Hulk) che sono certo esaltera il mio maggio cinematografico. Per la prima volta la Marvel Comics ha preso in mano la produzione di un film realizzato da un suo fumetto e, usando un termine squisitamente tecnico, ha fatto il botto. Il cavaliere di ferro viene trasposto con una cura certosina che accontenta (quasi) anche i più maniaci fumettofili con bermuda, panzona, salvaschermo di Star Wars e gatto che si chiama Spok. Per più di due ore possiamo assistere a imprese mirabolanti, oggetti che scoppiano senza motivo, ostentazione del lusso pacchiano e teste di cattivi che volano in spregio al buonismo dilagante.

Si concedono volentieri piccole deroghe ad una trasposizione dal fumetto molto curata (il teatro degli eventi si sposta dalla Cina comunista all’Afghanistan per evitare di far incazzare un miliardo di possibili spettatori) ben compensate da una miriade di abbocchi per futuri cross over che m’hanno fatto lasciare la sala sbavando come un cane di Pavlov (se non la capite pazienza).

Azzeccatissima la scelta del protagonista che ripercorre i momenti più lirici del neorealismo. Per impersonare Tony Stark, il miliardario alcolizzato, misantropo e mignottaro creatore del lucente eroe giallo e rosso (daje) la produzione ha svolto un casting accuratissimo scegliendo per l’appunto un miliardario alcolizzato, misantropo e mignottaro;  Robert Downey Jr. che fornisce una convincente rappresentazione di se stesso. Completano il cast un cattivissimo Jeff Bridges e una Gwinet Paltrow davvero luccicante in autoreggenti e corpetto che instillerebbero in San Antonio abate dubbi sulla sua vocazione.

Dall’altra parte dell’universo della celluloide abita “chi nasce tondo”, pellicola sperimentale, realizzata dall’istituto del cinema con pochissimi mezzi e con mano incerta (piani traballanti, messe a fuoco in stile barney dei simpsons e luci smarmellate) che però ha l’idea vincente di colpire il lato nostalgico di noi romani tracciando un affresco molto poetico di una città che sta scomparendo.

La scusa per intraprendere questo viaggio è la fuga di una anziana ladra da una casa di cura. Due cugini, uno è un Valerio Mastrandrea ai livelli di “in barca a vela contromano”, in sella a uno scalcinato motorino attraversano tutta la città per ritrovarla imbattendosi nelle pieghe nascoste dove i “non allineati” combattono a modo loro per arrivare alla fine della giornata.

Non so come il film possa essere accolto altrove (in alcuni casi potrebbero volerci i sottotitoli) ma per poco meno di novanta minuti mi sono commosso, ho riso in maniera scomposta e mi sono sentito fiero della mia identità di romano che troppo speso viene svenduta come una maschera da fiction.

Non sarà certo un capolavoro del cinema italiano ma considerando che “la ragazza del lago”, insindacabile cacata, ha vinto premi a cariolate spero che possa uscire dalla nicchia per splendere come un anellino d’argento regalato da un “pischello” squattrinato alla sua prima ragazza.

Per ragioni di mercato il film lo danno solo all’Eden di via Cola di Rienzo, un cinema storico per un film che merita attenzione. Viva la faccia

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maggio 26, 2008 - Posted by | Mariani Consiglia

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