Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

La fine ingloriosa di un vecchio pirata

Nell’ultima settimana, ostaggio degli europei, ho dovuto sensibilmente alleggerire la mia assidua frequentazione dei cinema della capitale. Per un’anima dissoluta come la mia non è facile resistere alle lusinghe pallonare e per una falena parecchio stupida anche il piccolo fuoco di un cerino come Croazia Polonia risulta un richiamo irresistibile al pari dell’incendio di Roma.

Nonostante tutto, il senso del dovere si è fatto strada nel mio sistema limbico costringendomi alla visione di due pellicole che per prestigio risultavano irrinunciabili: il quarto Indiana Jones e il nuovo film di Night Shyamalan, l’autore de “il sesto senso” per i profani.

Premetto che ambedue i commenti sono fortemente contaminati dall’affetto per le persone coinvolte per cui ogni parola andrà presa con cautela.

Indy IV è una zozzata senza appello. Il mio cuore sanguina mentre scrivo queste parole ma un amante deluso è il più inflessibile dei castigatori.

I predatori dell’arca perduta è il film che ho visto il maggior numero di volte al cinema (almeno 5) e conosco a memoria quasi ogni linea dei tre copioni e con legittima preoccupazione mi chiedo…. “Steven, ma che te sei rincojonito?”

A onor del vero Spielberg ha sempre alternato grandi film a porcherie indecenti (Incontri ravvicinati, Always, AI, Hook, la riedizione di E.T.) ma almeno s’era sempre limitato a one shot episodici evitando di insozzare capolavori del passato.

Stavolta invece confeziona un mega gancio per garantirsi la produzione di qualche film Tv col figlio di Indy sfigurando una leggenda della mia infanzia e questo proprio non mi va giù, voglio dire ma che uno così ha bisogno di soldi? Posso capire che il caro gasolio colpisce tutti ma due spicci in tasca ti saranno pure rimasti per evitare una marchetta di questo livello no?

Eppure le premesse erano buone, Harrison è invecchiato con garbo e ritorna perfettamente nel personaggio correndo un po’ sciancato ma assolutamente in tiro per combattere questa volta la minaccia comunista che vuole impossessarsi del misterioso teschio di cristallo, credo per farne un fermacarte per Stalin.

Dopo il classico prologo alla Indy, il tracollo, a cominciare dalla mancata sigla che aspettavo col fomento di un ultrà o dai titoli di testa disegnati col pennarello.

Seguono due ore di personaggi ridicoli abbozzati per metà, di scene tristi tipo l’ingresso del nuovo protagonista vestito come Brando in “il ribelle” o un inseguimento del succitato pischello di liana in liana coadiuvato da un orda di scimmie e un epilogo apocalittico che vede protagonisti nientemeno che marziani interdimensionali.. che depressione.

“E venne il giorno” invece rimarrà per me un film sempre e comunque inspiegabile.

L’ho visto ormai 3 giorni fa ed ancora non riesco a formularne un giudizio completo.

Il regista indiano ci ha da sempre abituati a film comunque inquietanti e controversi (anche a qualche minchiata tipo “signs” ma statisticamente ci sta) ma stavolta forse ha passato il segno.

La storia ricalca in maniera pedissequa un grande classico dell’horror “the fog” in cui una nebbia assassina risale le colline facendo strage di chi incontra.. piccolo particolare, stavolta la nebbia non c’è e la gente si suicida senza motivo apparente.

Il film è una lunga sequenza di scene davvero efferate e ben girate, che mi hanno instillato molta angoscia, ma che non hanno nessuno filo logico. Muoiono centinaia di persone senza alcuno motivo, nei modi più efferati e spettacolari (applausi in sala per uno che si toglie la vita gettandosi dentro un tosaerba industriale). C’è poco da aggiungere perché la storia semplicemente non c’è e a un certo punto il film finisce, luci in sala e buonanotte a tutti. Invano abbiamo aspettato il classico colpo di scena ma a questo giro siamo rimasti con un pugno di mosche e un certo sconcerto.

Assolutamente fuori parte Mark Wahlberg, l’ ex New Kids on the Block (non fate quella faccia, c’erano sia lui che il fratello) è nato per stare in scena con un fucile in mano e sparare a tutto quello che passa e nel ruolo del professore di scienze risulta credibile quanto Gennaro Gattuso in calzamaglia al bolshoi.

Da rivedere a mente fresca.

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giugno 16, 2008 - Posted by | Mariani Consiglia

5 commenti »

  1. 8=ta, marky mark non faceva parte dei NKOTB, bensi il fratello Donnie Wahlberg, Marky aveva la carriera da solista. e poi non so d’accordo dato che ar cinematografo ce stavi con me, venne il giorno e’ un capolavoro, ma io so de parta, la macelleria mainstream mi esalta sempre.

    concordo su Indy, il teschio de plexligas con la carta stagnola dentro era troppo.

    Commento di roberto (l'amico de tu cuggino) | giugno 16, 2008 | Rispondi

  2. caro il mio robertone.. anche mark faceva parte dei NKOTB ma ha lasciato il posto al fratello perchè li trovava troppo fricchettoni..
    fonte il sito di mark stesso e wikipedia

    Commento di Anonimo | giugno 16, 2008 | Rispondi

  3. 8= e’ vero!!!!
    mi prosto alla tua infinita conoscenza sulle boyband.
    da questa esperienza ho capito mai fidarsi degli italiani che non so manco capaci de fa un copia incolla da wikipedia.
    con la coda tra le gambe torno sulla mia wii balance board

    Commento di roberto (l'amico de tu cuggino) | giugno 16, 2008 | Rispondi

  4. La scena del frigo rivestito di piombo le batte tu. Anche la sequenza delle scimmiette (tra l’altro pessima CG) e quella delle formicone carnivore.
    Povero Indy.
    Su Shamlozzo sospendo il giudizio in attesa di visione.

    Commento di Cosimo | giugno 17, 2008 | Rispondi

  5. i commenti non sono all’altezza del post, col vostro italiano appiccicato rischiate tutti di far arrabbiare il buon Emilio, che invece si impegna come se ogni volta dovesse affrontare la prova di letteratura all’esame di maturità.
    Detto questo, mi sento di dover essere mio malgrado completamente d’accordo con il cugino per quanto riguarda indy, che definirei addirittura patetico – credo non sia stato ancora usato questo vocabolo nei suddetti commenti – specialmente quando prova a farci credere di avere un figlio. E’ come se a un certo punto qui quo e qua trovassero il padre e andassero a vivere con lui abbandonando la 313 di Paperino. Orrore!!!
    Concordo invece con Roberto sul film indiano, sono anche io propenso a schierarlo sui capolavori. D’altra parte anche gola profonda non aveva un filo logico. E vogliamo parlare delle poesie di Jim Morrison o di un gol del Capitano? E’ tipico degli ingegneri a criticare qualsiasi cosa non sia supportata da un cazzo di ragionamento dove non ci siano degli zero e degli uno messi in sequenza… ma andate tutti a cagare. Da Oscar la scena del suicidio di massa nel cantiere edile, specie in questo periodo in cui è d’attualità la riforma per la sicurezza sul lavoro…
    Andrea
    PS La riprova che Marky Mark con un fucile in mano è condizione necessaria ma NON SUFFICIENTE perché il suo sia un buon film è quella cagata mastodontica di we own the night. Vedere per credere. Tranne la prima scena di Eva Mendes.. vero cugino ritardatario???

    Commento di andrea | giugno 19, 2008 | Rispondi


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