Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Little Nero

Questo post da solo non ha molto senso, ossia è funzionale ad uno letto sul blog di una mente superiore.

Lo so che a competere con un genio   si può solo arrivare secondi, però io non voglio confrontarmi, mi adagio come una remora sulla pancia di un grande squalo bianco.

(http://vivereardendoenonbruciarsimai.blogspot.com/2008/07/il-grande-incendio.html)

Ho sempre subito il fascino morboso delle fiamme per cui quando c’era da appiccare e attizzare ero sempre in prima fila con una fila di alcool e una fascina di giornali.

Non mi sono mai accanito su alcun essere vivente fatti eccezione i porcellini di sant’Antonio che infestavano il mio giardino al mare e con i quali mi scuso profondamente in previsione di una mutazione radioattiva che li renda dominatori della terra.

La mente bacata dell’ingegnere in fasce era rimasta catturata da un gioco che faceva mio nonno con la carta con cui si confezionano le arance. Una volta confezionata a forma di cilindro e dato fuoco alla sommità, il cartoccetto bruciava facendo cappa e come una mongolfiera si librava carbonizzandosi in volo.. un piccolo Hindenburg tutto mio, meraviglioso.

Nel tentativo di migliorare le tecniche approntate dal mio glorioso avo usavo come bacino di sperimenti la tazza del cesso sperimentando i vari tipi di carta, di innesco e le forme dei cartoccetti, come un vero piccolo scienziato.

Dopo un pomeriggio passato in deludenti esperimenti mi stavo dilettando nell’incendiare al volo riccioli di carta igienica ammirando le evoluzioni delle fiamme.

Sfortunatamente per me però, i materiali ignifughi erano tutt’altro che disponibili nel lontano ’84 e il vinile faceva tanto stile da ricoprire financo la tavoletta e il coperchio del water.

Non appena un minuscolo lapillo di quella meravigliosa nuvola di fuoco entrò in contatto con il rivestimento della tavoletta mi sono ritrovato di fronte alla più grottesca imitazione di monaco tibetano in fiamme che si potesse concepire; una colonna di lava sprigionata dal cesso.

Leggermente impressionato non trovai di meglio che chiudere il coperchio tirare l’acqua e sperare che il demone dell’inferno venisse soffocato dallo scarico.

Una volta spento l’incendio e riempito di due dita di plastica bruciata ed acqua tutto il bagno non mi rimaneva altro che rimediare al danno con un piano astutissimo (la stessa astuzia che mi fece riportare alla maestra una nota firmata Giulio” da me medesimo convinto di farla franca) ossia rivestire tutta la parte bruciata col nastro isolante ad effetto mosaico. Il risultato era una tavoletta che sembrava un’opera di Man Ray o meglio ancora il tessuto intrecciato di quelle sedie anni 70. La cosa commovente è che il trucco ha funzionato per un giorno intero, essendo il bagno per gli ospiti salvo crollare miseramente quando il cognato di mamma ha espresso il desiderio di “lavarsi le mani” e io l’ho accompagnato su pianerottolo per preservare il mio segreto.

Mamma e Papà non mi hanno mai sgridato, anzi , quando un ospite chiede del bagno a casa loro, al suo ritorno viene obbligato ad ascoltare tutta la tiritera ed ammettere che sono un genio (o un figlio di buona donna se mamma non c’è) e sommessamente gongolo.

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luglio 10, 2008 - Posted by | I Veri Geni

4 commenti »

  1. Grande squalo bianco a chi?!

    Commento di Eleonora | luglio 11, 2008 | Rispondi

  2. Piccolo squalo rosa?

    Commento di zemariani | luglio 11, 2008 | Rispondi

  3. Squalo?!

    Commento di Eleonora | luglio 11, 2008 | Rispondi

  4. oh oh di fiamme un mar, oh oh vedo avanzar, oh onnivore forze…mitico Nerone…

    Commento di cosimo | luglio 11, 2008 | Rispondi


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