Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

58

E’ il 23 maggio mi pare, la sveglia sta suonando da almeno cinque minuti e sono più rimbambito del solito. Fa già molto caldo e perciò ho lasciato le serrande alzate ma inspiegabilmente fuori è buio pesto. O è il giorno dell’apocalisse o sono diventato cieco. Ah no… ora mi ricordo, inqualità di portafortuna ufficiale dei Lakers, sono stato convocato per le finali di conference dell’NBA. Sebbene io sia tifoso di una squadra mai coinvolta in questo genere di prestigiosi epiloghi, i Washington Bullets (ora mestamente Wizards perché la gioventù di colore americana non sia fomentata da una squadra chiamata “i proiettili”. Ma vaffanculo!), un po’ la voglia di passare una serata con amici che vedo meno di quanto vorrei, un po’ il divertimento puro di assistere alla trasformazione stile lupo mannaro del mio amico Amedeo quando vede il basket mi ha facilmente convinto a presentarmi alle ore 03:10 AM (non è un errore di battitura, sono proprio le tre di mattina) a casa Lefévre in corso Vittorio per la seconda partita della serie contro San Antonio, odiatissima rivale a ovest.

Già schierati, con birre ghiacciate Ame e Tatto mi aspettano frementi, uno in pigiama e l’altro reduce da qualche cena mondana con un posacenere già colmo di cicche ed una serie di insulti alle madri dei texani che sono un misto spaventoso di quadri clinici irreversibili e malattie sessuali contratte da animali da tiro.

Per uno che s’è svegliato da 11 minuti la scena è già abbastanza surreale ma mai quanto fare una ricca colazione con una Peroni e salatini al posto di latte e biscotti.

A dispetto dei pronostici tirati, la partita scorre abbastanza liscia quando il padrone di casa lancia la provocazione: “Se andiamo il vantaggio di più di 20 punti vi faccio la Cacio e Pepe” e da lì il tifo si accende come nel catino dell’Ali Sami Yem di Istambul per una partita di Champions del Galatasaray visto il goloso premio partita.

Alla fine del terzo quarto, un giocatore mediocre che risponde al nome di Luke Walton infila la bomba del +21 ed Ame fa: “Vado a mettere l’acqua a bollire”. Sono le 4:40 e fuori è ancora buio pesto.

La partita finisce che un impietoso +31 poco dopo l’alba, un effluvio di parmigiano grattugiato fresco richiama me e Tatto in cucina dove Amedeo sta scolando mezzo chilo di spaghetti, unità di misura minima per la pasta in questa casa. Sono le 5:14 e i gabbiani stanno facendo un gran casino.

Estasiato dal profumo non mi accorgo subito di un pannello che campeggia sull’acquaio.

“Scusa Ame, che cos’è quel 58?” “Ti prego non chiedere, mamma dice che tiene lontane le mosche anche se devo ammettere… vedi mosche in giro tu?” Vagli a dire qualcosa, meglio aggredire lo spago prima che s’attacchi.

 

PS

Ho trovato su Google più di 150mila pagine correlate all’argomento “58 e mosche” (santo meteorite pensaci tu e poni fine a questo spreco quotidiano di ossigeno ma salva mamma Carmela)

Annunci

luglio 28, 2008 - Posted by | I Veri Geni

2 commenti »

  1. non condivido niente, me piace dormi, sto a dieta, e tifo knicks (e quindi non ho problemi di finali dato che non vincono dal 70) :-)

    Commento di roberto (l'amico de tu cuggino) | luglio 30, 2008 | Rispondi

  2. 2 ore che ti leggo e non lavoro Un mito!

    Commento di heknows | aprile 30, 2009 | Rispondi


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: