Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Francesco aveva ragione

Francesco è un amico di lunghissimo corso. Dopo una onorata militanza in tribuna Monte Mario, tre anni fa, Francesco si è abbonato in distinti con noi.

In tre anni Francesco sarà venuto allo stadio otto volte.

Comincio a pensare che Francesco abbia sempre avuto ragione.

Misantropo assoluto, solo due grandi passioni mi costringono a vincere la mia nausea per il popolaccio boia: il cinema e il calcio.

Mentre  però rimango fermamente convinto che le casse dei cinema dovrebbero essere presiedute da infermieri che con siringhe di botox paralizzano le corde vocali delle scimmie urlatrici che frequentano le sale (indipendentemente dall’ubicazione dello schermo o dalla presunta “nobiltà” del film) al calcio avevo idealmente concesso la patente di porto franco in cui ognuno aveva diritto alla propria opinione in nome di un amore comune.

Purtroppo la folla ha tutte le prerogative del bestiame. Sfamalo e non proferirà verbo, bastonalo fra le corna e ti seguirà dove gli indichi, azzardati a lasciargli dieci metri di cavezza libera e ti ritroverai un manzo alla guida della trebbiatrice.

Sono bastati tre anni di vacche in soprappeso, nemmeno grasse,  per generare uno scadimento totale del tifo giallorosso.

Da popolo appassionato e incondizionatamente devoto (vojo di’, che pretese avremmo mai potuto avere con Stefano Pellegrini e Silvano Benedetti?) ci siamo tramutati in uno sparuto gruppo di neghittosi finti esperti di pallone. Anno dopo anno i vuoti accanto a noi allo stadio sono aumentati per essere saltuariamente riempiti dalla peggior specie di cacacazzo di ogni estrazione sociale.

Ormai l’esperienza me li fa annusare a venti gradinate di distanza contraddistinti da segni  inoppugnabili al pari dello zaino Invicta o le ciabatte Champs che ti farebbero riconoscere un italiano anche in mezzo alle lamiere di un treno deragliato.

I parametri sono sia estetici che comportamentali e, come ogni etologo scrupoloso, ho cominciato ad annotarli mentalmente per poi tracciare il profilo zoologico della nuova specie.

Come tutti gli animali sociali il frequentatore occasionale si muove in piccoli branchi per sfuggire ai predatori che nella sua mente affollano le pericolosissime zone antistanti all’olimpico. Raramente acquista il biglietto (“ma che sei matto? Si vede tanto bene in tv”) per cui la sua presenza di solito è frutto di qualche lascito testamentario, di piccoli regali da parte di uscieri corrotti o premi di raccolta punti barattati al mercato.

Per sentirsi vero Ultras sceglie sulle bancarelle antistanti la “Palla” delle incredibili maglie tarocche che farebbero vergognare Moira Orfei per la pacchianaggine dei colori e le sfoggia senza ritegno sopra tre strati di vestiti ed acquisendo la leggiadria di un cosmonauta a passeggio sulla Luna.

Per sfruttare al massimo l’effetto “avventura”  spesso si fa accompagnare dalla sua ragazza in modo da poter mostrare il lato selvaggio che è solo sopito sotto il gilet verde di cassiere del Todis ma che da un momento all’altro potrebbe portare pianto e stridor di denti nel reparto casalinghi.

Al primo coro, sempre per dimostrare che è un vero curvaiolo strappato alla giungla del tifo organizzato solo dall’amore per la pace domestica, si getta all’inseguimento ripetendo con mezzo secondo di ritardo quello che sente a destra o sinistra provocando un bizzarro effetto satellite di sfasamento acustico.

Alle prime difficoltà il gaglioffo, non capendo nulla di calcio e conoscendo grosso modo meno della metà dei giocatori in campo, trova un bersaglio facile e comincia ad insultarlo per tutta la partita indipendentemente dal fatto che il malcapitato sia responsabile del risultato.

Quando tutto sembra perduto, invece di incitare e sostenere, si lascia andare a frasi come: “ma si, non rimeritano nulla. Magari ne prendiamo sette!!”.

Domenica mi è sfuggito di risposta un “magari il cazzo!” però tutto è finito li.

Il fatto che io abbia da tempo perso la pazienza con questo anello di congiunzione fra l’asse del water e l’orango di per se non sarebbe molto indicativo visto che spesso riesco ad innervosirmi anche con oggetti inanimati e creature immaginarie. Parecchio più grave il fatto che alcuni dei miei amici di lunga militanza e dal carattere riflessivo e placido meditino aggressioni preventive facendo proprio il motto aureo “chi mena per primo, mena due volte” denotando una saturazione emotiva che più volte ho denunciato in altri post.

Alla fine di tutto, proprio quando la stanchezza in una giornata di noia avrebbe premuto per farmi stare a casa ho sentito il giovane Pippo in partenza per Londra e mi ha detto: “partirò mercoledì mattina e tornerò giovedì mattina dormendo all’aeroporto.. pensavo se ne valesse la pena.. ma per la Roma ne vale sempre” ed ho capito che in fondo ha davvero ragione lui ed ho sorriso.

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ottobre 23, 2008 - Posted by | Mariani e il calcio

3 commenti »

  1. quoto in toto. Come ar solito. Appena avrò tempo dirò la mia sull’argomento, ma per ora sempre Daje Roma e STOP AL CALCIO PARLATO!!

    Commento di Andrea Sàbolo | ottobre 28, 2008 | Rispondi

  2. ma n’eri quello (il sabolo) che preferiva il calcio parlato a quello giocato?

    Commento di roberto (l'amico de tu cuggino) | ottobre 28, 2008 | Rispondi

  3. a quello giocato da me.. e cmq non a quello videogiocato, pippa che non sei altro

    Commento di Andrea Sàbolo | ottobre 29, 2008 | Rispondi


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