Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

A Natale siamo tutti più buoni.. e mo basta però

Nei miei vari deliri di onnipotenza fatti di lobby mondiali che tramano alle mie spalle non avevo mai annoverato la grande distribuzione cinematografica. Durante queste festività ho invece maturato la convinzione che le major americane, probabilmente ostaggio di bande di maoisti senza dio, puntino deliberatamente a proporre su piazza il peggio del peggio per avvelenare il periodo in cui la bontà alberga nei nostri cuori.

In appena 8 giorni sono riuscito a infiocinare tre porcherie di valore europeo che da sole basterebbero a completare il podio del 2008: Natale a Rio, the Spirit e Slumdog Millionaire.

Vanno fatti però dei solenni “distinguo”. Così come trovo delinquenziale uscire da film come “terminator contro zorro” lamentandosi per un’americanata, allo stesso modo chi si reca a visionare il classico film della premiata (da chi?) ditta De Sica sa in partenza che bene che gli può andare sono ottanta minuti di gente che si tira la cacca, gonfia palloncini con i peti e si agguanta i genitali al grido di “mortaci vostra!!!!” per cui è vietatissimo esporre commenti negativi.

Da parte mia posso solo essere grato ai miei compagni di sventura che da quasi 20 anni condividono con me il trittico calcetto-mcdonald’s-film parecchio brutto e che anche quest’anno hanno bevuto assieme l’amaro calice con affetto e spirito di squadra.

Giudizio molto più severo invece per le altre due pellicole del terno della disgrazia.

Cominciando con The Spirit, la domanda che mi pongo è: può un film realizzato dal miglior autore di fumetti vivente, basato su un personaggio creato dal miglior autore di tutti i tempi e pieno di una parata di scoscione seminude da primo premio essere una stronzata pazzesca? Laconicamente rispondo: si.

Scusandomi con me stesso per il giudizio troppo edulcorato dell’opera non riesco davvero a comprendere cosa possa spingere un adulto ancora in possesso del lobo frontale del cervello a creare novanta e passa minuti di una storia spessa (e unta) come la carta marrone della pizza, con dialoghi che farebbero passare Fabri fibra  per Hemingway e con effetti grafici palesemente realizzati con un Commodore Vic20 con almeno metà della tastiera inceppata. Unico punto luminoso in un lungo tunnel agonizzante, le natiche, giustamente esposte per tutto il tempo possibile, di una Eva Mendes davvero in forma strepitosa.

Ultimo in lista “Slumdog Millionaire”, ultima fatica del regista che ci ha regalato Trainspotting e 28 giorni dopo, Danny Boyle e dovrebbe ritornare serenamente ai tossici e agli zombie d’inghilterra piuttosto che dedicarsi ai diseredati del Gange.

Circa una settimana fa mi trovavo in tournee (chi non gioca a guitar hero forse faticherà a comprendere) a casa del mio amico Gepi e ci interrogavamo sulle possibilità di svagarsi con una sana vaccata in stile “Madagascar 2” quando la telefonata del terzo componente della band, Francesco, ci richiamò ad una spiccata sensibilità natalizia per vedere un film d’autore sui drammi dell’India. Glissando sul fatto che Fra abiti a piazza Bologna, Gepi al Torrino e che il cinema da lui scelto sia salomonicamente a detta sua a metà strada ossia a via nazionale (3,1 km contro 12,8) posso solo dire che non guarderò mai più IMDB per capire se un film è buono o meno. 8.2 di valutazione, meglio di Casinò, allo stesso livello di Goodfellas e poco sotto il padrino parte seconda, è un voto da questura centrale che potrebbe essere serenamente ricondotto a un 6 stiracchiato che stramazza nel 5 per un finale ammorbante.

L’opera di se ha qualche spunto buono, come i flashback che spiegano come tutte le risposte del quiz a cui partecipa il protagonista abbiano caratterizzato la sua vita fatta di violenza e miseria, e troppi, troppi punti di stanca.

La prima mezz’ora (quella buona) è copiata para para dal capolavoro assoluto del genere, ossia “la città di dio”  e il resto del film mi ricorda una versione al curry di “nu’ jeans a ‘na maglietta” con tanto di canzoni, balletto, o malommo scurnato e pentimento del fratello fedifrago.

Amareggiato da quest’ennesima sòla della critica cinematografica mi rimane solo da sperare in un 2009 fatto di pistolettate, supereroi sgargianti che radono al suolo montagne e un film in cui Bruce Willis ci salva a tutti come tante volte ha gia fatto in passato.

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dicembre 30, 2008 - Posted by | Mariani Consiglia

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