Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Sòle e Soloni

carte

Nel 1994 una gentile fanciulla che porta il nome di Raffaella Rossi ebbe la malaugurata idea di invitarci alla sua festa dei 18 anni. Il locale, molto elegante, richiedeva una formalissima “cravatta nera” che non è, per i meno avvezzi alla mondanità, una richiesta di lutto ma il nome in codice per la “dinner jacket” ossia lo smoking.

Alla fine dell’evento mondano ci ritrovammo in cinque fuori dalla discoteca, un po’ brilli ma assolutamente decisi a prolungare la serata tanto più che così eleganti facevamo davvero un figurone.

Dopo aver vagabondato per le vie del centro al buon Francesco, lo stesso dei kart (vedi post precedente), propose una svolta al nostro errare dicendo: “casa mia è un cantiere per i lavori, ma una sala è intatta. Poker fino all’alba?”. Alla “k” della parola poker eravamo già per strada pronti a scannarci come ratti rabbiosi sul tavolo verde.

Non sono sicuro se fosse l’alcool a dotarmi di chiaroveggenza e o le abbondanti dosi di destrosio visto che il nostro solo pasto fu un borsa intera di dietorelle (quelle che regalava Ambra a “Non è la Rai”) ma fatto sta che in 4 ore di gioco vinsi il 90% delle mani chiamando tutte le carte che mi servivano ad alta voce ed imponendo le mani come Mosè nel vecchio testamento.

Momento di sbigottimento generale  che fece pensare ai più che fossi posseduto da uno spirito Assiro fu quando su 5 carte coperte ne indovinai 4. Da allora il soprannome di “Mago” non mi ha più abbandonato.

Questo sterminato preambolo serviva ad illustrare che da sempre il mio rapporto con le carte è stato più umorale che scientifico e che, contravvenendo a qualsiasi legge statistica, mi sono sempre più fidato di un sesto senso quasi paranormale piuttosto che della matematica che giustamente governa il poker ed ancor più la sua versione a 7 carte detta “Hold’em”.

Quello che però la gente dimentica è che le statistiche, le leggi matematiche e i teoremi valgono per fenomeni molto ampli, con un numero di prove quasi infinito mentre nel breve c’è una sola legge che non viene mai sovvertita: “23, bucio de culo aiutame te!”.

Ieri, come ogni buon scienziato, dopo un anno di paziente attesa ed osservazione, ho mietuto i miei risultati spazzando via l’algido mondo dei calcoli a favore del variopinto e morbido pianeta delle natiche perenni.

L’occasione è stata la finale del nostro torneo annuale che conclude una stagione dove, fra i sorrisi generali, m’ero comunque piazzato primo vincendo 3 tappe a facendo risultati onesti.

Al tavolo con me sedevano cinque cultori del gioco più due wild card come la padrona di casa e l’ottimo Alessandro che di soprannome fa “Assmann” ossia “l’uomo culo”, direi che ulteriori commenti sono superflui.

 Per otto mesi sono stato illuminato dalle inconfutabili strategie dei miei compagni di tavolo che mi hanno pazientemente spiegato i miei errori e i punti in cui avrei dovuto senz’altro migliorare la mia tattica scadente fatta solo di sensazioni, di chiamate irrispettose e di un linguaggio inadatto a quello che è, più che un gioco,  una scienza.

Io da mio canto qualche dubbio l’avevo sempre serbato visto che, tappa dopo tappa, vedevo i vincitori alternarsi con curiosa randomicità ma di fronte a teorie così stringenti mi ero convinto che la mia fanciullesca fiducia nel fato fosse sicuramente mal riposta.

Le mani si avvicendavano l’una dopo l’altra e bizzarramente le mie fiches non calavano ma salivano in numero e valore. Non riuscendo a recepire i saggi consigli dei miei compagni giocavo nell’unico modo in cui sia capace, molto male e con sporadiche botte di culo smodato.

Dopo 4 ore di strani episodi sicuramente irripetibili mi sono ritrovato al tavolo con le stesse fiches di un amico che fa tornei nazionali e poco più del padrone di casa, in una corsa a tre per il primo premio.

Li è successo un fatto davvero strano…. Il buon chicco, giocatore davvero solido e capace, ha messo tutte le sue fiches sul tavolo, io stregato da un Re e una Donna (fosse l’unica volta che ho fatto una cazzata per una donna) gli sono andato appresso come una falena contro il fuoco. Credo che poi ci sia stato un equivoco o forse che forse abbia imbrogliato perché nonostante il fatto che tutti mi abbiano giurato e spergiurato che avessi commesso un errore grave e che mi fossi comportato male mi sono ritrovato pieno di fiches e con un concorrente in meno.

La mano successiva, stavolta giocando meglio (pare), ho pizzicato con i miei due otto il K solitario del padrone di casa ponendo fine con sorprendente anticipo.

Con la coppa ed il montepremi in mano ora posso finalmente rompere gli indugi e chiedere: ma se questo è un gioco scientifico, in cui il caso conta pochissimo e se io sono a detta di tutti davvero molto scarso a giocare…. Come mai ho portato a casa la pagnotta?

Come scienziato empirico la butto li… non sarà che al nostro livello, di simpatici e giovali amiconi, conta di più una sana e benedetta botta del vecchio culo piuttosto che mille pippe sulle percentuali che saranno pure certe ma che alla fine ne hanno mandati più sottoterra del vaiolo?
Certo che nessuno se la prenderà a male per questo vaniloquio vi abbraccio con affetto, vi invito a una irrazionale ed efficace mano sulle palle nei momenti decisivi e vi ringrazio per le vacanze appena finite e meno pesanti sul mio bilancio grazie a voi.

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giugno 9, 2009 - Posted by | Editoriali

1 commento »

  1. l’ assenza di commenti vale più di mille conferme..
    Grande mago!!

    Commento di gepi | giugno 10, 2009 | Rispondi


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