Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Le insidie della gioventù

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Circa un mese addietro sono andato a visitare una coppia di amici da poco fieri genitori di un bel bimbo.
E’ sicuramente vero che sono totalmente estraneo al mondo dell’infanzia ed a tutti i suoi annessi e connessi però entrato nella stanza del putto paffuto ho avuto la sensazione di essere di fronte ad una tecnologia più progredita di quella segregata nell’area 51. Oggetti che scintillavano, gracchiavano, roteavano, sensori di posizione e del respiro, umidificatori dell’aria, mancava solo un analizzatore in tempo reale delle puzzette.
Come tutti i cavernicoli tendo a guardare con sospetto le novità ed a provare a distruggere ciò che non comprendo. Questa volta però, sulla via di casa sono stato colpito da un pensiero differente indice di consapevolezza: ma io come sono sopravvissuto all’infanzia?
Facendo un’attenta analisi dei miei primi 10 anni ho realizzato che da qui a breve la mia carriera dovrà avere per forza una brusca accelerazione portandomi rapidamente a nuovo guru planetario o leader genocida altrimenti non si spiega davvero come il fato abbia permesso che io uscissi dall’infanzia senza menomazioni gravissime.
Cominciamo dal fatto che entrambi i miei genitori erano fumatori piuttosto attivi, non sono certo quindi che mia madre abbia smesso di fumare durante la gravidanza e se lo ha fatto non sono convinto di dover esserle grato perché mi ha precluso l’unica possibilità della mia vita di essere sottopeso.
Se passiamo all’alimentazione, i bambini di oggi mangiano pappe, creme, pastine e biscottini che sono l’antipasto per una vita insipida. Nemmeno nel romanzo di fantascienza più scadente si sarebbe potuto immaginare di alimentare un essere umano con cose di minor gusto che, però provengono da oasi giardino dove le mele crescono sorridendo e i vitelli si suicidano per senso di responsabilità nei confronti della catena alimentare.
Io invece, figlio di mamma lavoratrice, sono stato cresciuto nelle cucine dei miei nonni e dalla signora Anna, che chiamavo amorevolmente tata, che riteneva che le patatine fritte ed il baccalà fossero parte necessaria ed integrale dell’alimentazione prescolastica.
Piccola nota di cronaca, all’età di due anni e mezzo, mentre i miei erano in viaggio di lavoro ed ero stato affidato ai nonni pare che mi sia arrampicato sui fornelli (spenti) e mi sia fatto fuori una padella di ossobuco col risotto per poi precipitare in una sorta di coma gastrico per sette giorni. Come si suol dire.. chi ben comincia…..
Sul tema dello sviluppo intelletivo è prassi consolidata che per stimolare l’istinto ad apprendere dei bambini oggi vengano realizzati tutta una serie di giochi interattivi di dimensioni rigorosamente enormi per evitare di ingoiarli. Questi mostruosi aggeggi che consumano in pile quanto un circo a tre piste hanno mediamente il costo di una Lamborghini Gallardo e per quanto il genitore amorevole li possa sventolare di fronte al fantolino questi cercherà sempre in ingozzarsi con la plastica della confezione.
Dei miei giocattoli invece ricordo prerogative molto più affascinati quali:
1) Erano tutti rigorosamente di metallo con rari inserti in plastica che però avevano un sapore buonissimo (ho personalmente masticato le teste di tutti i miei soldatini Atlantic)
2) Erano formati da parti piccolissime, ideali per essere infilati in prese di corrente o cavità nasali
3) Venivano lasciati in terra o al più in ceste polverose per permettermi di sviluppare sani anticorpi

Quando si arriva al momento della socializzazione i bambini di oggi sono sottoposti a percorsi che una volta erano riservati solo a chi fosse rimasto 4 anni in mano all’anonima sarda. Lunghe sedute con i genitori per ridurre l’ansia da distacco, giochi selezionati ed ambienti disegnati da architetti giapponesi il tutto per una rata mensile pari alla spesa pubblica per le forze armate.
Io ricordo molto bene il mio asilo, sono ragionevolmente certo che mia madre l’avesse scelto perché aveva l’ingresso in forte pendenza sul quale poteva farmi scivolare senza correre il rischio che potessi tornare su.
Mi ricordo però che adoravo la signora Rossana, la proprietaria, e che passavo tutto il giorno a grufolare nella ghiaia come un maiale felice. Ho personalmente battezzato col sangue ogni singolo spigolo di quel giardino e lo scivolo in legno che lì troneggiava mi ha affettuosamente riempito le chiappe di schegge senza che nessuno ne avesse a ridire (a parte me).
Sul lato, bambini ed auto, posso solo ammirare i seggiolini disegnati dal reparto F1 della Williams sui cui adesso ogni bimbo è obbligato ad essere incatenato fino al compimento della maggiore età. Mi ricordo invece che il privilegio di viaggiare nel bagagliaio della station wagon di papà fosse tema di lotte al coltello con mia sorella. L’arrivo di una strada sconnessa che ci permettesse di schizzare come palline da flipper fra la lamiera e i sedili era salutato con lo stesso entusiasmo dello scioglimento del sangue di san Gennaro a Napoli.
Glisserò sui contenuti delle trasmissioni televisive delle prime tele libere ma è inconfutabile che l’attaccamento che provo verso i miei genitori sia originato dal fatto che se eri un protagonista di cartoni animati che guardavo ed avevi avuto un solo genitore orribilmente ucciso ti aveva detto un gran culo.
Per quello che riguarda i luoghi di divertimento devo ammettere che la puericultura ha fatto passi da giganti. Si sono diffusi ovunque punti di aggregazione che insegnano ai bambini ad interagire con altri bimbi, a modellare la creta, a fare arte, a suonare uno strumento musicale ad interagire con gli animali… ecco gli animali.. io ho passato tutta l’infanzia allo zoo a dare il sale alle capre e le noccioline alle scimmie che tiravano le feci ma il mio battesimo con la vita selvaggia l’ho avuto al cinodromo!
All’età di 7 anni assieme al mio miglior amico Matteo venivamo portati da suo papà Stefano alle corse dei cani. Visto che eravamo piccoli l’ingresso era gratuito, badate bene non vietato ma gratis!!!!!! Non voglio suggerire ai miei amici padri di fare lo stesso anche perché quel luogo di magia è chiuso da tempo però vi dico che non c’è nulla che stimoli in un bambino l’amore per la matematica e le tabelline che calcolare le quote di una tris, alla fine io mi sono laureato in ingegneria a 20 metri da li. Ci sarà pure un motivo no?

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novembre 16, 2009 - Posted by | Editoriali

4 commenti »

  1. un genio, come sempre

    Commento di Anonimo | novembre 17, 2009 | Rispondi

    • ve odio! firmatevi.. che poi dicono che mi faccio i commenti da solo!

      Commento di zemariani | novembre 18, 2009 | Rispondi

  2. Bella Marià…sti bimbi moderni me fanno paura!

    Commento di Cosimo | novembre 19, 2009 | Rispondi

  3. questo va dritto nel mio blog!
    (con tutti i credits, of course!)
    Sei riuscito a farmi ridere :)
    Thanks|!

    Commento di Akuma | gennaio 17, 2010 | Rispondi


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