Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Las Cronicas Peruanas (prima parte)

Saverio Lefévre, vecchio amico e saggio conoscitore dell’animo umano, ogni volta che mi appresto a fare un viaggio fuori dal raccordo mi chiede…. “ma ‘ndo stai anna’? in Giappone?”. Per Saverio la parola “Giappone” rappresenta in generale le colonne d’Ercole e tutto quello che è intrinsecamente lontano, costoso ed inutile.
Per suffragare la sua opinione conclude inevitabilmente con “ma che ce vai a fa’? ma vattene a Torvaianica.. sempre che trovi posto. Voi scommette’ che se ad agosto voi anda’ in Giappone er volo lo trovi mentre alla pensione Marechiaro è tutto prenotato per 5 anni?”.. dategli torto.
Visto che però l’anno passato si era chiuso con un residuo di ferie osceno e che i bagni del litorale romano non aprono prima di maggio mi sono trovato nella scomoda posizione di organizzare una vacanza lontano dal tirreno possibilmente senza spendere il budget americano per gli armamenti.
Fra tutte le destinazioni possibili una che mi allettava da tanti anni era attraversare la mesa grande racchiusa dalla cordigliera andina e da quella reale attraversando Perù e Bolivia. Più di tre settimane scarpinando oltre quota 3800 in una natura variopinta masticando foglie di coca. La prenotazione era stata fissata per il 4 febbraio.
Verso la fine di gennaio ho dato la notizia ai miei, pregando di dare un’occhiata a casa. La misurata reazione di mia madre è stata stessa come se avesse ricevuto la notizia di una mia iscrizione al campionato del mondo di mosca cieca su campo minato cosparso di strutto e male interpretando la mia richiesta l’occhiata l’ha gettata sul sud america. Dimostrando le sue discendenze scandinave e incarnandosi in Thor, figlio di Odino, ha scatenanto sulla zona prescelta un alluvione e un terremoto a filotto che hanno assestato un colpo significativo ad una zona non proprio nota come la Svizzera dell’equatore.
Visto che però il viaggio ormai l’avevo pagato e rabbonita dalla promessa di mail costanti per informarla del mio stato di salute l’augusta genitrice si è calmata permettendomi di partire verso un paese provatissimo agli inizi di aprile.
Ora descrivere il Perù a parole non è molto facile. E’ un paese complicato geograficamente e socialmente però sbilanciandomi un attimo posso dire che una nazione che ha bisogno di affiggere un cartello del genere per istruire le masse qualche problema intrinseco ce l’ha.


All’aeroporto di Lima ho capito subito di trovarmi in posto in cui persino Magritte avrebbe faticato ad ambientarsi tanto è surreale. I primi cartelli ufficiali della dogana mi hanno annunciato il divieto di introdurre di autoradio e proiettori nel paese (perché non minipimer e dolceforno?), i secondi diffidavo i turisti dal prendere i taxi che li avrebbero consegnati ai banditi dei barrios poveri… “ma dove cacchio sono finito?” mi sono chiesto.
La domanda si è fatta sempre più pressante quando ho notato una singolare concomitanza. Tutti gli abitanti della capitale stanno seduti per terra e ogni angolo della città puzza di pipì.. quindi o i peruviani sviluppano una soprannaturale capacità di fare pipì accovacciati o non accettate mai una cosa dalla mano di un indigeno.
Al banditesco autista di pulmino che ci scorazzava per la capitale la domanda di rito: “come si chiamano gli abitanti di lima?” “Limejos”. 10 secondi di silenzio assordante e poi non ho resistito: “quindi i vostri antenati sono l’anime de Limejos?” “Claro!”. Dio benedica le incomprensioni altrimenti mi sarei ritrovato ad ammirare il manico di un pugnale che mi spuntava dallo sterno chiedendomi dove fosse andata a finire l’altra metà.

To be continued

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aprile 27, 2010 - Posted by | Editoriali

1 commento »

  1. “quindi i vostri antenati sono l’anime de Limejos?”

    Che modo inutile di rischiare la vita …

    Bentornato,
    Fabio

    Commento di Anonimo | aprile 30, 2010 | Rispondi


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