Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Las Cronicas Peruanas (Terza parte)

Sebbene il Perù sia diventato di gran moda nell’ultimo periodo per quel gusto radical chic di fare vacanze in paesi martirizzati dall’occidente conosco pochissime persone (3) che si siano recate in questa regione del mondo (forse perché fortunatamente conosco pochi snob) per cui avevo scarse indicazioni su cosa aspettarmi.
La prima in assoluto fu il fratello Andrea che ho l’onore di conoscere da quando ancora la Eldorado produceva “lo squalo” e il “conopalla”.
Quando eravamo piccoli il soprannome di Andrea era “Rambo”, con la stessa feroce ironia con cui a me avrebbero potuto chiamare “il secco” visto che io squintalavo ed Andrea aveva gote morbide, capello impeccabile ed occhiali montati in corno nero.
Il buon amico tornò dal mio stesso medesimo itinerario scavato nel volto per la dissenteria, con una barba all’indiana jones che celava un pallore terreo e lo sguardo profondo e sofferto dell’uomo che ha visto il lato crudo della vita.
Con queste premesse ho affrontato i primi 2 giorni passati al livello del mare scorrazzando con motoscafi per le isole con uno spirito guascone pensando di essere un superuomo visto che non accusavo alcun malanno e proponendomi di buttare le medicine nell’oceano.
Non è stata la prima e sicuramente non sarà l’ultima volta che faccio una grossa fregnaccia per supponenza.. ma a memoria questa è una delle peggiori.
Il primo banco di prova sinceramente impegnativo della vacanza era programmato per il quinto o sesto giorno: volo sopra le misteriose linee di Nazca con mezzi locali.
La parola “volo” non ingenerava in me alcun timore, “mezzi locali” si.
Arrivati nel prospiciente piccolo aeroporto la prima bella notizia. Voli sospesi per solidarietà con lo sciopero dei minatori che stava paralizzando il paese ma forse qualcuno per pilotare gli aerei si sarebbe trovato.. “scusi, come qualcuno?” “non vi preoccupate, la legge obbliga sempre almeno due piloti a bordo, sapete prima i piloti si distraevano per spiegare e ci sono stati degli incidenti” “Ora sono tranquillissimo, grazie”.
Essendo 10 i desiderosi di questa esperienza nel cielo, ci siamo divisi in un calcistico 4-4-2 in cu,i per ragioni anagrafiche, il volo da due più spartano era spettato a me ed a Mariano, un ragazzo di Roma, alto, magro come un chiodo e con la condivisa passione per il cibo di provenienza irrintracciabile tant’è che a 2 minuti dal decollo aveva fatto sparire un tubo di pringles scaduto con la stessa facilità di un pitone con un coniglio.
Una volta ammessi sulla pista ci hanno presentato l’equipaggio, un pilota grosso 1,2 volte l’aereo e un 12enne che credo fosse andato li per avere informazioni sulla scuola di volo.

Saliti a bordo la procedura di decollo mi è sembrata subito poco ortodossa visto che il pilota teneva aperto il finestrino con una mano mentre rullava per mantenere la temperatura sotto i 45°. In compenso il decollo effettuato ortogonalmente alla pista con una ascensione a vite ha immediatamente collocato lo stomaco all’altezza delle scapole. Durante la fase di ascensione Hector ci ha tenuto a sottolineare la sua esperienza di pilota e che i sacchetti in caso di necessità erano nelle tasche di fronte a noi.. “tzè.. sbrigati va’” ho pensato con prosopopea.
(s)Fortunatamente il pilota effettivamente innamorato del proprio lavoro ha eseguito una serie di manovre spettacolari che mi hanno permesso di ammirare da geometrie impossibile i disegni nel deserto. Proprio mentre mi entusiasmavo ammirando il buffissimo “astronauta” Mariano si è impossessato di tutti i sacchetti e un intenso odore di patatine fritte riscaldate si è diffuso nella carlinga.

Assolutamente imperturbabile il pilota continuava con i suoi passaggi a volo dritto e rovescio su tutto l’altipiano mentre con l’altra mano imitava il numero del prestigiatore coi foulard estraendo sacchetti a rotta di collo che Mariano trasformava in gavettoni.
Una volta toccato il suolo, osservando il mio amico che arrivava carponi al pulmino devo ammettere che ho provato un po’ di boria pensando.. “Se ho retto questo, il resto è ‘na passeggiata de salute”, Apu (il dio della montagna) deve aver intercettato il mio pensiero facendomela pagare parecchio cara a cominciare dalla serata quando siamo stati sfidati e purgati in una sfida calcistica a quota 2800 da un gruppo di bambini alti come un sgabello e cattivi come una nube di tafani.

 To be continued

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aprile 30, 2010 - Posted by | Editoriali

2 commenti »

  1. L’alieno ha ribaltato la foto del trabiccolo

    Commento di Anonimo | aprile 30, 2010 | Rispondi

    • maledetti anonimi.. certo pure quelli che si firmano tanto non so’ chi siano

      Commento di zemariani | maggio 3, 2010 | Rispondi


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