Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Cronache dal Sol Levante, spinoff: Gojira il magnifico (spoiler alert)

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Il cinema giapponese, nella mente non particolarmente raffinata che ho vinto alla riffa dell’evoluzione, si divide in due grandi filoni che corrono veloci senza mai incrociarsi nemmeno distrattamente come i binari della pista Polistil per i meno abbienti (non quella da ricchi con i salti e gli scambi della morte).
Esiste un mondo raffinato, pieno di persone  con giacche di tweed e toppe scamosciate sui gomiti che gongola guardando i film dei maestri come Kurosawa e Kitano in cui una camera fissa inquadra una maschera di porcellana sferzata dal vento con i petali di ciliegio che delicatamente si affastellano sui miei zibedei esausti e poi c’è tutto il resto.. Mostri, botti, urla, apocalisse e menare, c’è Godzilla!!
Per i quattro marziani sbarcati 5 minuti fa che non sapessero di cosa stia parlando, Gozzilla (come diciamo a Roma calcando molto sulla seconda Z facendola triplicare o quadruplicare) è forse il personaggio più caratteristico mai espresso dalla cultura giapponese se escludiamo l’uomo tigre. In 60 anni di onoratissima carriera questo enorme lucertolone è stato il protagonista di quasi tre dozzine di film diventando l’icona giapponese numero uno, distruggendo innumerevoli volte il porto di Yokohama, ingollando come zigulì i serbatoi di GPL (quelle buffe costruzioni a palletta) e usando come palo da lap dance la Tokyo tower, una specie di torre Eiffel nipponica.
Magari non tutti questi film saranno stati capolavori, magari non saranno la grande bellezza e compagnia cantando  però hanno accompagnato la mia infanzia dal vecchio 19” del salotto su canali semi abusivi che trasmettevano copie pirata con una trama solidissima come un trattore dell’unione sovietica: arriva Gozzilla insieme ad uno dei suoi sodali giganti e giù botte per 2 ore, the end.
Per colorare lo spettacolo gli sceneggiatori accompagnavano al rettilone nemici fichissimi e sulla carta ben più temibili di lui: Gamera il tartarugone, Mothra la falena e King Ghidora l’idra. Sebbene ad ogni assalto i rivali fossero sempre più grossi ed agguerriti mai la mia fiducia ha vacillato. Alla fine Gozzilla avrebbe prevalso con buona pace dei giapponesi che si vedevano raso al suolo il paese ad ogni picnic di questa simpatica combriccola scapijata.
Gli americani invidiosi avevano provato nel ’98 un reboot della saga ma non se l’erano sentita di fare un lavoro completo realizzando un prodotto senza infamia e senza lode con risatine buffe, i francesi che fanno la figura dell’ispettore Clouseau ed riciclando una ventina di minuti avanzati da Jurassic park: voto 6 – – per magnanimità.
Avevo perso ogni speranza quando 4 mesi fa un trailer misterioso aveva riacceso la fiamma sopita. Fumo, pinne giganti che emergono dal mare e urla preistoriche nella notte.. questo volevo vedere, questo aspettavo. Ieri l’attesa si è conclusa.
Grazie alla consueta generosità dell’amico Thomas sono stato invitato alla proiezione del trentesimo film della saga ed è stato come ritrovare un vecchio compagno perduto da tempo.
Cominciando dalla fine il voto è altissimo: 9 come film di genere, almeno 7,5 come giudizio assoluto.
In due ore senza fronzoli si spiega tutto senza esagerare nella trama, si presenta la star della serata, i suoi mortali nemici, una coppia di mega bacarozzi che si nutrono di radiazioni, e poi si dia inizio allo spettacolo che fortunatamente vede gli uomini fare solo da comparse per non guastare lo show.
Dal Giappone alle Hawaii, dal Nevada alla California i tre si inseguono disintegrando qualsiasi cosa sul loro cammino perseguendo un’idea di fondo semplice e geniale: facciamoli grossi come un grattacielo di 80 piani e vediamo che succede ossia l’apocalisse.
Il finale a San Francisco è commovente, trenta minuti di urla rabbiose ed assordanti che squarciano la nebbia che avvolge la baia bagnata dalla pioggia e che culminano col marchio di fabbrica del re dei mostri: una fiamma azzurra disintegratrice che annichilisce l’ultimo nemico decapitandolo.. applausi nutriti in sala.
Il film ha anche l’indubbio merito di non indulgere in morali ecologiste o trascinarsi stancamente più del dovuto. Finita la festa il nostro eroe torna nelle profondità marine cui appartiene dando un’occhiataccia all’umanità impietrita.. “in campana che so’ buono e caro ma ci metto un attimo a tornare!!”
Ti aspetto amico mio!

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maggio 13, 2014 - Posted by | Mariani Consiglia

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