Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Il luogo dell’anima (de li mejo?)

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Una delle serie televisive più popolari degli anni ’80 in America si chiamava “Cheers”, tradotto sgarbatamente con “cin-cin”. Magari la traduzione letteralmente ci sta pure ma io credo che sarebbe stato molto meglio “salute”, anche se fa schifo, perché il tema centrale era quello di dipingere un luogo in cui tutti sono amici, in cui puoi chiudere il mondo fuori in luogo in cui “tutti conoscono il tuo nome” come recitava la sigla.
Questo posto esiste per tutti, possa essere il muretto dove hai perso tutti i tuoi pomeriggi dell’adolescenza, il parco dove tuo nonno ti portava a giocare, l’albero sotto quale stendevi il plaid per baciare la tua ragazza, il campo dove hai fatto una tripletta in finale. Un posto speciale insomma in cui entri e senti il tempo che scorre all’indietro fino a fermarsi in un momento bello che non finisce.
Essendo io un atarassico cinico non potevo scegliere un posto del genere bensì qualcosa che potrebbe sembrare molto più prosaico mentre rimane l’ultimo, vero punto di sincera aggregazione di questo mondo moderno ed arido: la Snai.
Sono stato cresciuto secondo i più sani principi possibili. I miei genitori hanno fatto tutto e molto di più per educarmi, per darmi cultura, mezzi e possibilità che farebbero di una rapa rossa il presidente degli Stati Uniti (già successo in almeno 3 amministrazioni) ma questo non è bastato dall’allontanarmi dalle carte e dalle scommesse.
Esistono due mondi ben distinti che hanno beneficiato in maniera estesissima della tecnologia per prosperare e diffondersi capillarmente: il gioco d’azzardo ed il porno. Pero così come è difficile convincere un anziano signore che usufruì delle case chiuse che  le video chat con ninfette coreane siano meglio di un bel puttanone di Bari vecchia è impossibile addomesticare un luddista dell’azzardo della prima ora come me verso l’infinità di siti malesi dove puoi scommettere in tempo reale sul primo rutto del guardalinee di Spal-Cuoiopelli. Rimango ancorato a questa anticaglia antistorica dove mi reco settimanalmente per una giocata d’importo ridicolo che è il biglietto per una corte dei miracoli straordinaria.
La sala Snai è di solito ubicata in scantinati poco illuminati o in vicoli con accessi multipli per permettere la fuga ai pregiudicati che la frequentano. All’ingresso spesso si trova una duna di segatura che serve ad asciugare la pioggia anche se l’ultima precipitazione è stata 80 giorni prima. I locali sono male illuminati, puzzano di nicotina e di vecchio. Con “vecchio” non intendo quell’odore di mobili anni 70 in truciolato e formica proprio ma di vecchio inteso come anziano visto che i locali sono popolati al 90% da pensionati (che lavoro avranno mai svolto è impossibile immaginarlo però i 650€ mese che sottraggono all’erario li girano direttamente al mondo del trotto) malmessi in tuta, camicia, mocassini, barba perennemente di tre giorni e bombola d’ossigeno con respiratore che alternano a nazionali morbide rigorosamente senza filtro.
Decine di televisori a tubo catodico (spesso mi chiedo se esistano fabbriche in Corea del Nord che li producano solo per questo mercato) proiettano immagini lontane di  corse di cavalli da luoghi impossibili. Come enormi falene gli anziani scalcagnati fissano da vicino gli schermi, un po’ per la cataratta che riduce il loro campo visivo ad 80 cm, un po’ per spronare gli equini a suon di bestemmie degne di un pirata saraceno. Il livello sonoro cresce come la risacca. Prima silenzio e noncuranza, poi i primi mormorii di disapprovazione per partenze infelici “mortacci sua, nun ha sgabbiato”, infine la canea del rettilineo finale.
Labbra serrate su filtri giallastri che trattengono il fiato se Radames ha infilato il rettifilo per primo o che si aprono sguaiate “daje, cori infame, cori XXX***ZZZio”  ed il boato finale sul palo con santi e madonne citati in maniera alterna a seconda dell’esito della corsa. Ultimo sussulto il commento alla corsa che vedrà sempre il superesperto spiegare ad un pubblico bofonchiante che la giocata era bona, tecnicamente ineccepibile, che il 4 aveva pure cacato per cui proprio nun se spiega.
Anche se è tutto perfettamente legale, sarai sempre guardato di sottecchi se non sei un volto noto perché chiunque sia li s’è conosciuto ai tempi belli del totonero, quando le quote ti arrivavano in forma rigorosamente anonima dal tabaccaio, in bisca o nei migliore dei casi dal bidello delle pizzette come accadeva a scuola mia. Per questa ragione, se non sei uno del branco, è meglio astenersi da commenti ad alta voce anche se quello in coda davanti a te gioca una multipla da 21 squadre di campionati soppressi con la guerra fredda.
Se invece ti riconoscono tutti ti danno del tu, come farebbero i dannati sulla barca di Caronte. La gente allunga lo sguardo sulle tue quote per vedere le giocate, trarre ispirazione e se per caso prima vai all’incasso puoi anche predicare che la terra sia quadrata (molti dei presenti non avrebbero comunque nulla da eccepire) e comunque riscuoterai accoliti perché il bello sta proprio lì, un posto di vera ed assoluta democrazia dove anche il più malinconico dei relitti può diventare un capopopolo se t’ha dato il terno giusto per sbancare la domenica.

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settembre 29, 2014 Posted by | Editoriali | 2 commenti

Cronache del Sol levante, spin off cinematografico.

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Nella (im)preparazione al viaggio giapponese non mi sono curato un granché di cosa fare, di dove andare, di cosa offrisse il paese in termini di monumenti, attrazioni e bagatelle varie. Quando viaggio sono di un pressappochismo quasi disarmante, in maniera colpevole mi affido al mio istinto proverbiale (il soprannome mago non deriva solo dalla capacità di far sparire i supplì senza mani) e vago confidando nel caso, nella mia buona stella e nella sfacciataggine romanesca che spesso mi cava dagli impicci.

Nell’agenda che avevo preparato c’era un solo luogo che avrei voluto visitare:il museo Ghibli.

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A metà fra la casa di Dalì e i sogni di Sid Barret rappresenta il tributo di una nazione all’unica persona che sia riuscita a dare lustro al Sol levante più di Naoto Date (SE NON SAPETE CHI SIA SMETTETE ORA DI LEGGERE E CHIUDETEVI IN UNA CERTOSA) ed Hidetoshi Nakata (idem come sopra): Hayao Myazaki.

Per i poveri di spirito il maestro è il Walt Disney giapponese. Autore, disegnatore, regista di tutti i grandi successi di animazione è stato il mio personalissimo Perrault accompagnandomi fin da piccolo con storie meravigliose e delicate. Arrivato alla veneranda età di 73 anni, cieco come una talpa, secondo me anche un po’ infastidito dai critici cinematografici che non se lo sono filato de striscio per 40 anni salendo sul suo carro dopo l’orso d’oro di Berlino,  ha ammainato la bandiera realizzando il suo ultimo capolavoro: “Si alza il vento”.

Trepidavo prima di vederlo. Quando sai che una cosa bella ti sarà tolta sei combattuto dalla voglia di averla e la paura di consumarla. Capita con la torta della nonna che si sente stanca, con una ragazza che non rivedrai, con l’ultima di campionato. Inoltre, molto spesso, le opere ultime sono una gran spaccatura di palle in cui dei vecchi lamentosi vogliono pareggiare i conti  con il mondo cattivo tipo “eyes wide shut”, ed ero confortato solo dal fatto che la pellicola fosse stata accolta maluccio a Venezia l’anno passato.

Ora .. come esprimere un concetto radicale senza offendere chi ne è oggetto.. non lo so ma ci provo.
I critici della laguna che hanno criticato la pellicola hanno forma, sostanza ed importanza minore a quella delle merde di gabbiano che inzaccherano i pali del Lido e dovrebbero essere ancorati al MOSE per dare uno straccio di utilità alla loro vita sciatta e senza poesia.

Il film è bellissimo è basta. Mi frega cazzi che il giudizio sull’arte sia soggettivo. Nelle ultime due ore della sua straordinaria carriera il maestro attinge a tutti i suoi sogni, alla sua delicata immaginazione, mette a nudo l’animo di un artista grandioso ma stanco grazie al suo tratto di acquarello senza pari.

Senza bisogno di sopraffarmi, abbracciandomi con musica e colori mi ha portato dentro la vita di un uomo puro che vive in un mondo brutale, violento su cui vola alto grazie ad un cuore devoto al suo sogno.

Chiunque abbia rinunciato ad una speranza, abbia affrontato un compromesso in nome di una vita tranquilla si sentirà commosso e toccato da questo bambino con gli occhiali spessi devoto a qualcosa di più grande. Non serve una storia speciale, non serve un eroe, basta pochissimo per dipingere la bellezza sullo schermo e farmi inumidire gli occhi per tre quarti del film.

Correte a vederlo, portateci chi amate e fategli il regalo di un’emozione vera ma fate in fretta perché, con una scelta molto ben fatta, la distribuzione italiana ha scelto di tenerlo nelle sale solamente per cinque giorni (non per scarsità di pubblico, la sala era piena, ma proprio perché sono stronzi) preferendo ingolfare le sale di “sex tape” in cui Cameron Diaz si infila un pandoro a mo’ di assorbente scatenando le risate grasse della sala. Bravi… niente da dire a parte che i corvi beccheranno i vostri occhi nel giorno del giudizio!

settembre 15, 2014 Posted by | Mariani Consiglia | 2 commenti