Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Cronache del Sol levante, spin off cinematografico.

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Nella (im)preparazione al viaggio giapponese non mi sono curato un granché di cosa fare, di dove andare, di cosa offrisse il paese in termini di monumenti, attrazioni e bagatelle varie. Quando viaggio sono di un pressappochismo quasi disarmante, in maniera colpevole mi affido al mio istinto proverbiale (il soprannome mago non deriva solo dalla capacità di far sparire i supplì senza mani) e vago confidando nel caso, nella mia buona stella e nella sfacciataggine romanesca che spesso mi cava dagli impicci.

Nell’agenda che avevo preparato c’era un solo luogo che avrei voluto visitare:il museo Ghibli.

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A metà fra la casa di Dalì e i sogni di Sid Barret rappresenta il tributo di una nazione all’unica persona che sia riuscita a dare lustro al Sol levante più di Naoto Date (SE NON SAPETE CHI SIA SMETTETE ORA DI LEGGERE E CHIUDETEVI IN UNA CERTOSA) ed Hidetoshi Nakata (idem come sopra): Hayao Myazaki.

Per i poveri di spirito il maestro è il Walt Disney giapponese. Autore, disegnatore, regista di tutti i grandi successi di animazione è stato il mio personalissimo Perrault accompagnandomi fin da piccolo con storie meravigliose e delicate. Arrivato alla veneranda età di 73 anni, cieco come una talpa, secondo me anche un po’ infastidito dai critici cinematografici che non se lo sono filato de striscio per 40 anni salendo sul suo carro dopo l’orso d’oro di Berlino,  ha ammainato la bandiera realizzando il suo ultimo capolavoro: “Si alza il vento”.

Trepidavo prima di vederlo. Quando sai che una cosa bella ti sarà tolta sei combattuto dalla voglia di averla e la paura di consumarla. Capita con la torta della nonna che si sente stanca, con una ragazza che non rivedrai, con l’ultima di campionato. Inoltre, molto spesso, le opere ultime sono una gran spaccatura di palle in cui dei vecchi lamentosi vogliono pareggiare i conti  con il mondo cattivo tipo “eyes wide shut”, ed ero confortato solo dal fatto che la pellicola fosse stata accolta maluccio a Venezia l’anno passato.

Ora .. come esprimere un concetto radicale senza offendere chi ne è oggetto.. non lo so ma ci provo.
I critici della laguna che hanno criticato la pellicola hanno forma, sostanza ed importanza minore a quella delle merde di gabbiano che inzaccherano i pali del Lido e dovrebbero essere ancorati al MOSE per dare uno straccio di utilità alla loro vita sciatta e senza poesia.

Il film è bellissimo è basta. Mi frega cazzi che il giudizio sull’arte sia soggettivo. Nelle ultime due ore della sua straordinaria carriera il maestro attinge a tutti i suoi sogni, alla sua delicata immaginazione, mette a nudo l’animo di un artista grandioso ma stanco grazie al suo tratto di acquarello senza pari.

Senza bisogno di sopraffarmi, abbracciandomi con musica e colori mi ha portato dentro la vita di un uomo puro che vive in un mondo brutale, violento su cui vola alto grazie ad un cuore devoto al suo sogno.

Chiunque abbia rinunciato ad una speranza, abbia affrontato un compromesso in nome di una vita tranquilla si sentirà commosso e toccato da questo bambino con gli occhiali spessi devoto a qualcosa di più grande. Non serve una storia speciale, non serve un eroe, basta pochissimo per dipingere la bellezza sullo schermo e farmi inumidire gli occhi per tre quarti del film.

Correte a vederlo, portateci chi amate e fategli il regalo di un’emozione vera ma fate in fretta perché, con una scelta molto ben fatta, la distribuzione italiana ha scelto di tenerlo nelle sale solamente per cinque giorni (non per scarsità di pubblico, la sala era piena, ma proprio perché sono stronzi) preferendo ingolfare le sale di “sex tape” in cui Cameron Diaz si infila un pandoro a mo’ di assorbente scatenando le risate grasse della sala. Bravi… niente da dire a parte che i corvi beccheranno i vostri occhi nel giorno del giudizio!

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settembre 15, 2014 - Posted by | Mariani Consiglia

2 commenti »

  1. E’ inutile: il mondo è di Belen e del suo vestito in stile “finale di pattinaggio su ghiaccio – karolina kostner mi fa una sega” al matrimonio della Canalis. Non c’è posto per la poesia ed il sogno, mentre ai critici di Venezia 2013 toccherebbe il ruolo che loro compete: guano di piccione su piazza San Marco. Penso sia il suo lavoro più sofferto, bello come e più degli altri, anche se li amo tutti, comprese le tavole a china di Nausicaa su carta.

    Commento di Cosimo Benini | settembre 15, 2014 | Rispondi

    • Bravo amico mio.. il mondo sarà distrutto da un rutto.

      Commento di zemariani | settembre 15, 2014 | Rispondi


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