Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Il luogo dell’anima. Spin off etologico.

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Esistono poi altri luoghi che anche se hai frequentato poco riescono ad entrarti dentro in un soffio. Capita con qualcuno ti ha vissuto intensamente anche se l’hai conosciuto appena e si dissolve come un sogno lasciando l’immagine di un sorriso e niente altro, capita con una musica che senti distrattamente e ti rimbalza in testa tutta la giornata, con quel film che hai visto all’arena a 8 anni e i cui fotogrammi ti sono rimasti sul fondo della retina, capita con il Cinodromo.

Ora, almeno per sentito dire, sono certo che tutti sappiano cosa sia un Cinodromo ma ho grossi, grossissimi dubbi che anche una sola delle persone che leggerà queste righe ci abbia mai messo piede. Questo racconto parla di un luogo che non esiste più perché purtroppo ha chiuso nel 2002 ma serve a far si che i bolscevichi animalisti non l’abbiano vinta con infami calunnie su un luogo incantato anche se invaso dalle zecche (non i comunisti).
Esattamente come gli ippodromi i cinodromi esplosero in tutta Europa a fine 800 per permettere a ricchi scellerati di buttare al cesso  soldi faticossisimaente ereditati scommettendo su qualcosa che rappresentasse il loro blasone: cavalli e cani, due animali che impattano il mondo moderno grazie ad una cosa sola, la cacca per strada. Serve aggiungere altro?

Un gruppo di megalomani romani decise di costruire un ardito tempio al gioco d’azzardo camuffato di mondanità in quello che all’epoca era uno dei posti più sperduti e malsani di Roma, il greto del Tevere (sotto il livello degli argini) all’altezza del futuro ponte Marconi. Praticamente come se adesso, abitando a New York, vi costruiste una piscina in Canada.
All’inizio degli anni ’80 il glamour era completamente scomparso, il fango alluvionale e le zanzare anofele no.

Una sabato assolato della mia infanzia avevo appuntamento sotto casa con il mio amichetto del cuore (visto che gli voglio bene ed oramai è uno stimato professionista ne ometterò il nome) per una mattinata di svago all’aria aperta. Suo padre aveva anticipato a mia madre che avrebbe portato i ragazzi a vedere “le bestioline”. Il sorriso con cui la genitrice accolse la notizia credo implicasse l’intendimento che saremmo andati allo zoo, grossolano errore.
Quando imboccammo viale Marconi il dato era tratto, sicuramente stavamo andando altrove per cui la prima sensazione fu di delusione ma il ricordo che conservo è simile a quello della prima volta allo stadio. Stupore e magia.

Come tutti i posti pensati per il lusso andati poi rapidamente in vacca il cinodromo somigliava a quelle simpatiche battone dei western tutte piene di pizzi e corsetti che viste da fuori mantengono una certa attrazione, dentro.. lasciamo perdere, ho sbagliato metafora.
All’ingresso la prima meraviglia, i bambini sotto il metro (e forse a questo punto anche i nani?) entrano gratis. Capite, non vietato ai minori ma gratis! Quale lungimiranza, quale voglia di accompagnare i piccoli nel fatato mondo delle scommesse.
Dentro, una Babele rumorosa simile al mercato di Vukovar il sabato mattina. Ora, la scelta della amena cittadina croata non è casuale, avrei potuto scegliere Ariano Irpino ma è innegabile che il 75% della popolazione del cinodromo fosse di origine balcanica. Il rimanente 25% era fatto da malavita spicciola romana mista a pensionati inarcassa con enfisema e senza fissa dimora con un forte afrore di vinaccio in cartone.

Contrariamente a qualsiasi pregiudizio radical chic animalfemministarassegnadicinemaindipendeteiraniano la struttura presentava tutti i crismi di un liceo peripatetico aristotelico. Ogni tipo di insegnamento veniva trasmesso a noi giovani leve nella maniera più efficace, la prova sul campo.
Il calcolo delle quote era un banco più che valido per l’aritmetica di base: se Lampo è dato a 2.2, Menelicche a 4.19 e Reginella a 3, considerando il bonus all’ordine di 2 quando pagherà una puntata di 2000 lire per la trio? Rispondete voi a 7 anni!
La fisica era affrontata con esempi pratici ma che partivano da concetti complessi come la conservazione della quantità di moto (in cane che “piscia” andrà più veloce alla sgabbiata, quello che caca, nemmeno a dirlo). Il cane più grosso sebbene più potente faticherà sul terreno pesante ma reggerà meglio in curva introducendo i rudimenti di attrito statico, viscosità etc etc.
L’apprendimento delle lingue era poi condizione necessaria per confrontarsi con gli allibratori discendenti diretti dei pirati saraceni che flagellavano la costa dalmata o, nella migliore delle ipotesi, provenienti dal temibile triangolo Nola-Aversa-CastelVetrano. Elementi di semiotica ed antropologia erano fondamentali per rapportarsi con appartenenti a tribù che avrebbero fatto sembrare giuristi svedesi le popolazioni del Borneo.
Qualche rudimento legale poteva essere catturato ascoltando il pubblico sugli spalti che parlava dei propri trascorsi con la giustizia (mai vista una concentrazione tale di errori giudiziari) e per i più volenterosi si sarebbe potuta anche ipotizzare una formazione più pratica nella lavorazione dei metalli nel training camp Rom che era parte integrante della struttura.

Questi semi, lasciati su terra fertile hanno fatto del mio amico uno stimato docente di lingue straniere, in me hanno insinuato il germe della scienza. Forse avrei fatto meglio a seguire i corsi di borseggio, a quest’ora avrei avuto la mia famiglia anche se forse non proprio quella che si sarebbe aspettata mia madre

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ottobre 14, 2014 Posted by | Editoriali | 2 commenti