Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Cronache coreane #3: arti e mestieri, infanzia, architettura e cibo

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Sebbene il titolo del post possa far pensare a molteplici temi, tutti (forse ad esclusione del cibo) si possono riassumere in una sola parola: Stato centralista. Se siete figli dei fiori, anarchici bombaroli, gitani col carrozzone, amanti della libera impresa, mi dispiace ma avete sbagliato coordinate di un paio di paralleli.

Qua decide uno solo, di cognome fa Kim e non è quello che vedete sui giornali tutti i giorni ma suo nonno scomparso 20 anni fa. Il solco è stato tracciato e ce dovete stà.

Quando si chiede ad un nord coreano se il suo sia un paese marxista risponde vigorosamente di no. Il modello adottato è quello della Djouthè, un socialismo autarchico totale in cui tutto si produce in casa.
20150419_145058Sarebbe facile rispondere “graziearcazzo, siete sotto embargo dal ‘53” perché di fatto è come la storia dell’uovo e della gallina. Non si capisce se l’idea sia venuta perché nel paese non entra nemmeno uno spillo o se lo spillo non entri perché un paese del genere possa essere considerato un buon partner commerciale solamente  dall’imperatore Ming (non il cinese ma quello di Flash Gordon) o da Atlantide. Basti pensare che il confine con la Cina (unico interlocutore possibile) è definito da un fiume lungo  800 km e largo 1000 metri in cui ci sono 5 ponti. Due sono distrutti dai tempi della guerra, uno è chiuso per motivi sconosciuto ai più, uno è carrabile ma devi fare l’antitetanica per percorrerlo ed uno è bellissimo, nuovo, futuristico costruito dai volenterosi vicini come simbolo di amicizia in tipo 4 giorni e mezzo. Funziona? No! E’ chiuso perché dal lato coreano finisce in una marana piena di zanzare visto che non si è ritenuto importante fare la strada che lo collegasse alla città.

Infanzia ed arti e mestieri sono legate a filo doppissimo. Come tutti i paesi di filosofia socialista la scolarizzazione è severa e molto efficace.

I bambini di tutte le classi sociali vanno a scuola senza nessuna eccezione. Vitto, abbigliamento, libri di testo sono forniti dallo stato che in cambio si aspetta massimo impegno. Le materie sono praticamente le stesse a parte la storia che forse potrebbe essere leggermente orientata al revisionismo patriottico. Le due scuole che ho visitato avevano entrambe tre stanze per la prima infanzia in cui erano riprodotti stile presepe i luoghi natali del padre della patria, di sua moglie e del futuro maresciallo. Li i bambini imparano ad amare i leader, a credere nello stato, nell’unità improcrastinabile della corea e che giapponesi ed americani sono dei gran cornuti, fatto magari storiograficamente colorito ma innegabile.

Molte attività di gioco sono improntate al combattimento, ogni parco ha il tiro a segno e spesso le sagome hanno la forma di soldati stelle e strisce, giusto per stemperare.

20150417_143615Tutti devono andare a scuola fino al liceo ma solo il 5% selezionato in base alle capacità è avviato all’università. Chi non prosegue gli studi di solito percorre la tradizione familiare affiancando i genitori nella loro attività.

A questo punto ci sarebbe da discutere per ore se la teocrazia (aivoglia a dire cotica ma uno stato comandato da un caro estinto questo è)  sia un prezzo accettabile  per avere un paese che offre diritto paritario all’istruzione, una meritocrazia manichea in cui solo i più bravi e determinati possano avere accesso alle risorse limitate o se sia preferibile il nostro modello in cui uno studente di 32 anni, iscritto al 12° anno fuori corso di letteratura spagnola centro americana, può presentarsi all’esame con un posacenere incastonato nel lobo dell’orecchio ed apostrofare il docente con “scialla professo’ ” ma lascerei il dibattito per un prossimo simposio dal titolo “alfabetizzazione e suffragio universale: i grandi flagelli dell’occidente”.

Terminati gli studi lo stato chiede a tutti i maschi abili un servizio volontario di leva. La durata è variabile a seconda del beneficio che la tua istruzione possa dare al paese. Se sei diventato uno scienziato missilistico allora  potresti cavartela con una leva di 3 anni, se invece il tuo massimo contributo è stato realizzare la più grande stalattite di caccole della nazione sotto il banco allora ahitè ti toccano 8 anni belli freschi di naja in cui lo stato ti utilizza come forza lavoro per il bene pubblico.

Ci è stato spiegato  che sebbene non obbligatorio il servizio militate è molto, molto raccomandato.

Chi non l’ha fatto probabilmente non solo non avrà un lavoro dignitoso ma verosimilmente sarà costretto ad una vita di onanismo visto che (lezione a pappardella) le donne con cui abbiamo parlato hanno detto tutte che un uomo per poter essere un marito deve essere tre cose in ordine di importanza:

  • Un soldato
  • Un iscritto al partito
  • Colto e gentile

Servita la patria ogni coreano è pronto per fare il lavoro per cui è stato selezionato. Qui forse la rigidità dello stato è meno apprezzabile. Hai talento per i numeri ma volevi fare il ballerina (cit)? Sti cazzi, prendi in mano un bel regolo e vai a fare i conti. Le velleità artistiche tienile per quando ti reincarnerai sotto il 38° parallelo.

Il lavoro che fai in genere condiziona moltissimo anche come e dove vivi. Per risparmiare tempo e carburante la città è divisa in zone funzionali in cui una quota degli edifici è ad uso ufficio e la restante è uso abitativo per chi ci lavora. In pratica Pyongyang è divisa in gilde proprio come era Roma ai tempi dei papi per cui non solo ti tocca fare un lavoro che magari non ti piace ma devi anche vivere insieme ai tuoi colleghi vita natural durante nel palazzo dei matematici immaginando le matte risate alle assemblee di condominio per il calcolo dei millesimi.

La nuovissima architettura fra l’altro non è nemmeno male. A fianco di mamozzoni sovietici come i vari palazzi per congressi, archi di trionfo e compagnia bella, stanno sorgendo belle costruzioni interessanti anche se nulla è lasciato al caso. Il numero degli scalini per il parco monumentale della guerra? Uguale al numero dei caduti.

20150414_141813Quanti mattoni compongono la costruzione più imponente della città? 25525 ossia i giorni in cui il caro leader ha guidato il paese e pazienza se dovessero servire due foratini in più per finire il soffitto del cesso all’ultimo piano. Il simbolismo vale di più di orinare al caldo!

Rimane da esplorare solo la cucina ma il viaggio è infelice e brevissimo. Purtroppo ho il sospetto che per tutta la durata del mio soggiorno mi siano stati somministrati piatti edulcorati per stranieri perché a parte l’onnipresente Kimchi (una specie di crauto piccante all’aglio) il cibo ha rappresentato la vera grande delusione del viaggio.

Le variazioni sul pasto del reparto dialisi del San Camillo sono minime. Piatti dai sapori tenui, freddini ed un po’ unti hanno rappresentato la mia dieta per due settimane.
Come nota di colore posso dire che i coreani fanno un gran cosumo di una specie di stoccafisso ma non lo reidratano e cucinano come noi bensì lo masticano tipo big bubble sui mezzi di trasporto. Dopo 8 ore di treno al merluzzo tutta la benevole condiscendenza verso questo fiero popolo va a perdersi nella ricerca di un piatto di bucatini e sopratutto di un deodorante per ambienti. L’unica pietanza degna di minima menzione quella tipica per i matrimoni ossia tagliolini di soia serviti di proposito freddi (almeno stavolta era voluto) ammischiati con la qualunque. Buoni per carità non dico di no ma se provassi a servirli ai miei amici alle mie ipotetiche nozze sarei fortunato se finissi solo appeso ad una trave per gli alluci.

maggio 20, 2015 Posted by | Editoriali | 1 commento