Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Cronache Qatariote, mese secondo: Il potentissimo Sarlacc qatariota, i ristoranti d’albergo

Nota introduttiva: chi non coglie la citazione del titolo si vergogni di se uomo fra i 14 ed i 55 anni.

La giornata lavorativa comincia mediamente con la sveglia delle 5:50, uno o due rinvii a seconda dell’indulgenza che voglio concedermi o del numero di riunioni che impietosamente il telefono mi ricorda, 20 minuti passati in modalità catatonica a vagabondare per casa, rimbalzando contro i muri come l’aspirapolvere Rumba, doccia, colazione relegata agli ultimi 130 secondi in cui mi verso dei cereali direttamente nel gargarozzo assieme al latte come un cormorano e sono pronto per andare in cantiere.
Dopo 12 ore (media validata dal cartellino) un uomo medio rientrerebbe a casa, masticherebbe dei surgelati dalla busta spacciandoli per praline algida al gusto calamaro e scivolerebbe in uno stato di sonno distinguibile dalla morte solo per il russare a 150 decibel stile Garelli smarmittato.
Fortunatamente ho poco dell’uomo medio, magari l’integrale di pregi e difetti fa omino Bialetti però tutte le sere provo a non rinchiudermi nel sacello domestico a tenuta stagna. La voglia di socializzazione deve scontrarsi però con un ostacolo che molti sottovalutano in un paese musulmano.. dove cacchio vai senza alcool?

A vivere fra Slovacchia, Cechia e compagnia cantante uno si scorda come il motore primo di tutta la socialità europea sia legata all’ebrezza alcolica e questo fa del qatar un posto molto poco divertente. I pub si contano sulle dita della mano di un mastro d’ascia (due) e quindi se uno vuol chiudere una giornata con un bicchiere di ottima birra ha una sola alternativa. I ristoranti degli hotel internazionali, trappola mortale da cui non si può sfuggire che dopo un patimento di mille anni (si ritorna alla citazione nel titolo).

Andare a mangiare in un albergo per un italiano è abbastanza fuori dalla grazia di Dio. Di solito è sinonimo di cibo incomprensibile, prezzo alto, cuochi vestiti da pagliacci ed ambiente vistoso. Qui in Qatar è esattamente la stessa cosa ma con il valet parking gratuito.
Si comincia nel pomeriggio con una prenotazione che porta via mediamente 8 minuti fra chiamata al numero generale, centralino, rimanga in attesa, primo numero che non suona, centralino, secondo numero, salve sono Svetlana (pure se è un ristorante siriano copto) e finalmente si riesce a prenotare dando tutti gli estremi fino al casellario giudiziario ed i carichi pendenti. Alla fine della telefonata la cameriera lituana ripete per filo e per segno, forse grazie ad appunti stenografati, l’intera conversazione e chiede conferma con una procedura degna di un espianto d’organi o di un acquisto di bond greci.
Le prime schermaglie di quella che sarà una lunga serata di battaglia si hanno con gli addetti al parcheggio per convincerli a non usare la mia auto come cassonetto per gli oli esausti. Solo con grande fatica riesco a consegnare loro le chiavi col patto che possano stoccarla provvisoriamente dietro una siepe per non offendere il gusto dei possessori di auto uscite dai fumetti di flash gordon e pagate con cifre che farebbero esitare anche Ibrahimovic. (il capitolo auto sarà trattato nella prossima uscita).

In ognuno di questi ristoranti in numero del personale sarebbe sufficiente a muovere la flotta di trireme di Serse per cui generalmente si viene scortati al tavolo da un paio di ossequiosi camerieri ai lati come delfini con un petroliera, consegnati al proprio attendente mentre qualcun altro si occupa dei dettagli e declama le meraviglie del menù realizzato in genere da qualche imbecille di cuoco stellato che sciorina le virtù di ingredienti di solito usati per armi da fuoco come il salnitro o il catrame.
Per un’anima semplice come la mia l’unica scelta possibile di solito è scegliere il piatto con meno ingredienti (mai meno di 7) che per qualche motivo è sempre il più caro della lista.
Difficilmente in questi posti una persona normale riesce ad alzarsi sazia. Ogni piatto è presentato con un minuto di peana atto a lodarne l’impiattamento in cui la capasanta è stata scolpita da un monaco shintoista a forma di venere del botticelli con gli spaghetti d’alga a mo’ di capelli ma il contenuto edibile di ogni portata è certamente al di sotto dei requisiti minimi dell’OMS.

Avere uno stuolo di valletti fa almeno si che il bicchiere non sia mai vuoto per cui, con un rapporto cibo/alcool assolutamente sbilanciato sul secondo (non difficilissimo visto che il numeratore è infinitesimo), si raggiunge velocemente uno stato di euforia abbastanza persistente che aiuta al momento del conto. La prima volta ho pensato mi fosse stato chiesto di onorare l’ultima rata dei debiti di guerra degli imperi centrali stabiliti nella pace di Versailles e mi sono indignato reclamando la vittoria mutilata alla D’Annunzio ma ora generalmente sorrido complice di questo carrozzone in cui con una mano vieni pagato al mattino e con l’altra te rapinano in serata in un magnifico equilibrio degno di un alchimista. La bara non ha tasche.

Next: automobili da sboroni

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agosto 7, 2015 - Posted by | Editoriali

3 commenti »

  1. Ho passato un anno a Doha e non ho mai cercato posti come quello descritto, che sono dei veri e propri non luoghi !!!! Credo di essermi divertito di più, di aver conosciuto molto della ottima cucina mediorientale e di aver speso molto, molto meno !

    Commento di Anonimo | agosto 8, 2015 | Rispondi

  2. Qui siamo al 13 settembre… ma quanto dura un mese in Qatar ?
    (non per metterti fretta, neh?)

    Commento di FabioR | settembre 13, 2015 | Rispondi

  3. le cronache sono del mese, entro settembre

    Commento di Anonimo | settembre 17, 2015 | Rispondi


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