Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Cronache del Sol levante, spin off cinematografico.

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Nella (im)preparazione al viaggio giapponese non mi sono curato un granché di cosa fare, di dove andare, di cosa offrisse il paese in termini di monumenti, attrazioni e bagatelle varie. Quando viaggio sono di un pressappochismo quasi disarmante, in maniera colpevole mi affido al mio istinto proverbiale (il soprannome mago non deriva solo dalla capacità di far sparire i supplì senza mani) e vago confidando nel caso, nella mia buona stella e nella sfacciataggine romanesca che spesso mi cava dagli impicci.

Nell’agenda che avevo preparato c’era un solo luogo che avrei voluto visitare:il museo Ghibli.

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A metà fra la casa di Dalì e i sogni di Sid Barret rappresenta il tributo di una nazione all’unica persona che sia riuscita a dare lustro al Sol levante più di Naoto Date (SE NON SAPETE CHI SIA SMETTETE ORA DI LEGGERE E CHIUDETEVI IN UNA CERTOSA) ed Hidetoshi Nakata (idem come sopra): Hayao Myazaki.

Per i poveri di spirito il maestro è il Walt Disney giapponese. Autore, disegnatore, regista di tutti i grandi successi di animazione è stato il mio personalissimo Perrault accompagnandomi fin da piccolo con storie meravigliose e delicate. Arrivato alla veneranda età di 73 anni, cieco come una talpa, secondo me anche un po’ infastidito dai critici cinematografici che non se lo sono filato de striscio per 40 anni salendo sul suo carro dopo l’orso d’oro di Berlino,  ha ammainato la bandiera realizzando il suo ultimo capolavoro: “Si alza il vento”.

Trepidavo prima di vederlo. Quando sai che una cosa bella ti sarà tolta sei combattuto dalla voglia di averla e la paura di consumarla. Capita con la torta della nonna che si sente stanca, con una ragazza che non rivedrai, con l’ultima di campionato. Inoltre, molto spesso, le opere ultime sono una gran spaccatura di palle in cui dei vecchi lamentosi vogliono pareggiare i conti  con il mondo cattivo tipo “eyes wide shut”, ed ero confortato solo dal fatto che la pellicola fosse stata accolta maluccio a Venezia l’anno passato.

Ora .. come esprimere un concetto radicale senza offendere chi ne è oggetto.. non lo so ma ci provo.
I critici della laguna che hanno criticato la pellicola hanno forma, sostanza ed importanza minore a quella delle merde di gabbiano che inzaccherano i pali del Lido e dovrebbero essere ancorati al MOSE per dare uno straccio di utilità alla loro vita sciatta e senza poesia.

Il film è bellissimo è basta. Mi frega cazzi che il giudizio sull’arte sia soggettivo. Nelle ultime due ore della sua straordinaria carriera il maestro attinge a tutti i suoi sogni, alla sua delicata immaginazione, mette a nudo l’animo di un artista grandioso ma stanco grazie al suo tratto di acquarello senza pari.

Senza bisogno di sopraffarmi, abbracciandomi con musica e colori mi ha portato dentro la vita di un uomo puro che vive in un mondo brutale, violento su cui vola alto grazie ad un cuore devoto al suo sogno.

Chiunque abbia rinunciato ad una speranza, abbia affrontato un compromesso in nome di una vita tranquilla si sentirà commosso e toccato da questo bambino con gli occhiali spessi devoto a qualcosa di più grande. Non serve una storia speciale, non serve un eroe, basta pochissimo per dipingere la bellezza sullo schermo e farmi inumidire gli occhi per tre quarti del film.

Correte a vederlo, portateci chi amate e fategli il regalo di un’emozione vera ma fate in fretta perché, con una scelta molto ben fatta, la distribuzione italiana ha scelto di tenerlo nelle sale solamente per cinque giorni (non per scarsità di pubblico, la sala era piena, ma proprio perché sono stronzi) preferendo ingolfare le sale di “sex tape” in cui Cameron Diaz si infila un pandoro a mo’ di assorbente scatenando le risate grasse della sala. Bravi… niente da dire a parte che i corvi beccheranno i vostri occhi nel giorno del giudizio!

settembre 15, 2014 Posted by | Mariani Consiglia | 2 commenti

Perché gli omosessuali (ma solo i maschi) hanno capito tutto

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In quarant’anni di vita, si belli miei sono 40, un’età cui in metà del pianeta sei nonno, sei morto o al massimo un nonno morto, non ho mai capito molto di femmine anche se teoricamente avevo tutti gli strumenti per diventare il massimo esperto della materia.
Quelli della mia generazione sono stati cresciuti dalle donne. Gli uomini della famiglia portavano a casa il pane (pure le donne ma generalmente non veniva riconosciuto loro il merito) e la società imponeva che fossero burberi e poco comunicativi. Questa vita nel gineceo ha lasciato in me un’impronta fortissima; mia nonna materna a quasi 80 mise in fuga uno scippatore a morsi, l’altra con amore e fermezza era il generale di suo marito, uno che era passato attraverso le più sanguinose campagne delle guerra ma che sudava freddo quando lei  aggrottava la fronte. Mia sorella era la monarca della televisione BN per cui per poter vedere Jeeg prima mi toccava fare l’esegesi di Candy con tanto di dibattito stile casa del popolo e mia madre… beh, basti dire che è l’unica persona capace di battermi a Trivial Pursuit.

Fin dalla più tenera infanzia mi è stato ripetuto quanto io sia identico lei. La fossetta, il naso, i capelli indomabili sono tratti evidenti e nonostante possegga un tono baritonale di voce (una mia ex mi chiamava “Big Luciano”) per tutta la vita quando rispondevo al telefono l’incipit è sempre stato: “buon giorno signora!!”. Se voglio prenderla in giro o quando litighiamo la mia critica è che se ho un carattere di merda, sono dispotico, rinfaccio le cose e non mollo mai, forse la capigliatura arruffata non sia l’unico suo lascito nel mio patrimonio genetico.‘St’amore di temperamento da qualcuno debbo pur averlo ereditato.
Sono cresciuto in mezzo a figure femminili all’avanguardia. Praticamente a casa nostra madame Curie al massimo poteva capare i fagiolini ma nonostante questo allenamento zemaniano, nonostante il patrimonio cromosomico eccellente ed una mente analitica di prim’ordine mi sono sempre fermato a strabilianti risultati analitici e scarsissimi pratici.

Per motivi che ad uno psicanalista sarebbero palesi ma che per me ancora restano nella sfera della malasorte mi sono sempre scelto (sarebbe più giusto dire che sono stato scelto) compagnie femminile intrinsecamente complicate. Distanze impossibili, ambizioni di carriera incompatibili, storie pregresse con pazzi\orchi\ orchi pazzi facevano si che ogni storia uscisse dalla fabbrica già con il pulsante “arresto d’emergenza” incorporato. Parafrasando Groucho Marx, non sono mai voluto stare con una ragazza che volesse stare con me. Dopo quasi 8 lustri sto cominciando a riflettere e forse ho trovato il bandolo della matassa.

Oggi in ufficio dialogavo con un vecchio amico, il signor Enrico, e lodavo il suono calmo e rassicurante della sua voce. Le parole esatte sono state.. “mi ricorda il motore diesel del rimorchiatore di Bud Spencer”.

Con grande sorpresa il commento non era stato accolto con entusiasmo ed io mi sono molto piccato perché per me Bud Spencer è LA figura maschile alpha. Roba che a confronto Ghandi e Lincoln sono due sbarbati rockettari inaffidabili.

A quel punto gli ho chiesto: “Ma scusa, ma cosa c’è meglio di Bud Spencer? Giusto Bud ricoperto di supplì”. Enrico appartiene alla generazione precedente, dice “manifesti” invece di “poster”, per cui ha ancora alcuni riferimenti un po’ datati ed ha controbattuto con “la Ferilli ricoperta di nutella?”

Il confronto stava per degenerare quando la mia tesi che anche avendo avuto la possibilità di avere la Ferilli al massimo della forma e non la sguaiata sblusata di adesso, dopo un’ora (stima che comprende anche la cena ed i selfie post sesso) si sarebbe trovato per casa una bora di Fiano Romano che parlava di divani in saldo invece di avere il privilegio di fare nottata con Bud parlando di film, sport e politica l’ha fatto capitolare. Sabrina-Bud: 0-4.

Davanti a questo risultato che non ammette repliche ho cominciato a riflettere. Possibile sia così più appetibile preferire la compagnia di un amico a quella di una donna?

Siamo d’accordo che il massimo possibile (mi è anche capitato) sia incontrare una donna che ti conosca come il tuo migliore amico, che ti accetti come lui, che capisca come tu voglia un giorno a settimana per fare a gara di rutti, non senta il bisogno di coinvolgerti nella ricerca delle tende e che ti scaldi nelle giornate in cui il mondo passa sgommando su una pozzanghera e ti inzacchera come una latrina da cantiere ma se questo non fosse possibile è meglio accontentarsi, abbandonare la contesa diventando stiliti o scegliere la via degli uranisti?

Esiste una lunghissima serie di aspetti favorevoli nell’omosessualità maschile che se analizzati con attenzione avrebbero dovuto portare all’estinzione dell’umanità già ai tempi della quarta dinastia egizia. Senza alcuno sforzo posso citare:

  1. Nessuno ha da ridire sulla posizione della tavoletta del cesso
  2. Quando l’altro va a fare la spesa ti preoccupi di trovare il frigo pieno di yogurt bio invece che di birra
  3. Puoi passarti le mutande
  4. Se ti manca il quinto a calcetto puoi ricattarlo sessualmente
  5. Puoi regalargli una playstation 4 a natale e aspettarti che l’altro sia contento
  6. Le scoregge diventano un momento ludico ricreativo
  7. La gricia può far parte del banchetto di nozze
  8. Bruce Willis è l’unico nome in videoteca e vadano affanculo i ponti di madison county
  9. Puoi settare il termostato sotto i 32°
  10. Se scegli un cane può essere uno serio e non qualcosa che somigli a Uan
  11. Puoi fare il viaggio di nozze solo in città che ospitino la champions league

Poi, forse purtroppo, esco per strada, vedo le gonnelline svolazzanti e mi condanno alla fatica di Sisifo e continuo a cercare..

luglio 18, 2014 Posted by | Editoriali, Mariani Consiglia | 5 commenti

Cronache dal Sol Levante, spinoff: Gojira il magnifico (spoiler alert)

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Il cinema giapponese, nella mente non particolarmente raffinata che ho vinto alla riffa dell’evoluzione, si divide in due grandi filoni che corrono veloci senza mai incrociarsi nemmeno distrattamente come i binari della pista Polistil per i meno abbienti (non quella da ricchi con i salti e gli scambi della morte).
Esiste un mondo raffinato, pieno di persone  con giacche di tweed e toppe scamosciate sui gomiti che gongola guardando i film dei maestri come Kurosawa e Kitano in cui una camera fissa inquadra una maschera di porcellana sferzata dal vento con i petali di ciliegio che delicatamente si affastellano sui miei zibedei esausti e poi c’è tutto il resto.. Mostri, botti, urla, apocalisse e menare, c’è Godzilla!!
Per i quattro marziani sbarcati 5 minuti fa che non sapessero di cosa stia parlando, Gozzilla (come diciamo a Roma calcando molto sulla seconda Z facendola triplicare o quadruplicare) è forse il personaggio più caratteristico mai espresso dalla cultura giapponese se escludiamo l’uomo tigre. In 60 anni di onoratissima carriera questo enorme lucertolone è stato il protagonista di quasi tre dozzine di film diventando l’icona giapponese numero uno, distruggendo innumerevoli volte il porto di Yokohama, ingollando come zigulì i serbatoi di GPL (quelle buffe costruzioni a palletta) e usando come palo da lap dance la Tokyo tower, una specie di torre Eiffel nipponica.
Magari non tutti questi film saranno stati capolavori, magari non saranno la grande bellezza e compagnia cantando  però hanno accompagnato la mia infanzia dal vecchio 19” del salotto su canali semi abusivi che trasmettevano copie pirata con una trama solidissima come un trattore dell’unione sovietica: arriva Gozzilla insieme ad uno dei suoi sodali giganti e giù botte per 2 ore, the end.
Per colorare lo spettacolo gli sceneggiatori accompagnavano al rettilone nemici fichissimi e sulla carta ben più temibili di lui: Gamera il tartarugone, Mothra la falena e King Ghidora l’idra. Sebbene ad ogni assalto i rivali fossero sempre più grossi ed agguerriti mai la mia fiducia ha vacillato. Alla fine Gozzilla avrebbe prevalso con buona pace dei giapponesi che si vedevano raso al suolo il paese ad ogni picnic di questa simpatica combriccola scapijata.
Gli americani invidiosi avevano provato nel ’98 un reboot della saga ma non se l’erano sentita di fare un lavoro completo realizzando un prodotto senza infamia e senza lode con risatine buffe, i francesi che fanno la figura dell’ispettore Clouseau ed riciclando una ventina di minuti avanzati da Jurassic park: voto 6 – – per magnanimità.
Avevo perso ogni speranza quando 4 mesi fa un trailer misterioso aveva riacceso la fiamma sopita. Fumo, pinne giganti che emergono dal mare e urla preistoriche nella notte.. questo volevo vedere, questo aspettavo. Ieri l’attesa si è conclusa.
Grazie alla consueta generosità dell’amico Thomas sono stato invitato alla proiezione del trentesimo film della saga ed è stato come ritrovare un vecchio compagno perduto da tempo.
Cominciando dalla fine il voto è altissimo: 9 come film di genere, almeno 7,5 come giudizio assoluto.
In due ore senza fronzoli si spiega tutto senza esagerare nella trama, si presenta la star della serata, i suoi mortali nemici, una coppia di mega bacarozzi che si nutrono di radiazioni, e poi si dia inizio allo spettacolo che fortunatamente vede gli uomini fare solo da comparse per non guastare lo show.
Dal Giappone alle Hawaii, dal Nevada alla California i tre si inseguono disintegrando qualsiasi cosa sul loro cammino perseguendo un’idea di fondo semplice e geniale: facciamoli grossi come un grattacielo di 80 piani e vediamo che succede ossia l’apocalisse.
Il finale a San Francisco è commovente, trenta minuti di urla rabbiose ed assordanti che squarciano la nebbia che avvolge la baia bagnata dalla pioggia e che culminano col marchio di fabbrica del re dei mostri: una fiamma azzurra disintegratrice che annichilisce l’ultimo nemico decapitandolo.. applausi nutriti in sala.
Il film ha anche l’indubbio merito di non indulgere in morali ecologiste o trascinarsi stancamente più del dovuto. Finita la festa il nostro eroe torna nelle profondità marine cui appartiene dando un’occhiataccia all’umanità impietrita.. “in campana che so’ buono e caro ma ci metto un attimo a tornare!!”
Ti aspetto amico mio!

maggio 13, 2014 Posted by | Mariani Consiglia | Lascia un commento

Evviva i soldi spesi con la pala

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Sabato scorso l’ottimo Thomas, mio nume patrocinatore del cinema, mi ha fatto uno splendido regalo di compleanno. In un pomeriggio pigro mi ha telefonato invitandomi alla prima del nuovo film di Peter Jackson, lo Hobbit. Io ero combattuto, lo confesso. In primis non mi piace molto andare al cinema da solo, per quanto pretenda il silenzio assoluto in sala mi fa piacere avere qualcuno accanto con cui scambiare mutui segni di approvazione o impietosi “quattro” fatti con le dita e in secondi non sono un grande fan di Mr Jackson colpevole di aver realizzato il peggior finale della storia del cinema con i venti minuti di passeggiata zampettante che concludono “il ritorno del Re” e suddividere un volume da 300 pagine e poco più in tre film non mi sembrava un bell’inizio per mantenere il ritmo.

Poi però ha vinto la mia vanità, solleticato dall’idea di vederlo prima degli altri, dei gadget, delle frescacce , dal nuovo sistema HFR 3d ad alta risoluzione che puoi gustare a pieno solo se sei un camaleonte con i bulbi indipendenti e soprattutto dalla gentilezza del mio amico che aveva preferito me a un numero consistente di sbavanti postulanti e mi sono presentato a piazza Esedra per assistere a questa sfarzosa pellicola.

Per essere concisi: Voto 8-, a fine spettacolo ho provato a convincere la signorina del botteghino a prendere una banconota da venti non per illeciti favori da scambiare in toilette ma perché non mi sembrava giusto andarmene via senza aver contribuito.

176 Minuti da fantascienza (unica nota fastidiosa i due accanto a me che sostenevano che equivalessero a 3 ore e un quarto ma questo è naturale in paese in cui il 70% dei laureati esce da lettere), di grande spettacolo finalmente con un 3d appassionante che non fa venire la nausea come il traghetto a nafta per Ponza e di ritmo serrato funestati solo da microscopici pause legate all’entrata in scena di quei rompipalle degli elfi che riuscirebbero a far sembrare una riunione di condominio anche l’addio al celibato di Rocco.

Purtroppo nella storia Tolkien ce li ha messi e ce li dobbiamo tenere ma ogni volta che uno di quei porta ombrelli con le orecchie pizzute fa capoccella il film si pianta in una pippa ambientalista sul perché mangiare i rapanelli sia meglio degli arrosticini e che annacqua i fiumi di sangue sapientemente sparsi a piene mani.

Battaglie fra giganti, nani, draghi, orchi, troll, il carniere è  pieno di ogni ben di Dio e mi sono ritrovato a vedere i titoli di coda senza rendermi conto di come avessi fatto a far passare tre ore senza accorgermene.

Non vedo l’ora che esca il secondo, per il terzo toccherà soffrire languendo ma se questo è l’antipasto la battaglia delle 5 razze sarà il più grande spettacolo offerto sul grande schermo dai tempi di Moana e Cicciolina ai mondiali.

 PS
Questo film è la l’archetipizzazione che se è vero che i soldi nel cinema non bastano come dimostra quella mezza sega di Cameron e i suoi randagi turchini, aiutano moltissimo perché come diceva un saggio: “la guerra è brutta ma pure la pace si nun c’hai na lira…”

dicembre 11, 2012 Posted by | Mariani Consiglia | 6 commenti

Les mortach tois?

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Chissà come si dice “li mortacci tua” in francese. Ho provato a cercare la traduzione del simpatico motto romanesco buono per tutte le occasioni ma il dizionario non mi è stato di nessun aiuto. Ho pensato allora di cercare su internet, niente anche in questo caso. Ero quasi vicino allo sconforto e all’abbandono quando ho avuto un’illuminazione. Cerchiamo online qualche cinepanettone francese, vuoi che non dicano anche li “mortaaaaacci vostraaaaa!” emettendo grossi peti fra fragorose risate? Fallimento su tutta la linea.

Dapprima ho pensato che potesse dipendere dal fatto che in Francia non ci sia il panettone quindi ho provato a cercare su google.fr “ciné-bûchedeNoël”, una specie di dolce che mangiano loro a natale dalla promettente forma di tronchetto marrone, ma quando la risposta è stata di nuovo negativa m’è sorto un dubbio atroce; forse che i nostri cugini galli non producano film definiti commedie basate su rutti fragorosi, puzze a trombetta (che comunque fanno ridere ad ogni età) e calci nello scroto? Me sa di si.
Ieri sera sono andato al cinema con mamma e papà, evento che non accadeva dai tempi di Bianca e Bernie nella terra dei canguri, grazie alla gentilezza del cugino Andrea che ci ha invitato per una première benefica – promozionale e ci siamo gustati “Troppo amici” e per la seconda volta in pochi mesi sono stato costretto ad ammettere che i francesi i film li sanno fare meglio di noi.

Intendiamoci, non parlo di quelle rotture di coglioni sui disadattati delle banlieue girati con la macchina a mano e la fotografia sgranata color seppia in cui due brufolosi di etnie varie si fissano in silenzio per 90 minuti , quelle le sappiamo fare anche noi, ma parlo delle commedie, genere ormai dimenticato nel paese che si suppone dovrebbe averlo inventato.

“Cena fra amici” e “Troppo amici”, titoli di merda scelti dalla distribuzione italiana abituata  ai nostri “nataledemmerda” o “quella troika di babbo natale 3d” e che non sa tradurre decentemente nemmeno due parole,  sono i migliori film brillanti della stagione in cui si ride dall’inizio alla quasi fine senza che nessun personaggio si lanci feci (Natale in sud Africa , si conficchi il puntale dell’albero di natale nelle chiappe (praticamente tutti i titoli) o accordi un pianoforte con i rutti.

Mia cugina che fa film di professione sostiene che ne saremmo anche capaci ma che produzione e distribuzione osteggiano i bravi scrittori, io lo spero  e prego che abbia ragione ma visto che durante la proiezione di “Ted” dietro di me una ragazza di 15 anni scarsi ha commentato una scena ridendo e farcendo il tutto con una sonora bestemmia  sono più incline a credere che i nostri sceneggiatori scrivano i copioni fotocopiandosi le chiappe, tanto il pubblico guarda solo le figure.

dicembre 7, 2012 Posted by | Mariani Consiglia | 14 commenti

Asincrono


Il vocabolario recita: “Detto di processo o cosa non coincidente nel tempo con altri processi o cose”  ma nella prossima edizione credo metteranno la foto della mia faccia all’ingresso del secondo padiglione del MAXII.
Nonostante sia ben consapevole dei miei limiti e delle mie mancanze non ho mai lesinato gli sforzi per provare ad ammorbidire il mio lato pragmatico. In una famiglia in cui l’arte intride l’anima dei miei cari io sono sempre rimasto ai margini, un po’ come un bambino con le rotelle applicate alla bici davanti al pavé della Rubaix, io che per fare un cerchio ho bisogno del bicchiere e della scatola dei pastelli colorati ne utilizzavo a stento 3 essendo pure daltonico.
Fortunatamente Roma è una città fatta di bellezza per cui anche solo passeggiando per il centro sono riuscito col tempo a sensibilizzarmi avendo però come voragine da colmare la questione dell’arte contemporanea, tema su cui la mia città è sempre stata carente. Ad oggi io sto all’arte del nuovo secolo come la formina a stella sta al buco triangolare. Incompenetrabili.
Ho valutato quindi l’apertura della nuova sede del museo delle arti del 21 esimo secolo come una grande possibilità da cogliere per sprovincializzarmi ed abbandonare quei pregiudizi reazionari che mi fanno considerare quadri solo quegli oggetti dipinti con dei pennelli e che rappresentano oggetti descrivibili a parole e non con i simboli usati nei fumetti di topolino per stilizzare le parolacce.
Spinto da tutte queste nobili ragioni ma soprattutto dal motore primo delle maschili sfere, l’insensata ricerca del gustoso Solanum Tuberosum meglio noto come patata, ho varcato i cancelli del museo ottimamente accompagnato con la circospezione di Harrison Ford nella scena dell’idolo nel primo Indiana Jones.
Il palazzo che ospita le esposizioni è un gioiello, chiunque ami l’architettura e l’ingegneria non può che rimanere affascinato da un intrico di linee di prospettiva flessuose, pareti bianche che si susseguono appena distinguibili solo per l’ombra che proiettano ed un senso di continuità negli ambienti che ricorda i quadri di Escher.
Sono riuscito a trovargli pochi difettk, pochi ma drammaticamente cronici ed alla lunga ne pregiudicheranno la bellezza e l’affluenza del pubblico.
Il primo è la scelta dei materiali (tipioco degli architetti.. non parliamo degli architetti donna), tutte le pareti sono di un bianco neve su una superficie porosa come un guscio d’uovo. Non passerà un mese prima che impronte di mani zozze di sugna e nutella facciano bella mostra ovunque accanto a scritte come “Tania zoccola” o “Acilia regna sulla..”. Già adesso le belle vetrate in controluce sembrano una padella per le zeppole vista la quantità d’unto che le ricopre per cui stante la scarsa attitudine alla manutenzione di questo paese a breve tempo il Maxxi somiglierà alla latrina di un autogrill.
Il secondo difetto.. è che come una latrina è pieno di cacca sparpaglata. Mi spiace, lo so, è da bifolchi.. ma dopo essere stato alla mostra di Caravaggio è difficile per me convincermi che un corda di capelli appesa al soffitto possa essere considerata un’opera d’arte.
Non c’è una sola sala in cui non sia esposta un opera che mi ha fatto invocare un regno del terrore in cui gli autori fossero sottoposti a castrazione mediante esposizione dei genitali glassati alle termiti rosse.
Nel salone d’ingresso c’è una vettura dell’800 con un latticino all’interno e sotto la scritta “mozzarella in carrozza”, nella sala accanto 8 plafoniere zincate piene d’acqua e moscerini disposte a casaccio, in quella seguente 1 milione di mattoncini di Jenga bruciati da un lato e dulcis in fundo un’intera sala piena dei miei lavoretti di tecnica delle medie con le proiezioni ortogonali di cubi e coni a carboncino su formato a4.

La cosa più grave secondo me non è tanto che chi realizza queste opere non sia appeso per i pollici sopra una solfatara in ebollizione ma le frotte di lettori del reader’s digest che ruminano per le sale annuendo per darsi un tono all’esposizione della guida che, fissandoli senza ridere, gli spiega come un tronco spennellato di miele rappresenti lo strazio dell’artista dilaniato dalla modernità… ed il mio di strazio che per vedere sta cosa ho pagato 11 euro?

ottobre 11, 2010 Posted by | Mariani Consiglia | 14 commenti

Allarme rosso

Nastro d’oro, nastro d’argento e nastronzata, ecco direi che il premio è quello.
Sia molto chiaro… non mi sto lamentando della sòla presa. Quando acquisto un biglietto del cinema accetto implicitamente le regole.  La sala è come una immensa roulette. Si vince, si perde. Certe sere torni a casa ricco con il cuore pieno di emozioni ma certe volte si ha l’impressione di aver giocato con una ruota truccata e di essere stato fregato.

Trailer ingannevoli, recensioni criptiche e il nome del regista sventolato come un amuleto fanno dell’ultima fatica di M. Night Shyamalan una truffa con pochi precedenti e mi sento in dovere di avvisare i pochi che spontaneamente ci sarebbero andati a sciropparsi 80 minuti di un nano che fa tai chi.

L’ultimo dominatore dell’aria si piazza con la rincorsa sul gradino più alto di cazzata cinematografica dell’anno scalzando un mostro sacro del genere come Nicholas Cage ed il suo “Segnali dal futuro” che nella categoria “come sprecare due ore della tua vita” era arrivato buon terzo dopo “insegnare a palleggiare a Pistorius” e “Gara di schiacciate con Gary Coleman (Arnold)”.

Il film è talmente una spaccatura di palle che mio cugino si è fatto chiamare apposta dall’ufficio (giuro) per poter uscire fuori dalla sala a lavorare e risparmiarsi gli ultimi 20 miunti, talmente brutto e fiacco che per decenza mi sono rifiutato di accettare i soldi del biglietto dal suddetto cugino nonostante l’esosità dell’esercente che aveva preteso comprassi gli occhiali 3d.

La Storia è tratta da una serie animata, cosa che assolutamente non si evince dalla pubblicià tutta  cannonate e botti, e narra di uno sfortunato affetto da ipotiroidismo e aerofagia che sgomina i nemici muovendo in maniera sospetta l’aria attorno a se.

Ovviamente il film a livello planetario è stato un successo clamoroso lasciandomi sempre più convinto della necessità di portare a 100 euro il prezzo del biglietto per fare scrematura sia fra il pubblico che fra i produttori che difficilmente porterebbero a casa la pelle dopo aver estorto una tale somma per una simile minchiata.

L’alternativa sarebe forare con gli spilli gli occhi della massa becera come si faceva con gli usignuoli.. costoso socialmente ma avremmo un meravigliso popolo canterino.

settembre 29, 2010 Posted by | Mariani Consiglia | 5 commenti

Dogmi

A rischio di suscitare ilarità diffusa fra i miei conoscenti affermo di considerarmi una persona conciliante. Adoro lo scontro dialettico ma sono stato educato nel  principio che chiunque ha diritto alla propria opinione per quanto distante possa essere dalla mia ed il fatto che sia molto “insistente” nel perorare la mia causa non vuol dire che credo che valga più della altre, solo che ci sono affezionato in quanto stiamo insieme da un sacco di tempo.
Per questo motivo reagisco molto male a frasi come “ti sbagli” o “non è così” visto è statisticamente improbabile che io fronteggi il padreterno unico interlocutore con cui potrei fare serenamente pippa e la cui posizione potrei accettare (quasi) senza controbattere.
Un mente pragmatica (sinonimo elegante di “quadrata”) come la mia ha però bisogno di un punto fisso su cui costruire per cui per poter condurre un’esistenza serena assiomi e dogmi sono necessari per evitare analisi infinite che renderebero inconsitente ogni azione. Ognuno ha i suoi personali , spesso configgono drammaticamente è provare a cambiare quelli di un altro ha le stesse possibilità di successo di uno stand di amatriciana al convegno “Islam e Celiachia”.
I miei sono:
1) Il diplomatico è sempre l’ultimo pasticcino del vassoio (tema che mi piacerebbe approfondire in un post dedicato)

2) Qualunque cibo mischiato con i capperi ha il sapore di bava rancida di ratto

3) Avatar  è un film di merda e James Cameron andrebbe rinchiuso per truffa

Sui primi due punti credo potrei raccogliere consensi bulgari in molti consessi mentre sul terzo mi sono trovato a scontrarmi con il popolaccio brutto che per tutto l’anno mi ha tacciato di insensibilità artistica e di bastiancontrarianesimo spinto.
Quando la scorsa estate i giornali hanno annunciato un ritorno nelle sale del polpettone felino-turchese ho pensato ad un refuso. La nuova versione aveva la bellezza di diciotto minuti in più che per me sarebbero equivalsi a 4 sedute di cura scanalare per la rimozione integrale dei molari.
Rassegnato ad una battaglia solitaria contro la voce del popolo (zozzo e bue) mi sono sentito come l’ultimo giapponese della giungla filippina  quando la rete dei partigiani del buongusto si è attivata è mi ha fatto pervenire questo piccolo capolavoro.
Un bambino amercano ha stampato la sinossi di Pochaontas, ha cambiato quattro nomi in tutto e guarda un po’ che storia è venuta fuori? I gatti blu da un miliardo di dollari…

Proprio mentre gongolavo facendo il pavone con una ruota così gonfia da farmi chiamare il fabbro perché non passavo dalla porta il buon Thomas, amico prezioso ed elargitore munifico di gossip e gadget cinematografici, mi ha chiamato con la classica offerta che non si può rifiutare : “Vuoi venire all’anteprima ad inviti per il nuovo film di Di Caprio e Nolan , Inception”? “se non muoio prima certo e comunque in caso darò disposizioni per essere tumulato in sala!”.
Inception è fichissimo, un termine non proprio da cinefilo ma pregno di significato.
Cominciamo con un’analisi stringata, voto: 8 pieno strabordante nell’8 e mezzo nonostante l’assenza quasi totale di una trama.
Dopo Shutter Island, Di Caprio centra un altro filmone che coniuga cassetta e qualità e che verosimilmente gli consentirà un numero tale di nomination agli oscar da permettergli di presenziare alla serata in infradito e canotta, solfeggiando l’Aida con l’ascella e vincere comunque il premio.
Nolan senza 3D e senza un solo felino azzurro mette in scena due ore e mezza di visioni ed inganni in un glorioso spettacolo da seguire senza distrarsi mai pena non capire una beata mazza dell’intreccio narrativo.
La linea temporale non si limita ad andare avanti ed indietro grazie a flashback e flasforward ma spazia verso l’alto ed il basso (flashup e flashdown?) attraversando i sogni dei personaggi livello dopo livello come un quadro di Escher.
Il risultato è uno spettacolo magnifico di immagini, regia e ritmo che accontenta gli appassionati dei film “di menare” ma che contiene anche dei risvolti pseudo romantici che vi permetteranno di andarci accompagnati senza poi dover spendere migliaia di euro in scarpe ed accessori per averla portata a vedere “la solita stronzata da uomini”.
A++

settembre 22, 2010 Posted by | Mariani Consiglia | 16 commenti

Ricette genuine


In 7 lustri abbondanti di vita sono stato molte cose, ho avuto persino i capelli color lavanda ma magro temo di non esserlo proprio stato mai.
Aldilà delle mie personalissime colpe questo è in parte dipeso dal fatto che tutte le donne della mia famiglia ci sanno fare e parecchio ai fornelli dalla tata Anna che mi nutriva a baccalà e patate fritte per svezzarmi a mia madre e mia sorella passando per entrambe le nonne che vedevano nella sostanza la chiave dei loro piatti.
Sono quindi cresciuto nell’incrollabile certezza che per realizzare qualcosa di buono bisogna partire da basi solide, da ingredienti eccellenti perché con elementi scadenti un po’ di fantasia può giovare ma il risultato finale sarà sempre una mezza monnezza.

Evidentemente anche la mamma di Stallone la pensava così ed ha bene insegnato al figliolo che ha ben raccolto le prescrizioni familiari applicandole al suo lavoro. Così è nato un piccolo capolavoro: “the expendables”.
Oltre ad essere un meraviglioso film “di menare” l’ultima opera di Sly in veste di attore e regista è un meraviglioso caso di coralità visto che tutti i migliori specialisti del settore hanno risposto all’appello con le eccezioni di quelli ingiustamente detenuti per reati contro il patrimonio come Wesley Snipes.

Stallone, Willis, il governatore della California, Jet-Li, Lundgren (se non sapete chi è vergognatevi), Rourke e Statham mettono in scena un film talmente semplice e squisito da non sembrare vero.
La trama è di quelle che entusiasma dal primo minuto: c’è un isola con un sanguinoso dittatore.. non credo che serva altro. Il resto sono 100 minuti di uomini vaporizzati, grosse armi imbracciate da uomini ancora più grossi e palazzi demoliti a mani nude o quasi.
Commovente.
Mesi di attesa febbrile sono stati ripagati con abbondanza di azione e polvere da sparo e sono certo che questo film partito in sordina presto conquisterà un folto pubblico grazie alla purezza del messaggio che veicola: Co’ Sly non se cazzeggia!
Come di fronte all’opera di ogni grande artista la critica si dividerà fra ammiratori sperticati e pierini bacchettoni, snob, con la puzza sotto il naso ed il cuore duro come un sampietrino che non saprebbero riconoscere un’opera d’arte nemmeno se Caravaggio gli imbiancasse il soggiorno ma fidatevi, the expendables è un film che ha un solo difetto, non avere (ancora) un seguito.

settembre 8, 2010 Posted by | Mariani Consiglia | 5 commenti

Da Bagno Oscar


In un post precedente (https://tuttologia.wordpress.com/2009/10/04/tutto-e-relativo/) avevo esordito teorizzando quanto la relatività condiziona i nostri giudizi.
Il valore assoluto è un bene effimero assolutamente sopravvalutato ed a conferma di ciò mi piace ricordare un aneddoto di quando spalavo fanga nei cantieri.
C’era un operaio che faceva a botte con tutti, rompeva le palle ogni 5 minuti per un aumento e si lamentava in continuazione. Feci una telefonata al mio capo americano chiedendogli se non fosse stato il caso di trasferirlo altrove e il capo mi disse : “Ma te sei scemo, è il migliore che hai!” stupito chiesi “cavolo, ma è così bravo?” “non ho detto questo” fu la laconica risposta. Il tutto per ribadire che anche per gli americani nel paese dei ciechi l’orbo è re.
Questo grande insegnamento di vita è applicabile sempre ed ha anche un corollario ossia che in corsa a due la vittoria non è sempre sinonimo di qualità ma solo di minore fetenzia e quando la gara è truccata nemmeno di quello.
Forte di questa saggezza, domenica sera mi ero preparato all’appuntamento della notte degli Oscar con l’animo in subbuglio. Felice ma molto agitato.
La mancata candidatura di quella sozzeria di “Gomorra” mi aveva fatto ben sperare per una selezione di qualità ma l’uscita delle liste ufficiali mi aveva gettato nello sconforto. 108 nomination per la tragica epopea dei felini blu quando tutto si sarebbe potuto risolvere facendo castrare quel fetentissimo gatto azzurro.
Avatar era stato candidato per tutte le categorie esistenti più alcune create appositamente da “miglior film” a “cassiera più bona durante la prima”. Credo fosse anche previsto un siparietto in cui Cameron si sarebbe esibito in un numero da giocoliere sostituendo le clavette con le statuette vinte.
Proprio quando m’ero rassegnato alla marea di insulti che avrei ricevuto dai seguaci della lettiera cosmica (“Hai visto spocchioso che non sei altro.. ha vinto più oscar del padrino! Eh, ora non parli più?” obbligandomi a trovare un avvocato perché una mano in faccia lì era automatica) l’8 marzo ha mietuto la sua vittima più illustre ed il populismo più bieco ha prevalso sul potere dei dollari.. 3 miliardi e passa non sono bastati a debellare la ghiotta occasione di far vincere l’oscar a una donnanel giorno dell’emancipazione.
And the winner is (rullo di tamburi): “the hurt locker”!!!!!!!!! yeaahh coriandoli e mimose per tutte con annessa micro scossa di terremoto per le evoluzioni cimiteriali dei fratelli Lumiere sconvolti dalla notizia.
Il film della Bigelow è la classica truffa del pacco e contropacco che ti fanno al casello di Napoli. Il trailer è tutto botti, fiamme, roghi.. poi apri la confezione ed al posto del telefonino ci trovi il mattone. La pellicola è così brutta e noiosa che dopo essermi addormentato 3 volte durante la visione ne avevo cancellato ogni ricordo e quando l’hanno inserita nella decina dei candidati mi sono rammaricato di non aver mandato all’Accademy il filmino del varicocele del mio cane che quanto ad azione e dialoghi non ha nulla da temere rispetto alla pellicola vincitrice del capoccione d’oro.
Per rifarmi la bocca sono andato a veder Shutter Island, opera di un regista vero, con degli attori veri e persino una trama vera. Il film è bello, bello, bello e solo di un’incollatura sotto Good Fellas o Casinò ma è un Scorsese ai massimi livelli.
Se l’anno prossimo non truccano il concorso candidando qualche boiata new age di un regista pakistano sordocieco che dirige la troupe frienendo come una cicala direi Martin si porterà a casa premi sufficienti per giocarci a bowling!
No al femminismo a scapito della qualità!

marzo 9, 2010 Posted by | Mariani Consiglia | 11 commenti