Parole sfuse che costano meno

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Garbatella

Tifoso occasionale porti male

L’acqua è bagnata, il cielo è blu, le donne sono umorali e si, tifoso occasionale, tu porti male ed io ti odio!
I luoghi comuni, per quanto doloroso possa essere ammetterlo sono praticamente tutti veri. Quasi tutti siamo cresciuti con idee progressiste, moderne ma alla fine se l’oroscopo è favorevole siamo più contenti e se troviamo un quadrifoglio non lo acciacchiamo con la suola come faremmo con tutta l’altra erba del creato per cui perché continuare a fingere? Accettiamo queste grandi verità del creato e cacciamo dagli stadi questi loschi figuri che ci rovinano la domenica (o il sabato o il lunedì notte o il martedì o il mercoledì, cazzo ci rovinano la vita!!).
Per poter cacciare (nel senso di lance ed archi, non nel senso di espellerli) questi odiosi parassiti del calcio è innanzi tutto necessario riconoscerli per selezionare le esecuzioni e non incorrere in genocidi che potrebbero portare a spiacevoli inconvenienti giudiziari fra l’altro dovuti all’insensibilità delle istituzioni ai problemi sociali.
Aldilà della superstizione questa è scienza e come tale intendo trattarla, riportando  appunti ed osservazioni rigorose registrate dalla mia equipe di cui fanno parte i professori Valentini e Giudice, grandi esperti della materia.

Il tifoso occasionale si divide in moltissime sotto categorie, tutte spiacevoli. Talune sono talmente avulse dall’ambiente che le circonda da risultare evidenti come un’orca adulta in rosticceria, altre provano a mimetizzarsi con stratagemmi , spesso puerili, ma questo li rende ancor più nocivi come la gramigna in un campo di grano.
Cominciando con i casi più facili il primo enorme indizio è l’abbigliamento. Così come per decenni avresti potuto riconoscere un italiano anche nella valle di Josafatte il giorno del giudizio dallo zaino Invicta il tifoso occasionale si avvicina allo stadio acquistando su tutte le bancarelle che incontra 2 m3 di paccottiglia per agghindarsi come un ultrà, secondo la sua percezione del fenomeno. Sul viale del gladiatori all’Olimpico è possibile riconoscerlo dalle due sciarpe per braccio, la maglietta di sintetico scadente di solito con il nome di un calciatore ceduto 4 anni prima alla legione straniera, ed al posto del logo (nel nostro caso del lupo) un cane pastore investito da un’ape car che guaisce agonizzando (nel caso dell’altra trascurabile squadra dalla capitale sulla maglia ci sarà  una specie di tacchino implume). Non avendo alcuna familiarità con il luogo si aggira confuso con il biglietto in mano, trascinando per l’altra un’accompagnatrice vestita come Moira Orfei la notte delle nozze, chiedendo informazioni a pezzi e bocconi per tenere con la sua compagna il piglio da vero duro metropolitano, mi guarda e mi fa: “scusa, ‘o stadio?” ed io: “mah, non so, prova dietro a quell’enorme coso d’acciaio e vetro dove stanno entrando quelle 45 mila persone, magari ti dice culo, io sto andando a vedere lo Schiaccianoci” (accendendo un fumogeno).
Dopo aver perso 30 minuti del suo (e del mio) tempo ai tornelli provando inutilmente ad inserire il biglietto nella feritoia usando qualsiasi assetto consentito dalla geometria euclidea, compreso l’origami a forma di cigno, viene fatto passare dallo steward sconsolato  ed inevitabilmente va a sedersi nel primo posto che ritiene consono, sciacquandosi le balle di quelle rune che alcuni alieni hanno impresso sul tagliando e che si dica assegnino un seggiolino specifico (so’ ultra.. se sa che allo stadio se fa così).
Quando il legittimo proprietario si avvicina e reclama il posto il T.O. sbuffa e recalcitra invocando una non precisata legge della giungla per farsi maschio agli occhi della sua bella che ha già cominciato a farsi le unghie color sangue raggrumato con una spatola da carrozziere ma che inopinatamente lo invita a conciliare: “ eddaiamo’ chettefrega, tanto…”. La scena si ripete almeno 12 volte fino a che, rimbalzato da una fila all’altra inevitabilmente mi ritorna accanto ed interpreta questo come un segno del destino e mi elegge come suo fratello da spalto.
Al calcio d’inizio in simultanea la coppia pone due domande, lei a lui:. “’ni quali semo noi? Quelli bianchi? (NB la partita è Roma – Samp quindi gli unici bianchi sono i paramedici della CRI)” e lui, purtroppo a me: “ah ma non gioca Balbo? mortacci”.. sospiro.
Durante la partita sempre per sentirsi parte di un gruppo segue gli umori della piazza, urlando insulti casuali verso ignari passanti ed abbozzando cori che non conosce di cui strazia le strofe ripetendo fuori sincrono le ultime tre lettere di ogni parola.
Se il disturbo si limitasse a questo, giuro che non mi lamenterei troppo ma il problema sensibile è che il T.O. porta una iella implacabile. Quando lo stadio comincia a popolarsi di questo sottoprodotto della passione sportiva la sventura è dietro l’angolo. Pali, traverse, infortuni si manifestano in messe copiosa ed inevitabilmente arriva il gol a cazzo di cane della squadra avversaria e lì l’odioso individuo dà il peggio di se lasciando lo stadio con 38’ da giocare per non trovare traffico sulla via del ritorno e rientrare il prima possibile alla sua miserabile vita ma non prima di aver lasciato la sua sentenza: “lo vedi perché nun ce vengo mai? Ste pippe, so tutti mercenari, 70 euri, ‘cci loro” mentre io sono scosso dalle convulsioni e rischio di morire per aver ingoiato la lingua. Ti odio molto.

ottobre 3, 2012 Posted by | Mariani e il calcio | 7 commenti

(La mia) Roma sparita

Piangere e lamentarsi dopo una sconfitta è una pratica assolutamente disdicevole. A nessuno piacciono i frignoni per cui mi sarebbe piaciuto poter scrivere dopo una vittoria ma visto che associare nella stessa frase le parole “stadio olimpico” e “tre punti” ormai accade con una frequenza più rarefatta di quella dei miei incontri galanti mi dovrò accontentare di lamentarmi dopo un pareggio.
Mi sono rotto le palle e credo che questo sia un sentimento diffuso fra le persone che come me da tanti anni pianificano vacanze, anniversari, calcetti, partite di poker e presenze in sala parto solo in funzione delle partite della A.S. Roma.
Chiariamo subito che non sto parlando di un peana per gli scarsi risultati degli ultimi mesi, sarebbe ridicolo, antistorico. Avendo scelto di essere romanista ho compreso subito che di soddisfazioni sportive ne avrei avute poche. Nei primi anni di abbonamento essere fuori gioco da qualsiasi traguardo a novembre era la regola e non me ne è mai fregato nulla. Siamo andati a vedere con lo stesso entusiasmo di una finale degli insignificanti 64esimi di finale di coppa Uefa o il primo turno di coppa Italia a Cesena e quasi sempre con lo spettro di una purga infamante che ci avrebbe riconsegnato scoraggiati ma mai domi a 500 km da fare di notte in un pullmann che puzza di piedi.
Abbiamo macinato chilometri, superato gli ostacoli e speso cifre pari al bilancio di uno stato centroamericano di piccole dimensioni solo per vedere una maglia a due colori, il rosso ed il giallo, ondeggiare su un mare verde smeraldo e per la gioia di condividere tutto questo con degli amici scemi quanto noi.
Per quelli come noi il 1° gennaio vuol dire poco o nulla perché l’anno comincia a settembre e finisce a giugno e quando termina il campionato abbiamo la stessa malinconica delusione che ha un bambino in spiaggia a fine estate quando il bagnino chiude le sdraio e le ripone nella rimessa.
Per quelli come noi l’estate comincia veramente solo quando fra le pagine del Corriere dello Sport compare lo “speciale mercato” con le insensate colonne “concluso al 25%”, “concluso al 50%”, “concluso al 75%” e la meravigliosa “oggi giocherebbe così” in cui la Roma sfoggia attacchi degni della Panzer Division della Wermacht.
Per quelli come noi tutti i giocatori che vestono la maglia con i colori della passione e del sole sono fortissimi, da Fabio Jr a Rinaldi, da Mangone a Stefano Pellegrini e non ci importa se per ragioni di bilancio sono stati reclutati in un carcere Laotiano o se arrivano con l’accompagno per certificata invalidità al 100%.
Li ho amati tutti non perché fossero bravi (e che a un fijo je voi meno bene se è scemo? Diceva il “tedesco”) ma perché eravamo parenti nella Roma e quasi sempre questi giocatori hanno avuto l’intelligenza di capire la botta di culo che avevano avuto e ricambiare il sentimento con piccoli gesti che ci facevano felici come quando una delle più grosse pippe della nostra storia recente (Tarzan Annoni) affittò un aeroplano per ringraziare i tifosi dopo il suo ritiro.
Mi sembra però che nulla di questo abbia più un senso perché una volta “tutti quelli come noi” voleva dire 70 mila scalmanati felici con i tamburi, le bandierel le sciarpe ed i panini con la frittata fatti da mamma mentre ora le persone che ci tengono , che si sentono re alle campane della domenica mattina, sono poche e stanche. Mi guardo attorno e trovo solo gente orribile, anche esteticamente, piena di tatuaggi, mutande da 50 euro, piumini cromati e scarpe fatte con animali estinti che vengono allo stadio già incazzate, arrivano fischiando, se ne vanno fischiando e quasi si rammaricano se la squadra vince per non poter urlare insulti fatti solo di vocali modulati tipo “AOOOAOAEUUUOA merde”.
Purtroppo  i giocatori gli sono andati appresso, adagiandosi sul fondo melmoso dell’indifferenza e diventando degli stanchi pensionati di 28 anni che la domenica invece di essere entusiasti per essere sfuggiti al destino da lavapiatti cui QI e genetica li avevano predisposti si permettono di fare smorfie contrariate se il minutaggio non li soddisfa!
Per questo motivo, per la prima volta, in maniera sobria e silenziosa sono andato allo stadio non per tifare ma per contestare questa accozzaglia di finti tifosi occasionali, bori pieni d’oro (in campo e sugli spalti) e gente brutta che vorrebbe portarmi via il mio amore da adolescente.
Riconosco di aver utilizzato un messaggio un po’ criptico che contiene addirittura delle consonanti ed una avversativa ma non mi importa. Le persone “come noi” capiranno.
Daje noi e daje la Roma sempre.

marzo 2, 2011 Posted by | Mariani e il calcio | 18 commenti

Romapatico, addendum: L’anima in pantofole


All’età di sedici anni, forse prima che mia madre, mia nonna e mia sorella (scoperta recentissima) pensassero a me come a un simpatico omosessuale blasé, in un pranzo di famiglia mamma aveva cominciato a fare strani discorsi sui nipotini.
Mia sorella che all’epoca era in pieno fermento rivoluzionario rispose picche su tutte le ruote e così mia madre, più per obbligo che per vera curiosità, mi chiese se pensassi di regalarle dei frugoletti.
Mi ricordo che la domanda mi attraverso come se fossi fatto d’aria e sollevando il capo da un piatto di rigatoni risposi: “se li vuoi te li posso fare anche subito, mica è complicato sai?”. Gelo in sala e avanti col secondo.
Scottata da questa velata minaccia di un figlio irresponsabile, l’augusta genitrice non ha mai più affrontato questo discorso fino a tempi recentissimi per cui non mi è mai capitato di pensarci seriamente un po’ per complicazioni sociali, un po’ perché non è che i figli si fanno come i pop-corn da micro-onde e trovare una donna che voglia ipotizzare mettere al mondo dei piccoli me non è affatto facile.
Esiste quindi una vastissima gamma di emozioni legate alla paternità che mi sono precluse e che alterano il mio concetto di gioia.
Penso che l’emozione che prova un padre quando un bimbo appena nato protende le mani e gli afferra il pollice per tenerlo stretto sia impagabile. La fierezza nel tenere stretta alla gamba la propria figlia mentre con un giornale arrotolato si scaccia un orrendo ragno peloso da sopra all’armadio è degna di Achille che sconfigge Ettore sotto le mura di Ilio. Spingere il proprio figlio sulla bici e vederlo andare via senza le rotelline… no questo non lo posso nemmeno immaginare perché a 4 anni per ripicca contro mio padre che me le aveva levate non sono mai più salito su di un sellino.
Per tutti quelli che purtroppo però non hanno figli a scaldare loro il cuore c’è ieri pomeriggio.
Sono 20 ore che abbiamo vinto il derby e mi sento pervaso da un amore per il cosmo sconfinato. Il mio astio, la mia caparbia ossessione per l’ultima parola sono scomparse per lasciare il mio animo in vestaglia, pantofole ed un bicchiere di brandy a scaldarmi al fuoco dell’astio laziale.
6 ore ininterrotte di ascolto di radio di suburbani che schiumano di rabbia vaticinando su episodi penalizzanti che purtroppo non sono tutti veri. “Ladri”,“sapete solo rubare”,“servi del potere” ed ogni goccia di bile stillata esce dal mio animo purificato per formare una meravigliosa pozza dove qull’altri sguazzano mesti.
Mi dicono che a fine partita abbia cominciato a piovere. Personalmente me ne sono accorto a malapena intento a camminare nel raggio di luce che dalla curva Sud arrivava a casa mia come la cometa di natale. Vucinic, Borriello e Baptista come i magi per il più bel natale possibile. Due belle pere invece della mirra che alla fine nessuno sa bene cosa sia.
Da ore mi aggiro per l’ufficio sorridendo e benedicendo come san Francesco che parla agli uccelli.. che pace , che serenità. Ho provato persino a trasformare l’acqua in vino a mensa ma sapeva di tappo, peccato.
[YOUTUBE : http://www.youtube.com/v/9g0xW0aIu3s?fs=1&amp]

novembre 8, 2010 Posted by | Mariani e il calcio | 7 commenti

Romapatico


Vorrei essere una persona migliore. Chi non lo vorrebbe? Purtroppo non è così e mi tengo i difetti che ho nella speranza che lo sforzo in positivo a migliorarmi spinga la gente che mi frequenta per lavoro o per piacere (mistero) alla comprensione ed all’indulgenza.
Mi è abbastanza chiaro che in uno di quei film apocalittici dove il mondo resta senza controllo per 48 ore la fila alla mia porta potrebbe essere lunghetta per cui ho provato a mettere in atto alcuni stratagemmi di depistaggio come vivere nello stesso palazzo dei miei nella speranza che la folla inferocita si divida almeno al 50% e sono certo che mamma apprezzerà il ruolo istituzionale di protezione che le accollo.
Nella lista lunga e variegata dei miei difetti c’è uno spirito di competizione smodato ed ossessivo che ha sempre fatto passare brutti quarti d’ora ai miei amici e che rende il mio essere “signorino” un vezzo dolorosamente necessario.
Normalmente con il passare degli anni la foga dovrebbe acquietarsi, nel mio caso ha semplicemente smesso di essere penalmente perseguibile ma rimane ingombrante quanto un carro Tiger nel tinello.
Non sono quindi in grado di sedermi ad un tavolo di carte senza rischiare un ceffone o allacciarmi gli scarpini senza la minaccia di una lama in petto cosa che mi è stata effettivamente promessa in un torneo di ex alunni qualche anno addietro.
Martedì scorso ho compreso che presto dovrò ritirarmi dalle competizioni sportive che non siano i combattimeli clandestini di gatti randagi perché il mio mondo è popolato da persone per bene con cui sono miscibile quanto il castrol XT e l’acqua sorgiva. In una partita fra colleghi mi sono trovato a voler strangolare un compagno di squadra talmente buono da far sembrare Madre Teresa Pol Pot e tutto questo perché ridacchiava e sorrideva in un match che stavamo buttando al cesso. In un giorno normale della settimana magari sarei riuscito ad attenuare, non eliminare questa smania belluina ma ormai mi è chiaro che questi eccessi siano portati al parossismo da una ipersensibilità cronica che potrei chiamare con un neologismo “romapatia”.
Difficile spiegare a chi non vive questo incubo cosa voglia dire avvicinarsi allo stadio con un ansia montante che ti impedisce di sorridere e che ti fa somigliare a un pendolare fradicio di pioggia alla banchina del treno quando la Roma perde ma chiunque mi conosce ha imparato quanto sia molto meglio verificare risultati e classifica prima di attaccare conversazione il lunedì mattina.
Ho passato un ottobre orrendo, con sconfitte imbarazzanti in campionato ed in coppa e l’obbligo civile di stare muto come una salma di fronte a tutte le persone che ti guardano increduli e dicono..: “eeeeh ma che faccia lunga.. ma mica sarà per Roma.. ma non ci posso credere, dai che è solo un gioco”.
“IL CAZZO” penso fra me è me ma provo a celarmi al mondo civile adducendo scuse più credibili del tipo.. “no, no.. è che una zingara mi ha predetto che morirò di peste prima di Natale”
Nonostante questo spleen giallorosso ogni risveglio il giorno della partita è una sensazione bellissima. Quelle farfalle che ti volano per lo stomaco come la prima volta che l’amica di quella che ti piaceva in seconda media t’ha dato un biglietto con scritto “ti vuoi mettere con me (No) (Si)” e che ti fanno davvero sentire re alle campane della domenica mattina (o i vespri del mercoledì per la champions).
Domenica c’è il derby e da qualche giorno dormo 4 ore a notte. Nello stesso tempo non vedo l’ora che sia finita e che il momento della partita non venga mai.
Sarà un caso ma vivo in uno stato di frenesia ed ansia che mi fa sembrare un colibrì fatto di anfetamine. Per fortuna s’è vinto in coppa campioni altrimenti domenica sarei arrivato allo stadio scavando un cunicolo come il conte di Montecristo.
L’infermeria non ci aiuta, il bollettino medico lascia in campo una lista di alluvionati del Polesine che però amo con quell’amore insensato e puro che prescinde da tutto e forse è meglio che giochino proprio i peggiori ed i più bisognosi d’affetto e assoluzione.
A chi segna al derby tutto viene perdonato, come l’indulgenza plenaria. Sono due anni che difendo ed applaudo un giocatore come Julio Baptista che fallirebbe ad un colloquio per essere assunto come raccoglitore di cocomeri e tutto per una singola perla in un novembre magico.
Il primato di quell’altri ovviamente ha fatto si che persone che davo per scomparse, rapite nello yemen o morte per il colera si siano rifatte vive con battute argute, motti di spirito e chiamandomi cuginetto..  Laziale, chi ti si incula e chi te conosce.  Fortunatamente io di cugini ne ho di qualità e froci della roma peggio di me.
Ci vediamo domenica dentro allo stadio amici miei. Forza noi e laziomerda

novembre 5, 2010 Posted by | Mariani e il calcio | 10 commenti

La palla è rotonda

Parecchie volte in passato mi sono trovato a scrivere di quella che è a tutti gli effetti la mia “Royal Family”, i Lefévre.

Usando la parola “Reale” non intendo né reali all’inglese con tanto di corna, figli degeneri alcolizzati\neonazisti e eredi con la consistenza morale di una sputacchiera da bordello né reali all’italiana curiosamente  caratterizzati dalle stesse qualità dei cugini d’Albione.

Famiglia reale perché fra un ramo ed un altro è amica di tutti, è presente ad ogni avvenimento sociale che si rispetti ed alla fine le loro sorti sono di pubblico e diffuso interesse perché senza di loro non sapremmo davvero cosa fare.

Come ogni monarchia che si rispetti, la famiglia Lefévre è pronta a dare supporto e consulenza appassionata su ogni aspetto dello scibile umano ma dovendo fare una lista di competenze al primissimo (o all’ultimo a seconda della severità di valutazione) c’è il calcio.

Di quattro fratelli che portano questo cognome, Saverio, Paolo, Stefano e Fabrizio, spero di poter vantare l’amicizia di almeno i primi tre che, come in un copione ben assortito, incarnano totalmente le anime della mia formazione calcistica: Paolo il laziale, Stefano lo juventino e Saverio il romanista.

Ora dimenticate tutto quello che credete di sapere sugli sfottò, sulle chiacchiere da bar e sulla banale rivalità fra tifoserie perché nel caso in oggetto parliamo di veri e propri professionisti.

Per farvi forse capire di cosa stiamo parlando, considerate che dal 1990 in occasione delle partite di coppa della Juve il menù a casa di Stefano ha sempre dovuto comprendere, pena la certa sconfitta, i famosissimi “supplì imbattuti” della rosticceria di San Francesco a Ripa e che senza l’ostensione all’adorazione dei tifosi della sciarpa autografata “Totò Schillaci gol” non si procedeva alla sintonizzazione del canale.

Ho passato anni ad ascoltare che la juve avrebbe potuto considerare un offerta di Totti e 20 miliardi per Montero, di “Quanto è forte Pessotto”, del fatto che Moreno Torricelli fosse il più grande talento espresso dal calcio italiano e che Moggi e Bottega stessero al calcio come Mazzini e Cavour all’unità d’Italia.

Non avendo Paolo figli della mia età (sono cresciuto giocando assieme ai rampolli degli altri due) l’influsso nefasto della lazialità l’ho vissuto poco anche perché, era Cagnotti a parte, difficilmente Paolo trovava gli argomenti e i risultati per fronteggiare gli scatenati fratelli per cui il peso maggiore della Triade è sempre ricaduto sul giallorosso Saverio.

Conosco Saverio dal 1978.. ossia da trenta anni suonati. La famiglia Cesaretti-Lefévre è orgogliosa titolare di una delle più belle librerie antiquarie del centro e la passione per la cultura di mia madre (invero tramandatasi scarsamente alla generazione successiva) mi portava in questo tempio dello scibile ben prima di sapere che il mio primo amico si scuola fosse nipote dello stesso Saverio e figlio di Stefano.

Nel mio immaginario Saverio è una sorta di Dorian Gray romanista. Dopo quasi un quarto di secolo, sono pronto a giurare che non sia di una virgola e sono certo che nascosta in qualche soffitta ci sia una bandiera della magica che invecchia al posto suo sotto il peso delle sue predizioni non proprio sempre centralissime.

Sebbene egli sarà da me ricordato in eterno per perle del calibro di “Aldair dovrebbe aprire un negozio con scritto ”Vendo Classe”” o “No, al derby non credo di andare. E che pago per vedere gli allenamenti?”  o per la festa a base di vino bianco e porchetta offerta a chiunque passasse nella strada appositamente chiusa per festeggiare lo scudetto del 2001, sebbene tutto questo, la cosa che forse lo rende famoso al popolo tutto è l’esposizione del “curriculum”.

A dispetto del significato banale e scontato della parola il “curriculum” è un documento a sfondo mistico, probabilmente dettato dall’arcangelo Michele in persona, e contiene le previsioni di Saverio per il campionato che sta per incominciare. Come le pergamene del mar Morto o le centurie di Nostradamus è un manoscritto avvolto da mistero ed a metà strada fra arte divinatoria ed estasi bacchica. Al pari dello scioglimento del sangue di San Gennaro, la sua pubblicazione è attesa con impazienza dai frequentatori del negozio e il suo ritardo è sempre preso come presagio di sventura.

I “commentari” al curriculum potrebbero tranquillamente riempire le stanze della biblioteca di Alessandria e poco importa che in tutta la storia dell’oracolo non abbia mai visto la Roma fuori dai primi due posti o la Lazio lontano dagli ultimi tre.

Come ogni grande profeta che si rispetti Saverio è spesso inviso ai cinici e alla gente che risponde con la ragione alla fede e proprio uno di questi razionalisti si è macchiato del peggiore peccato possibile.. quello di blasfemia. Preoccupato per questa mancaza di fede e rispetto per i mistici mi appello alla popolazione del centro perché si mobiliti onde evitare che alla prossima festa dello scudetto, accanto alla statua di Giordano Bruno in campo de’ fiori ci sia quella di Saverio Lefévre.
Di seguito riportiamo fedelmente l’oltraggio e ci chiediamo dove mai sia finita la magia del natale in questo mondo fatto solo di numeri e non più di poesia.

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dicembre 23, 2008 Posted by | I Veri Geni, Mariani e il calcio | 1 commento

Cocenti Disfatte

lallenatore_nel_pallone_-_la_contestazione

 La partita di oggi verrà ricordate nei secoli dei secoli come il più brillante esempio di autocastrata mai prodotto su un campo di gioco.

Le premesse per fare bene c’erano tutte. Una amichevole di appena un mese fa in cui avevamo dilagato, degli avversari scarsi, astiosi e goffamente cattivi, una magnifica pioggerella inglese che tonificava i muscoli affaticati dalle corride notturne dei nostri giocatori di maggior talento e fascino.

La mia giornata era cominciata come meglio non si poteva, col biglietto per la partita della Roma in una mano e la spesa per un pranzo stuzzicante nell’altra. Ero arrivato al campo con un anticipo inquietante, quasi 30 minuti, in maggior parte dovuto ad una sibillina mail del mister che dava appuntamento al campo alle 10 e 50 per cui avevo dato per scontato che la partita fosse alle 11…Questo errore marchiano era stato commesso grosso modo da tutti perché alle 10 e 36 lo spogliatoio era gremito di giocatori sonnacchiosi, brutalmente strappati alle braccia di Morfeo.. alcuni, come il Vese, erano caduti dal letto e s’erano presentati direttamente in pigiama, altri come il Cecca c’avevano un segno del cuscino in faccia che manco la cicatrice di Harry Potter e tutto in nome di una doppietta (notturna)degna di Paolo Rossi nella semifinale con la Polonia.

Della partita posso dire poco.. schierato accanto all’unico, vero e fortissimo centrale che conosca, Marco Pieri, ho passato il primo tempo a seguire per il campo un’odiosissima punta avversaria tanto scarso quanto cattivo che non faceva altro che lamentarsi, aggrapparsi alla maglia (a me poi, che c’ho la mobilità di una bitta del porto di oblia) e gettarsi per terra rantolando e invocando i sacramenti per una morte imminente.

La predominanza era schiacciante, mai un rischio corso a parte un colpo di testa, la palla costantemente nella loro trequarti e parecchie palle sprecate per eccesso di foga.

Uscito alla fine della prima frazione di gioco con il punteggio incredibilmente fermo sullo 0-0 mi sono accomodato in panca per dare manforte ai compagni. Dopo altre due palle gol enormi fallite ho pensato fra me e me di poter fare la doccia in tranquillità per poter poi godere del trionfo nei minuti finali.Non passano nemmeno 3 minuti e le mie abluzioni vengono interrotte dall’esultanza dei puzzoni… col sapone negli occhi santifico il calendario pensando a un pronto riscatto… altri 5 minuti e nuovo boato seguito dall’ingresso di Caramanna negli spogliatoi che ci comunicava (questo ho capito fra un rantolo avvelenato e una valanga di insulti degni della curva del Galatasaray) la sua espulsione per fallo grave e il concomitante 2-0.

Il resto della partita l’ho visto, ma non mi ricordo molto.. direi che abbiamo mollato per frustrazione di un risultato incredibile con una squadra che il mio amico Tilesi definirebbe “de pippe ar sugo” e che ci ha infilato altre 3 pere negli ultimi minuti.

Risultato finale: un 5-0 che porta la nostra differenza reti a un sontuoso 1-12 degno della cremonese di Luzardi.

Con i prossimi o vinciamo o finiamo carcerati.. vedete un po’ voi

dicembre 1, 2008 Posted by | Mariani e il calcio | Lascia un commento

Francesco aveva ragione

Francesco è un amico di lunghissimo corso. Dopo una onorata militanza in tribuna Monte Mario, tre anni fa, Francesco si è abbonato in distinti con noi.

In tre anni Francesco sarà venuto allo stadio otto volte.

Comincio a pensare che Francesco abbia sempre avuto ragione.

Misantropo assoluto, solo due grandi passioni mi costringono a vincere la mia nausea per il popolaccio boia: il cinema e il calcio.

Mentre  però rimango fermamente convinto che le casse dei cinema dovrebbero essere presiedute da infermieri che con siringhe di botox paralizzano le corde vocali delle scimmie urlatrici che frequentano le sale (indipendentemente dall’ubicazione dello schermo o dalla presunta “nobiltà” del film) al calcio avevo idealmente concesso la patente di porto franco in cui ognuno aveva diritto alla propria opinione in nome di un amore comune.

Purtroppo la folla ha tutte le prerogative del bestiame. Sfamalo e non proferirà verbo, bastonalo fra le corna e ti seguirà dove gli indichi, azzardati a lasciargli dieci metri di cavezza libera e ti ritroverai un manzo alla guida della trebbiatrice.

Sono bastati tre anni di vacche in soprappeso, nemmeno grasse,  per generare uno scadimento totale del tifo giallorosso.

Da popolo appassionato e incondizionatamente devoto (vojo di’, che pretese avremmo mai potuto avere con Stefano Pellegrini e Silvano Benedetti?) ci siamo tramutati in uno sparuto gruppo di neghittosi finti esperti di pallone. Anno dopo anno i vuoti accanto a noi allo stadio sono aumentati per essere saltuariamente riempiti dalla peggior specie di cacacazzo di ogni estrazione sociale.

Ormai l’esperienza me li fa annusare a venti gradinate di distanza contraddistinti da segni  inoppugnabili al pari dello zaino Invicta o le ciabatte Champs che ti farebbero riconoscere un italiano anche in mezzo alle lamiere di un treno deragliato.

I parametri sono sia estetici che comportamentali e, come ogni etologo scrupoloso, ho cominciato ad annotarli mentalmente per poi tracciare il profilo zoologico della nuova specie.

Come tutti gli animali sociali il frequentatore occasionale si muove in piccoli branchi per sfuggire ai predatori che nella sua mente affollano le pericolosissime zone antistanti all’olimpico. Raramente acquista il biglietto (“ma che sei matto? Si vede tanto bene in tv”) per cui la sua presenza di solito è frutto di qualche lascito testamentario, di piccoli regali da parte di uscieri corrotti o premi di raccolta punti barattati al mercato.

Per sentirsi vero Ultras sceglie sulle bancarelle antistanti la “Palla” delle incredibili maglie tarocche che farebbero vergognare Moira Orfei per la pacchianaggine dei colori e le sfoggia senza ritegno sopra tre strati di vestiti ed acquisendo la leggiadria di un cosmonauta a passeggio sulla Luna.

Per sfruttare al massimo l’effetto “avventura”  spesso si fa accompagnare dalla sua ragazza in modo da poter mostrare il lato selvaggio che è solo sopito sotto il gilet verde di cassiere del Todis ma che da un momento all’altro potrebbe portare pianto e stridor di denti nel reparto casalinghi.

Al primo coro, sempre per dimostrare che è un vero curvaiolo strappato alla giungla del tifo organizzato solo dall’amore per la pace domestica, si getta all’inseguimento ripetendo con mezzo secondo di ritardo quello che sente a destra o sinistra provocando un bizzarro effetto satellite di sfasamento acustico.

Alle prime difficoltà il gaglioffo, non capendo nulla di calcio e conoscendo grosso modo meno della metà dei giocatori in campo, trova un bersaglio facile e comincia ad insultarlo per tutta la partita indipendentemente dal fatto che il malcapitato sia responsabile del risultato.

Quando tutto sembra perduto, invece di incitare e sostenere, si lascia andare a frasi come: “ma si, non rimeritano nulla. Magari ne prendiamo sette!!”.

Domenica mi è sfuggito di risposta un “magari il cazzo!” però tutto è finito li.

Il fatto che io abbia da tempo perso la pazienza con questo anello di congiunzione fra l’asse del water e l’orango di per se non sarebbe molto indicativo visto che spesso riesco ad innervosirmi anche con oggetti inanimati e creature immaginarie. Parecchio più grave il fatto che alcuni dei miei amici di lunga militanza e dal carattere riflessivo e placido meditino aggressioni preventive facendo proprio il motto aureo “chi mena per primo, mena due volte” denotando una saturazione emotiva che più volte ho denunciato in altri post.

Alla fine di tutto, proprio quando la stanchezza in una giornata di noia avrebbe premuto per farmi stare a casa ho sentito il giovane Pippo in partenza per Londra e mi ha detto: “partirò mercoledì mattina e tornerò giovedì mattina dormendo all’aeroporto.. pensavo se ne valesse la pena.. ma per la Roma ne vale sempre” ed ho capito che in fondo ha davvero ragione lui ed ho sorriso.

ottobre 23, 2008 Posted by | Mariani e il calcio | 3 commenti

Varie Amenità

L’ultimo post del mese più prolifico della storia del blog sarà dedicato ad argomenti vari, a macedonia, come si addice a un frigo che si svuota in vista delle ferie.

Innanzi tutto esprimo la soddisfazione per il nuovo posto di lavoro. Sono bastati due mesi per vincere la diffidenza dei colleghi e il tuttologo ha agguantato il ruolo che gli compete in una grande azienda.

L’open space risuona quotidianamente di “Emi’ tu che sai tutto…” Gongolo tronfio come Custer a Little Big Horn tre ore prima di scoprire la fregatura.

Venerdì, a questo incipit che tanto mi inorgoglisce è seguita la domanda: “ma che cosa deriva “ma che credi che vengo dalla montagna del sapone?””

Li per li sono rimasto un po’ spiazzato, alla fine esistono mille modi di dire di cui conosciamo il significato ma di cui ignoriamo l’etimo come “tira ‘na Gianna” o “E’ un cavolo e tuttuno” per cui con diligenza mi sono messo a studiare ed ho scoperto che il detto è molto meno antico del previsto.

“La montagna del sapone” è il nome popolare che aveva prima della guerra il quartiere di Primavalle, in Roma. Quando Mussolini fece radere al suolo mezzo borgo pio per realizzare via della conciliazione gli abitanti furono trasferiti nella zona periferica con la promessa di casa adeguate e molto confortevoli trovandosi invece in una borgata degradata e priva di servizi. Da allora venire da la, dalla montagna del sapone appunto, e sinonimo di fesso che si fa fregare.

Dopo questa perla di saggezza popolare (pregando chiunque avesse chicche del genere di inserirle a commento del post) aggiungo solo uno stanco commento in chiusura degli europei.. chi se ne frega di chi ha vinto. Avevo futili motivi per parteggiare per entrambi solo che mentre dei tedeschi avevo comunque soggezione ora dovrò subire le assurde vanterie dei cugini iberici col rischio di dovermi togliere la vita se Capello riuscisse nell’impresa di portare Albione sul tetto del mondo fra 2 anni.

A chiusura alcuni scarni commenti cinematografici, su tre zozzate che ho visto di sguincio incastrandoli fra una partita e l’altra.

Sex & the City è semplicemente molto triste. Vedere quattro tardone che fanno le giovani dimenando le natiche m’ha colmato di amarezza. Come in tutti gli adattamenti gli sceneggiatori hanno voluto (provare a) dare profondità ai personaggi privandoli della frivolezza che aveva reso irresistibile la serie. Se voglio vedere una cinquantenne depressa me ne vado alla SMA e non a New York.

Seconda piazza per “la notte non aspetta” esordio come sceneggiatore di uno degli scrittori più dotati del secolo, James Ellroy.. jimmy, torna a scrivere va..

Film onesto, senza molte pretese , che fa il verso a capolavori del genere come Training days e tutta la serie sulla pula corrotta di LA (non a caso tratti dai capolavori del succitato James). Nota di demerito per Keanu Reeves nei panni di un giustiziere carico di rabbia e centrato nella parte come la fatina dei dentini in un’orgia fetish.

Fuori dal podio “la setta delle tenebre” con Liucy Liu che impersona una vendicatrice vampira intenta a sterminare una combriccola di suoi consimili che vanta ben un garagista, un tetraplegico, una gnoccona e un liceale dal petto glabro.. solo spiraglio di luce una serie di nudità gratuite e di pummarola sparsa a mestolate sul set.

Il film accampa una seria candidatura come cazzata dell’anno anche se di solito il mese di agosto ha sempre in serbo qualcosa di imbattibile e “the bogeyman 2” promette molto bene.

Buon gelato a tutti!

Ps

Ringrazio i collaboratori del blog che mandano materiale scovato chissà dove. Dopo la foto bucolica del Santo Padre, finalmente spiegato il significato del discorso: ”Sono un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”, ecco un nuovo scoop che ci illustra il volenteroso pastore che cerca di arrotondare facendo il tassista abusivo.

giugno 30, 2008 Posted by | Er cuppolone, Mariani Consiglia, Mariani e il calcio | 11 commenti

Mezzaluna calante

Un brevissimo post per commentare l’iniqua sconfitta della luna crescente per mano del fiero alleato germanico.

Il calcio è specchio della vita, perciò è ingiusto.

Comunque, alla fine, ha sempre ragione Gary Lineker che per spiegare l’essenza del calcio disse:

  

“Football is a game for 22 people that run around, play the ball, and one referee who makes a slew of mistakes, and in the end Germany always wins”

 

Vangelo..

Adesso il mio cuore è diviso fra una nazione di fratelli il cui capocannoniere ha la moglie spogliarellista che gli fa da manager e un’altra che ci ha regalato la birra, i wurstel e le turiste di facili costumi.

Dilemma.

 

Ps

Segnalo un sito di geni che racchiude solo grandi perle di calcio scritto

http://expertfootball.com/gossip/quotes.php

giugno 27, 2008 Posted by | Mariani e il calcio | 2 commenti

Natale viene 2.5 volte all’anno

Tanti auguri a tutti!!!
Sabato mattina mi sono svegliato con una strana eccitazione addosso. Ho guardato fuori dalla finestra, temperature bassina e clima incerto, la lusinga di mangiate faraoniche, mi sono detto: “Cacchio, ma che è già Natale?”.

Poi la mancanza del calendario dell’avvento sul mio comodino mi ha svelato la verità; SONO COMINCIATI GLI EUROPEI.

Sedici nazioni e quattrocento uomini di tutti i colori, razze e religioni, gonfi di testosterone come canotti che si confrontano, si danno una barca di mazzate ma che alla fine si danno pure la mano. Che meraviglia.. ma che cazzo l’hanno fatto a fare il vertice FAO a Roma ‘sti giorni?

Per evitare a tutti  gli amici di dover inventare scuse dell’ultima ora e a tutte le loro splendide compagne di ricevere meschine bugie o sguardi pieni d’odio pubblico volentieri un estratto delle partite più golose per poter programmare ad altra data la spedizione punitiva da IKEA per comprare i portalampada in vinile che si intona tanto bene con le tende..

Calendario

Lunedì, 9 giugno 2008

5

Gr C

Romania

18:00

Francia

Zurigo

6

Gr C

Olanda

20:45

Italia

Berna

Martedì, 10 giugno 2008

7

Gr D

Spagna

18:00

Russia

Innsbruck –

Mercoledì, 11 giugno 2008

9

Gr A

Repubblica Ceca

18:00

Portogallo

Ginevra

Giovedì, 12 giugno 2008

11

Gr B

Croazia

18:00

Germania

Klagenfurt

Venerdì, 13 giugno 2008

13

Gr C

Italia

18:00

Romania

Zurigo

14

Gr C

Olanda

20:45

Francia

Berna

Sabato, 14 giugno 2008

15

Gr D

Svezia

18:00

Spagna

Innsbruck

Domenica, 15 giugno 2008

18

Gr A

Turchia

20:45

Repubblica Ceca

Ginevra

Martedì, 17 giugno 2008

21

Gr C

Olanda

20:45

Romania

Berna

22

Gr C

Francia

20:45

Italia

Zurigo

Mercoledì, 18 giugno 2008

24

Gr D

Russia

20:45

Svezia

Innsbruck

 

PS

La stima di 2.5 Natali l’anno è stata calcolata da una equipe di scienziati di rango internazionale (io) tenendo conto di:

  • 1 festività religiosa istituzionale
  • 1 asta del fantacalcio
  • 0,5 inizi di competizioni internazionali di rango (mondiali ed europei)

giugno 9, 2008 Posted by | Mariani e il calcio | Lascia un commento